I piatti preferiti dell'attore partenopeo, protagonista dell'ultimo film di Nanni Moretti

Scritto da Leonardo Romanelli |    Maggio 2006    |    Pag.

docente e pubblicista. Insegnante all'istituto alberghiero "Buontalenti di Firenze, è sommlier Ais e relatore ai corsi di degustazione di Slow Food. A partire dalla metà degli anni '90, ha iniziato un'intensa attività pubblicistica con una serie di collaborazioni con quotidiani come L'Unità, Corriere di Firenze e Tirreno, e dal '98 è direttore responsabile della rivista Gola Gioconda. Ha preso parte a numerosi programmi televisivi, oltre a condurre due programmi su Canale 10 "Vie del Gusto " e "Di vin parlando". Responsabile toscano della Guida Espresso dei ristoranti e coautore della Guida "Vini d'Italia" di Gambero Rosso e Slow Food Editore.

Gusto napoletano
Incontriamo Silvio Orlando nei camerini
del Teatro Verdi di Firenze, di passaggio per una tournée teatrale che lo vede protagonista dell'opera "Questi fantasmi!" di Eduardo de Filippo, un ruolo "serio" che mette in luce le capacità dell'attore di passare con disinvoltura dai ruoli scanzonati a quelli più impegnati.
Nei pochi giorni a disposizione è riuscito però a partecipare anche alla rassegna "In verso veritas", organizzata alla Saletta Gramsci di Pistoia dall'Associazione teatrale pistoiese, un ciclo di appuntamenti letterario-gastronomici dove, a seguito di letture poetiche, viene organizzata una degustazione di vini.

Nascere al Sud ha un significato anche da un punto di vista gastronomico?
Direi proprio di sì, ci sono tradizioni del cibo ed aspetti che riguardano la ritualità della tavola che ti porti dietro comunque, anche senza volere. La mia fidanzata è napoletana, in casa cucina lei, e pur abitando a Roma molte delle ricette appartengono alla scuola partenopea.

E quali ricette preferisce?
Comincio a dire quello che amo di meno? Per esempio la pizza: non tanto perché la giudico cattiva, solo che comincio a non avere più voglia di mangiarla. È buona, ovviamente, ma cerco altro. Sono affezionato ad un ragù fatto con tanta cipolla e poco pomodoro, che la mia ragazza fa in maniera sublime. È delicato, profumato, di grande piacevolezza.

Qualche altra pietanza?
Il gattò di patate, altra prelibatezza per le grandi occasioni. Devo dire che sono molto affezionato ai piatti di terra, più che a quelli di mare. Può sembrare strano, ma la cucina campana dimostra come la carne sia spesso protagonista.

E poi c'è il viaggio...
Quando si gira per lavoro i problemi sono quelli di sempre. Si finisce tardi, a mangiare si va a mezzanotte, ci sono aperte solo le pizzerie. Ecco, questo è un aspetto che giudico positivo dei tanti napoletani sparsi per la penisola: fanno un servizio di accoglienza perché sono quasi sempre loro che aspettano fino a tardi gli artisti. Comunque viaggio sempre con la guida rossa della Michelin, soprattutto per andare in giro all'ora di pranzo.

Cibo e teatro: è un binomio possibile?
Bisogna fare molta attenzione, perché può essere umiliante e mi spiego. La tradizione meridionale vuole che i matrimoni abbiano una coreografia piuttosto nutrita di servizi accessori. Uno di questi è rappresentato dal cantante, che si deve esibire nel mezzo del pasto. Se le persone continuano a mangiare vuol dire che qualcosa non ha funzionato bene. A parte questo aspetto, mi incuriosiscono i tentativi fatti in questa direzione. Qui a Firenze sono stato a mangiare al Teatro del Sale, diretto dalla mia amica Maria Cassi, e mi sembra che il progetto funzioni benissimo.

Un ricordo legato al cibo di quando era bambino?
Il pranzo della domenica. Non tanto o non solo per quello che mangiavo, che erano comunque le cose che piacciono ai bambini, come le patate fritte, la pasta con il ragù, ma anche perché arrivava in casa lo zio di Caserta, una figura simpatica, che rallegrava l'ambiente.

Silvio Orlando quando esce con gli amici: cosa sceglie?
Privilegio quello che non posso trovare a casa, come ad esempio le cucine etniche. Non amo le cucine ovvie, che non danno emozioni. Noto che ci sono sempre più spesso delle imposizioni a livello gastronomico, certi ingredienti vengono proposti in maniera ossessiva perché abbiano successo e questo non mi piace.

L'ultima battuta è sul vino. Che rapporto ha con questa bevanda?
Mi piace, ma senza strafare. Mi accorgo quando è veramente buono, anzi straordinario, quando sortisce un benefico effetto generale, senza però crearmi problemi successivi!