Scritto da Rossana De Caro |    Gennaio 2003    |    Pag.

Laureata in Lettere all'Ateneo fiorentino, ha lavorato per molti anni come giornalista in emittenti televisive e radio locali, realizzando programmi di costume e società. Ha collaborato inoltre con La Nazione per la cronaca di Firenze e gli spettacoli. 

Dal 1998 scrive articoli per l'Informatore. Si occupa anche di uffici stampa per la promozione di eventi a Firenze e in Toscana.

Ha pubblicato il libro 'Ardengo Soffici critico d'arte'. 

Dal 2009 al 2015, sempre come collaborazione esterna, è stata coordinatrice redazionale dell'Informatore.

Guida alle sigle
Doc, igp, docg, dop. Sono i marchi controllati che troviamo su prodotti tipici alimentari, la carta di identità che ne attesta la qualità, il legame con il territorio di origine, la storia, la tradizionalità del metodo di produzione. La certificazione dei prodotti alimentari è infatti un biglietto da visita importante in un mondo globalizzato e omologato, dove il mercato è dominato dalla produzione industriale. I prodotti contrassegnati da questi marchi sono realizzati da aziende piccole e medie che in alcuni casi si organizzano in consorzi per rendere il marchio più visibile e facilmente leggibile come segno di appartenenza ad una certa tradizione, e per offrire un'ulteriore garanzia al consumatore.
E' proprio per la marginalità delle aree di produzione che in genere questi prodotti agroalimentari hanno anche costi più elevati. Per la loro valenza culturale e sociale, oggi i prodotti tipici sono considerati un patrimonio sempre più importante. Per questo la Comunità Europea dal 1992 tutela le produzioni tipiche, attraverso una registrazione a livello comunitario e con due regolamenti (legati da una parte all'origine geografica e al rapporto col territorio e dall'altra alla specificità del processo produttivo), che rappresentano una garanzia contro eventuali frodi e concorrenze sleali. Ciascuno dei prodotti a marchio certificato ha un disciplinare che le aziende devono rispettare sotto il controllo di organismi preposti (autorizzati dal Ministero per le Politiche agricole e forestali), a loro volta vigilati dallo stesso Ministero.

Doc.
Denominazione di origine controllata. E' una delle sigle più note: anche se spesso, parlando, si usa per altri prodotti, come ad esempio i salumi, in realtà è riservata unicamente ai vini. Il vino doc è ricavato in quantità prestabilite da uve di una zona geografica ben definita e delimitata. Ogni vino doc ha un suo disciplinare, ovvero delle regole che ne individuano le caratteristiche di qualità e produzione. Ci sono poi i vini Docg, a denominazione d'origine controllata e garantita, di qualità più alta e con disciplinari ancora più restrittivi.

Dop.
Denominazione di origine protetta. Viene assegnata solo ai prodotti ottenuti interamente nella regione di origine. Per averla dunque sono due le condizioni principali: la produzione delle materie prime e la trasformazione, fino al prodotto finito, devono avvenire nella regione di cui il prodotto porta il nome (ad esempio i salumi dop devono essere fatti con suini locali); le caratteristiche del prodotto devono essere strettamente legate all'ambiente geografico del luogo in tutti i suoi fattori naturali e umani (clima, terreno, tecniche tradizionali locali) in modo da renderlo unico, che non sia possibile cioè ricreare le stesse condizioni altrove.

Igp.
Indicazione geografica protetta. Anche in questo caso deve esistere un legame del prodotto con la regione d'origine, anche se molto più blando che per la Dop. Solo una delle fasi di produzione deve essere effettuata nella zona delimitata, mentre le materie prime del prodotto possono anche provenire da fuori. Questo significa che possono essere definiti Igp tutti quei prodotti che vengono lavorati in una certa zona e sono caratteristici di un luogo, ma le cui materie prime possono avere provenienze diverse.