Dalla Toscana il progetto “Suffragette 2.0” nelle scuole italiane

Scritto da Sara Barbanera |    Marzo 2016    |    Pag. 7

Laureata in Scienze della comunicazione presso l'Università La Sapienza di Roma nel 2001, nel 2016 consegue la laurea in Sviluppo Economico e Cooperazione Internazionale presso l'Università degli studi di Firenze.

È giornalista dal 2001, dopo la collaborazione con la cronaca umbra del Messaggero e con altri periodici locali.

Dal 2004 lavora in Unicoop Firenze dove, per 5 anni, ha svolto attività in vari punti di vendita, con un percorso di formazione da addetta casse a capo reparto servizio al cliente. Dal 2009 al 2011 ha coordinato le sezioni soci Coop di Firenze.

Dal giugno 2011 è direttore responsabile dell'Informatore Unicoop Firenze, responsabile della trasmissione Informacoop e della comunicazione digitale presso gli spazi soci Coop.

Una scena del film Suffragette

Otto marzo

«Se non ci fossero state loro, le suffragette, io e lei non saremmo qui a parlare, non faremmo il nostro lavoro, né saremmo quello che siamo». Esordisce così Lorella Zanardo, scrittrice, docente e attivista digitale, promotrice del nuovo progetto “Suffragette 2.0” indirizzato ai più giovani, e incentrato sul tema dei diritti, in particolare delle donne. Nel corso di marzo, l’iniziativa porterà in varie scuole d’Italia il film inglese Suffragette che, con un cast d’eccezione, è stato presentato lo scorso ottobre a Londra e uscirà in Italia l’8 marzo. Diritti fondamentali e voto alle donne per il quale, a inizio Novecento, le suffragette si sono battute, facendo da apripista ad altre nazioni fra le quali l’Italia, dove il primo suffragio universale porta la data del 10 marzo 1946.

Come ci racconta nell’intervista Lorella Zanardo, l’obiettivo del tour è riflettere sui diritti già conquistati e su quelli da conquistare in ogni parte di mondo.

Come si svolge il progetto “Suffragette 2.0”?

Il tour nelle scuole italiane ha l’obiettivo di attualizzare i temi di cui si sono occupate le suffragette, le prime donne che hanno lottato per il diritto di voto e non solo. Ad aprire il viaggio è l’anteprima nazionale del 6 marzo a Roma, alla Camera dei deputati con la partecipazione della presidente Laura Boldrini e di giornalisti, docenti, studentesse e molti ospiti di rilievo. Dopo l’uscita nelle sale, il nostro giro d’Italia parte proprio dalla Toscana, con le due tappe del 9 e 10 a Firenze e Pisa. In tutto toccheremo le scuole di dieci città, da Trento a Milano, a Roma a Scampia. Con ragazze e ragazzi parleremo di diritti a tutto campo, perché fra i giovani manca la consapevolezza che i diritti sono una conquista raggiunta con il sacrificio dei padri. I diritti non sono per sempre, e i giovani per primi devono impegnarsi per il loro rispetto e per il raggiungimento di nuovi traguardi. E sul fronte femminile il lavoro da fare è ancora molto.

Essere femminista oggi: questa parola ha ancora senso e che significa?

Essere femminista non è affatto fuori moda, anzi, e oggi ha un valore enormemente positivo. Per me è una parola meravigliosa perché descrive una persona, donna o uomo, che si impegna con forza per l’affermazione di un diritto. Per qualche tempo ha avuto un’accezione negativa, riferita a circoli di donne chiuse in posizioni rigide ed estreme, oggi dobbiamo recuperare il suo significato migliore e originario, di battaglia costruttiva. In questo senso mi ha colpito il leader canadese Pierre Trudeau che a Davos, durante il “World Economic Forum”, ha dichiarato con orgoglio: «Sì, sono femminista!”. Come donna, sono femminista con un sorriso, perché di fronte alle difficoltà occorre non mollare, sorridere e andare avanti.

Nel contesto mondiale, come si colloca l’Italia in tema di diritti delle donne?

A dir poco, male! Secondo i dati del “World Economic Forum”, l’Italia è al 111° posto per partecipazione economica e opportunità per le donne e al 109° posto per parità salariale con gli uomini. Complessivamente il nostro Paese si colloca al 41° posto per l’uguaglianza di genere: già alla luce di questi primi indicatori, la parità appare una meta lontana, il che danneggia l’intera società. Negli incontri con le scuole parleremo anche di questo e delle discriminazioni ancora non risolte.

Cosa possiamo fare per cambiare un contesto ancora arretrato in termini di parità uomo donna?

Aprire gli occhi, avere uno sguardo critico e, come dicono le suffragette, “non mollare mai la battaglia”. Individualmente occorre darsi piccoli obiettivi quotidiani e dire la propria per tenere alta la sensibilità sul tema. Un esempio concreto? L’uso della rete e dei social può essere uno strumento utile e lo è stato, ad esempio, contro il filone della pubblicità sessista che rappresenta le donne come corpi senza volto e senza anima. Nella rete tante giovani hanno scritto contro chi ha proposto queste pubblicità offensive, chiedendo di rimuoverle. Insomma, qualsiasi piccola azione può produrre consapevolezza diffusa e internet può essere un grande strumento di democrazia e di attivismo. Il film servirà a ricordare le donne che hanno lottato e subito violenze per la libertà di voto: non dobbiamo spaventarci se l’impegno è faticoso ma, anzi, ispirarci al loro coraggio. Suffragette è un film di dolore e di speranza, un grande esempio di cittadinanza attiva che fa venire voglia di crederci e di fare di più per noi stesse.


L'intervistata: Lorella Zanardo (foto L. Albano)