L'ipercolesterolemia può portare a seri problemi cardiovascolari. L'importanza dell'alimentazione e di un corretto stile di vita

Scritto da Alma Valente |    Settembre 2011    |    Pag.

Giornalista Nata a Roma.

Dopo la laurea in Filosofia ha insegnato per due anni. Successivamente ha lavorato presso l'Ufficio Stampa della Presidenza dei Gruppi Parlamentari della Camera dei Deputati, collaborando in particolare con Giorgio Napolitano.

Trasferitasi a Firenze, ha iniziato a scrivere l'Informatore, con articoli inerenti la di medicina.

Dal '97 ha cominciato a fare televisione: prima come inviata per la trasmissione Informacoop e poi curando una rubrica dedicata alla salute all'interno di Liberetà (trasmissione dello Spi-CGIL).

Può essere buono, ma anche cattivo, costituendo un problema talvolta importante per la nostra salute. Nella sola Toscana circa il 19% degli uomini ed il 32% delle donne presenta una "ipercolesterolemia" conclamata, mentre circa il 36% degli uomini ed il 32% delle donne sono invece in una condizione "a rischio" di malattia cardiovascolare.

In Italia il 21% degli uomini ed il 25% delle donne ha un valore del colesterolo totale superiore a 250 mg/dl ed il 36% degli uomini ed il 33% delle donne ha valori di colesterolemia totale compresa fra 200 e 250 mg.

Ma cos'è il colesterolo ed a cosa serve?
«È un grasso organico, importante per lo svolgimento di molte funzioni biologiche del nostro organismo, - spiega il dottor Stefano Giannini, responsabile Sezione di diabetologia dell'endocrinologia, Azienda ospedaliero-universitaria Careggi - essendo un costituente essenziale delle cellule, serve a formare gli ormoni sessuali indispensabili alla riproduzione; è il precursore della vitamina D attiva sul tessuto osseo, ed altro ancora. È così importante che l'organismo è capace di produrlo indipendentemente dall'assunzione alimentare, e ciò avviene soprattutto nel fegato».

Quanti tipi di colesterolo ci sono?
«Di colesterolo esistono vari tipi, ma parleremo delle due forme che sono usate nella pratica clinica: il colesterolo che abbiamo definito "cattivo" (LDL) e quello detto "buono" o HDL.
La differenza tra i due è che il primo trasporta normalmente il colesterolo dal fegato ai tessuti periferici, e diventa "cattivo" soltanto quando questo trasporto è in eccesso rispetto alla necessità.
Quello buono funziona, invece, nella maniera opposta e cioè toglie il colesterolo in eccesso dalla periferia (comprese le arterie) per un suo smaltimento verso il fegato, funzionando da "spazzino" e proteggendo dalla aterosclerosi.
Il colesterolo totale rappresenta la somma di tutti i tipi».

Dunque è il colesterolo LDL il "nemico" da combattere. Ma qual è il ruolo della dieta?
«Dato che l'organismo possiede la capacità di sintetizzarlo - prosegue Giannini - la dieta ne condiziona i valori soltanto per il 10-20%.
Tuttavia, un buon stile di vita (stop al fumo, attività fisica regolare, controllo della pressione arteriosa, peso corporeo adeguato ed una corretta alimentazione) sono gli obiettivi del paziente con ipercolesterolemia.
Nella dieta vanno ridotti i grassi totali a meno del 30% del fabbisogno giornaliero, con l'assunzione di grassi di origine animale in quantità inferiore al 10%. Fondamentale è l'uso regolare di pesce, specie se azzurro.
Semaforo verde per carni bianche e formaggi freschi. Insaccati, uova e frattaglie sono da usare con moderazione».

Come agiscono i farmaci che si prescrivono quando il colesterolo è alto?
«I più diffusi sono le statine, una classe di sostanze simili fra di loro che differiscono per una efficacia variabile nel ridurre i valori ematici di colesterolo (dal 10 al 40% circa) a seconda della molecola.
Nella metà degli anni '90 importanti studi eseguiti in individui affetti da ipercolesterolemia hanno mostrato l'efficacia delle statine nel ridurre la mortalità per malattia cardiovascolare mediamente del 30-35%. Sono considerati, non solo dei farmaci sicuri, ma anche "farmaci salva-vita". Come sempre occorre che siano gestiti da medici esperti.
Prima della loro somministrazione, occorre valutare il rischio cardiovascolare del paziente e quindi il beneficio che questi potrà ricavarne, dato che la terapia dovrà essere fatta, in genere, per tutta la vita.
È quindi importante una corretta informazione sul problema da parte del medico di famiglia, perché ogni paziente sappia riconoscere il suo livello di rischio, motivandolo al controllo della propria colesterolemia».

Si parla molto di "alimenti funzionali": gli steroli vegetali sono veramente da considerarsi un presidio terapeutico per le ipercolesterolemie?
«Sono componenti naturali della dieta umana, presenti nei grassi vegetali, nella frutta a guscio, nei cereali, nei cavoli, nelle olive e nell'olio extravergine di oliva con una struttura chimica simile a quella del colesterolo. I fitosteroli non vengono sintetizzati negli umani pertanto la loro presenza nell'organismo deriva soltanto dalla assunzione con la dieta.
In Italia l'apporto di fitosteroli è abbastanza simile a quella del colesterolo (150-300 mg al giorno). Con un'assunzione di circa 2 grammi al giorno (quindi forzando una dieta regolare) si può ridurre il colesterolo "cattivo" al massimo del 10%. Il meccanismo di azione è sconosciuto.
Occorre però dire che l'utilizzo dei fitosteroli nella terapia delle ipercolesterolemie deve sempre essere associato a quella con statine, in quanto questa malattia è per la maggior parte legata a deficit metabolici.
Bisogna anche considerare che un abuso dei fitosteroli (da molti fatti passare per innocui) può determinare effetti contrari, causando un aumento del rischio cardiovascolare in quei soggetti che presentano un maggiore assorbimento dei fitosteroli a livello intestinale».

 

Colesterolo
Questione di valori

Quali dovrebbero essere i valori di colesterolo circolante? Per dare un'indicazione generale i valori normali del colesterolo totale devono stare sotto 200mg/dl, fra 200 e 250 quelli lievemente alterati e fra 250 e 300 quelli francamente patologici.

Spesso il paziente crede che avere alto il colesterolo "buono" controbilanci un eventuale aumento del colesterolo "cattivo".

Niente di più sbagliato. Tutti gli sforzi sulle modifiche dello stile di vita e/o sugli interventi terapeutici farmacologici devono essere fatti per ridurre il colesterolo cattivo.

 


L'intervistato: dottor Stefano Giannini, responsabile Sezione di diabetologia dell'endocrinologia, Azienda ospedaliero-universitaria Careggi

 

 


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