I manager gestiscono, i soci sorvegliano

Sul nuovo Statuto della cooperativa, che introduce il "sistema duale", Pietro Iozzelli capo della redazione fiorentina de La Repubblica, ha intervistato il presidente di Unicoop Firenze Turiddo Campaini. Riportiamo ampie parti del servizio pubblicato sabato 8 dicembre nelle pagine toscane del quotidiano.

Dopo decine di assemblee con i soci, tre anni di dibattito interno e sottili distinguo interpretativi delle nuove norme di riforma del diritto societario, tutto è pronto per la rivoluzione.

Dal 2 gennaio alla testa di Unicoop Firenze non ci sono più un presidente e un amministratore delegato, ma una struttura duale che poggia su tre organi gerarchicamente ordinati: l'assemblea dei soci, organo d'indirizzo e decisione su tutte le più critiche materie istituzionali; un consiglio di sorveglianza di 45 membri, espressione dell'assemblea cioè del milione di soci proprietari della Coop, ma nessuno dei 45 potrà essere dipendente della Coop; terzo, un consiglio di gestione di 5-9 membri.

Il consiglio di sorveglianza avrà potere d'indirizzo strategico e di controllo sulle scelte dei manager, e se vuole potrà sempre ricorrere all'assemblea dei soci che è chiamata a votare il bilancio.

Perché è una rivoluzione?
«Perché introduce per la prima volta la distinzione di responsabilità tra rappresentanza della proprietà e management - spiega Turiddo Campaini -, cosa oggi impossibile in un consiglio di amministrazione che è espressione dei soci ed è, al tempo stesso, il vertice gestionale della cooperativa».

Che cosa significa questo cambiamento?
«Il mondo corre veloce, non è più il mondo dei miei venti o trent'anni, servono decisioni rapide, sta diventando difficile trovare persone che riuniscano in sé qualità manageriali adeguate alla sfida e quelle caratteristiche tipiche del mondo cooperativo che si rifanno ai valori di solidarietà. Unicoop Firenze sta crescendo. L'unico modo di affrontare il futuro è di avere ben chiaro che cosa vogliamo essere, e noi vogliamo essere un'impresa cooperativa, cioè un'impresa sociale con un versante economico, non un'impresa economica con un versante sociale. Per realizzare questo serve distinguere tra chi rappresenta il milione di soci, e perciò indirizza e controlla, e chi dovrà mettere in atto le strategie necessarie».

Non è una questione astrusa. Potere d'indirizzo vuol dire garantire che in futuro gli obiettivi-pilastro di Unicoop resteranno tali: politica dei prezzi volta a calmierare il mercato; fissazione del punto d'equilibrio d'impresa al 2%; perseguimento di obiettivi sociali che poco o niente hanno a che vedere con l'attività di business.

Significa che invece di puntare a profitti medio-alti, come fa - legittimamente - la distribuzione privata, Unicoop Firenze limita le aspettative di ricavo alla soglia del 2% lasciando nelle tasche dei soci-clienti quel ricavo in più che non esige e che rappresenta, nelle parole di Campaini «una forma di dividendo tra i soci proprietari».

L'andamento dell'inflazione a Firenze, una delle più basse in Italia e da più tempo, non dipende soltanto da questa strategia della cooperativa. Ma è un fatto che tutto il mercato della grande distribuzione fiorentina ha di fronte la sfida concorrenziale dei prezzi "sociali" di Unicoop Firenze.

Link: Gli articoli dello statuto della cooperativa sul Consiglio di sorveglianza (titolo VIII)


Foto di Massimo D'Amato