Scoperta in Mugello una stele che potrebbe essere fondamentale per la conoscenza dei nostri antenati

Scritto da Silvia Gigli |    Giugno 2016    |    Pag. 8,9

Giornalista E' nata e vive a Firenze ma è per metà senese. Ha iniziato a frequentare il mondo del giornalismo giovanissima, collaborando con quotidiani come La Città, Paese Sera e numerosi mensili toscani. Ha lavorato al quotidiano Mattina, allegato toscano dell'Unità, fino al '99, poi al Corriere di Firenze, infine caposervizio delle pagine dell'Unità in Toscana. Scrive sull'Informatore dal 1990.

Archeologia

L’attesa è grande. Il ritrovamento di un’imponente stele in pietra arenaria piena di iscrizioni nel santuario etrusco di Poggio di Colla, a Vicchio del Mugello, ha messo in fibrillazione la comunità archeologica internazionale.

Il reperto, del VI secolo a.C., si annuncia come un documento potenzialmente fondamentale sulla lingua etrusca. La stele, lunga 125 centimetri, alta 64, pesante quasi 230 chili, è stata trovata nel luglio scorso nel sito archeologico dove dal 1995 il Mugello valley archaeological project (consorzio di università europee e americane) conduce una ricerca su concessione del Ministero per i beni culturali. È la più lunga iscrizione etrusca su pietra rinvenuta sino a oggi.

La stele ritrovata

Il ritrovamento è opera del professor Gregory Warden, rettore e docente di archeologia al Franklin College Switzerland, che dal ‘95 lavora al sito di Vicchio. Una passione sicuramente accademica la sua, ma non solo, visto che sua madre è nata proprio in Mugello.

Warden ha subito contattato la Soprintendenza archeologica della Toscana per il recupero del manufatto, che adesso si trova nel centro di restauro della Soprintendenza di via del Boschetto, a Firenze: luogo storico, vi sono stati restaurati anche i bronzi di Riace, ma che la riforma delle Soprintendenze potrebbe far chiudere.

Qui il restauratore Stefano Sarri sta sottoponendo la pietra a delicati impacchi di polpa di carta e acqua distillata, mentre i tecnici lavorano con la fotogrammetria digitale e il laserscanning per ottenere - spiega l’architetto Alessandro Nocentini, della squadra organizzata da Soprintendenza, Università e Consorzio - «un modello digitale ad alta definizione» che permetta di leggere ciò che gli Etruschi vi scrissero oltre 2500 anni fa. Le lettere e i segni di interpunzione finora individuati sono oltre cento.

Il restauratore Stefano Sarri - G.C. MVAP E MIBACT

Osservata da vicino, muniti di luce radente e lente di ingrandimento, la stele è impressionante.

«L’abbiamo trovata durante l’ultima settimana di scavi - racconta il professor Warden -. Ventuno anni di lavoro ed è apparsa solo all’ultimo momento. Era nelle fondamenta del tempio arcaico, ci ha colpito la forma stondata. Poi abbiamo intravisto una lettera...».

In quell’istante tutto è cambiato. Si è capito che era una scoperta straordinaria.

«È senz’altro un testo sacro, che ci aiuterà a capire meglio il sistema di credenze di questa cultura che tanta importanza ha nelle tradizioni occidentali», spiega Warden, ipotizzando che la stele sia legata ai primi momenti di vita del santuario di Poggio di Colla e venisse mostrata come simbolo di autorità.

Al momento, gli studiosi hanno individuato due nomi, Tina e Uni, ovvero Zeus ed Era del pantheon etrusco. Al lavoro di traduzione si cimenterà un esperto linguista, il professor Rex Wallace dell’Università del Massachusetts.

Dal Mugello a Prato

Una cosa è certa, la stele getta nuova luce non solo sulla lingua e sulla religione etrusche ma anche sul ruolo del Mugello sulla via tra Fiesole e Bologna.

«Da Poggio Colla si vedono il monte Falterona e il monte Giovi, entrambi sedi di loro santuari - puntualizza Warden -. Erano tutti luoghi di confine oggetto di pellegrinaggio e quindi importanti sotto il profilo economico».

Nel sito mugellano sono state trovate tracce di un villaggio e molto si potrebbe ancora scoprire. Non è un caso inoltre che il ritrovamento della stele di Vicchio sia stato reso noto all’inaugurazione della mostra “L’ombra degli Etruschi” (fino al 30 giugno al Palazzo Pretorio di Prato), che attraverso bronzi, cippi e ceramiche parla della vita quotidiana degli Etruschi nella zona di Gonfienti. Se Gonfienti si è rivelato un sito strategico per i commerci etruschi sulla direttrice Val Padana - Tirreno - Adriatico, Poggio Colla è il luogo della devozione di quel territorio. Una zona ricca, dove sono state trovate ceramiche attiche istoriate dal pittore Douris e fini gioielli d’oro.

La curiosità sulla lingua, lo stile di vita e l’organizzazione sociale degli Etruschi è molta. Negli anni le due principali teorie sulla loro provenienza si sono fuse, ipotizzando che si trattasse di una popolazione locale che trovò nuovo vigore con l’arrivo di mercanti dall’Oriente. Un popolo colto, raffinato, in contatto con terre lontane.

«Erano autonomi nelle loro città-stato ma al corrente di tutto ciò che succedeva oltre i confini - spiega la dottoressa Gabriella Poggesi della Soprintendenza, che ha curato la mostra di Prato -. Commerciavano con Siria ed Egitto, si spostavano molto».

Donne potenti

Anche il ruolo centrale della donna nella società etrusca è confermato sia nella mostra di Prato sia dai ritrovamenti mugellani. «Le etrusche - avverte il professor Warden - erano più potenti delle greche e delle romane».

I segni di tutto questo si trovano nel Museo di Dicomano, dove sono raccolti i reperti degli scavi di Poggio di Colla. Colpiscono i gioielli e i monili: pendenti in oro lavorato a rilievo e a sbalzo, un anello in oro, gemme in calcedonio inciso.

«Il tempio arcaico - spiega la dottoressa Susanna Sarti della Soprintendenza - era dedicato a una divinità femminile: abbiamo trovato rocchetti e fusi per la tessitura e il frammento di un bucchero con una donna che sta partorendo».

Nel museo, visitabile sabato, domenica e giovedì mattina, si può osservare anche un vasetto in ceramica nera che custodisce 100 vittoriati, le monetine d’argento che costituivano la paga di un centurione romano.

Piccole grandi perle di un territorio dal quale gli antichi continuano a parlarci e a svelarci i loro segreti con inattese, emozionanti scoperte.

Susanna Sarti, responsabile della Soprintendenza - G.C. MVAP E MIBACT

Il Museo archeologico di Dicomano

Raccoglie le testimonianze archeologiche e storiche del Mugello, Alto Mugello e Val di Sieve, con i reperti e i risultati degli scavi effettuati nei siti locali.

P.za della Repubblica 3

Tel. 0558385407/8385408

E-mail: cultura@comune.dicomano.fi.it

Lun. 10-12.30, giov. 10-13 e 15-18, ven. 16-19, sab. 10-13 e 16-19, dom. 10-13 e 16-19

Biglietti 2-4 euro; gratis bambini sotto i 7 anni

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