La riscoperta di una specie in via d'estinzione. La rivalutazione della cultura rurale grazie all'asino

Scritto da Silvia Amodio |    Maggio 2008    |    Pag.

Giornalista e fotografa Milanese, laureata in filosofia con una tesi svolta alle isole Hawaii sulle competenze linguistiche dei delfini. Ha collaborato come giornalista free-lance con settimanali e mensili (Famiglia Cristiana, Airone, D la Repubblica delle Donne, l'Espresso, Mondo Sommerso, New Age), scrivendo sempre di animali e accompagnando gli articoli con le sue foto. Ha lavorato anche all'enciclopedia sul gatto della De Agostini. Negli ultimi tempi la fotografia d'autore è divenuta la sua occupazione principale.

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Detto anche ciuco o somaro, è il simbolo dell'ignoranza, della zotichezza o della caparbietà: essere un asino; comportarsi da asino; essere un asino calzato e vestito, di persona rozza e ignorante; duro, testardo come un asino; come apostrofe o titolo ingiurioso, e ancora: qui casca l'asino, qui è l'ostacolo, la difficoltà; credere, far credere che un asino voli, cose impossibili, legare l'asino dove vuole il padrone, eseguire passivamente gli ordini pur di non aver fastidi e via dicendo... Queste sono solo alcune delle definizioni che il famoso dizionario di italiano "Devoto-Oli" dà alla voce "asino".
Neanche un piccolo pregio è nominato in questo lungo elenco di luoghi comuni.
Poveretto, e dire che ha servito l'uomo per millenni, offrendogli ogni tipo di servigio. Pare, infatti, che sia stato addomesticato molto tempo prima del cavallo, intorno alla seconda metà del IV millennio a.C.
Per sua fortuna, in tempi recenti - "meglio tardi che mai", per rimanere in tema di detti popolari - la sua reputazione si sta rivalutando e sempre più persone gli riconoscono molte qualità.
Sandro Useli, architetto di professione ma "asinaro" per passione, ha fatto di questi animali una vera e propria ragione di vita. Sandro è originario della Sardegna, un'isola dove l'asino è una presenza antica che si mescola con la cultura e le tradizioni di quel luogo. Forse è per questo che l'asino "ce l'ha nel sangue", perché è parte della sua storia. Nel marzo 2003 fonda l'associazione Arci Asino. La sede ufficiale è presso la Casa del Popolo di Castello in Firenze, mentre gli animali sono ospitati presso l'asineria nella località di San Bartolo, sulle pendici della Calvana. Lo scopo delle attività legate all'associazione è quello di riscoprire antichi valori, il gusto delle piccole cose, come una passeggiata o un pic-nic in compagnia, attraverso la presenza dell'asino.

Al contrario di quanto viene declinato sui dizionari, l'asino è un animale docile e forte al tempo stesso, generoso, ubbidiente, affidabile e anche molto intelligente. Sandro conosce bene queste caratteristiche che contribuiscono a creare un legame molto forte con l'uomo. L'asino è un simbolo attraverso il quale è possibile riconciliarsi con la natura, scoprire le bellezze architettoniche e artistiche del nostro paese, rallentare i ritmi frenetici che contraddistinguono la nostra epoca e ritrovare una dimensione più naturale e umana.
Una delle attività di Arci Asino, infatti, è proprio quella di passeggiare in compagnia dell'asino lungo percorsi storici e naturalistici. «In questa scelta del camminare lento - aggiunge Fabrizio Falatti, uno stretto collaboratore di Sandro Useli - si inserisce la proposta di Arci Asino di allargare gli orizzonti di coloro che vogliono conoscere anche aspetti di un'Italia "minore", meno conosciuta, come la Val d'Ambra, in provincia di Arezzo, oppure certi angoli della "Svizzera pesciatina" o del Casentino. Un'occasione per ripensare a temi sociali, economici e storici, magari ripercorrendo i sentieri dei pastori di un tempo durante la transumanza».
Data l'indole mite e collaborativa di questi animali, le escursioni sono adatte non solo a famiglie con bambini ma anche a persone svantaggiate e diversamente abili, che ricevono da questo tipo di esperienza grandissimi benefici. «Ci dedichiamo anche alla promozione dello sviluppo rurale in piccola scala attraverso attività di turismo sostenibile basato su una rete di poste (asinerie) e di accoglienza in casali e fattorie di campagna», spiega il presidente Useli. L'asino diventa così un tramite per far dialogare la cultura rurale con quella urbana e tenere viva nella memoria dei giovani le tracce di mondi che stiamo dimenticando.
L'associazione è un punto di riferimento non solo per appassionati che vogliono passare un po' di tempo all'aria aperta, ma anche per studiosi che si occupano della salvaguardia di questa specie.

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Esistono decine di razze distribuite in tutto il mondo, dall'asino dei Pirenei - che può raggiungere 1.50 m al garrese - al più piccolo somarello sardo, alto circa 1 m al garrese. Alcune di queste razze sono a rischio d'estinzione, per questa ragione è molto importante conoscere la loro natura e la loro etologia per poterli salvaguardare. Così è successo con il "nostro" miccio amiatino (Sorcino crociato), un animale originario del monte Amiata. Fino a pochi anni fa era gravemente minacciato e contava pochissimi esemplari. La razza è stata salvata per un pelo, grazie alla determinazione di un gruppo di persone dell'associazione Ama (Associazione micci amiatini).
Sandro Useli ospita nel suo centro 18 asini, ognuno con il proprio nome, carattere e personalità: Valeriamarini (tutto attaccato), Calimero, Mondino, Soma, Testardo, Ombretta, Joly... Soma, per esempio, ha una storia particolare: è stata protagonista di un progetto europeo che prevedeva una "passeggiata" di cinque mesi dal Sestriere alla Puglia. Peter Ankh, cuoco-poeta, ad un passo di crociera di tre chilometri all'ora, ha intrapreso un viaggio che è metafora della vita stessa e un modo per celebrare le virtù della lentezza. A piedi, come si faceva una volta, «ma utilizzando la rete come luogo di scambio e di condivisione. Per riflettere, costruire e conservare una memoria collettiva», sottolinea Peter. Soma, compagna di questa avventura, aiutava a trasportare tutto il necessario: il sacco a pelo ma anche un laptop, un gps, un iPod, una fotocamera digitale, un cellulare, un modem e dei piccoli pannelli solari ( www.lasino.org).
Alla luce di queste conoscenze, i dizionari e le enciclopedie farebbero bene a rivedere la definizione della parola asino. Dare dell'asino a qualcuno è in realtà un gran complimento!

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Il progetto
Lavorare con gli asini
In pochi anni è cresciuto esponenzialmente il successo riscosso da questo tipo di attività e i centri che offrono servizi simili sono sempre più numerosi. Se da una parte la rivalutazione e il rispetto di questo animale sono lodevoli, dall'altra c'è il rischio che l'improvvisazione non tenga conto di aspetti che garantiscano il benessere dell'animale e un approccio etico. L'asino è un animale docile, collaborativo e semplice da gestire, tuttavia non bisogna approfittare di queste sue qualità. Come ogni animale merita rispetto e per questa ragione ogni progetto deve essere studiato per andare incontro alle sue esigenze. Per questo motivo Sandro e Fabrizio hanno pensato di organizzare corsi professionali con lo scopo di creare una figura specifica per le iniziative da realizzare in compagnia degli asini (escursioni facili, con calesse, campi mobili, trek itineranti, e attività mediate e adattate per soggetti con carenze psico-fisiche). Le figure ipotizzate sono due: una professionale e una di tipo volontaristico e non a fini di lucro. L'Università di Firenze ha aderito a questa iniziativa, e si sta lavorando alla realizzazione di un progetto pilota che verrà poi trasferito in tutte le altre regioni.
Una prima serie di corsi, con una parte teorica e una pratica, è già stata avviata. Gli argomenti trattati sono vari: asino e impresa, asino e turismo responsabile, asino e supporto sociale. Da poco tempo è stata approntata anche una foresteria che può ospitare 8-10 persone.

Arci Asino
tel. 3489384829
info@arciasino.org
www.arciasino.org