I brasiliani a Pistoia, i neozelandesi nel Chianti, i francesi a Siena

Scritto da Bruno Santini |    Aprile 2012    |    Pag.

Attore e giornalista. Attore teatrale (con esperienze al fianco di S. Randone, E. M. Salerno, A. Asti...), cinematografico (in film di Pieraccioni, Monicelli, Panariello, Vanzina...) e televisivo (in fiction come 'La squadra', 'Carabinieri 2", "Vivere", "Questa casa non è un albergo"...). Giornalista dal 1990, è anche speaker ed autore radiofonico. E' il conduttore del programma televisivo "InformaCoop".

(Comandante FEB con donne in Toscana - Foto g.c. Archivio Monumento Militare Brasiliano)

L'acronimo Feb indica la Força expedicionaria brasileira che durante il secondo conflitto mondiale partecipò attivamente alle operazioni di guerra della Campagna d'Italia con un effettivo di 25.334 uomini. Al suo arrivo la truppa brasiliana venne aggregata al IV Corpo d'esercito della 5ª armata statunitense comandata dal generale Mark Clark; affrontò i rigori e l'inclemenza dell'inverno europeo combattendo tra i contrafforti e le cime della catena appenninica sapendo meritare considerazione ed onori.
Acquartierati nella tenuta di Vada e di San Rossore, entrarono in azione nel settembre del ‘44 contribuendo alla liberazione di Massarosa ed in seguito di Camaiore (prime truppe alleate ad entrare nella città già in mano ai partigiani). Conquistarono con le armi il Monte Prano ed avanzarono in Garfagnana fino a Barga. Non furono molti i mesi che la Feb trascorse in Italia ma in quel lasso di tempo si rese protagonista della liberazione di una cinquantina di paesi (da Lucca ad Alessandria) pagando un prezzo di sangue assai alto: 465 perdite e circa 1.600 soldati feriti più o meno gravemente.


La loro storia è poco conosciuta; a tenerla viva ci pensa, come vera e propria missione, Mario Pereira figlio dell'unico reduce rimasto vivo in Italia; subito tiene a sottolineare che «I rapporti con la popolazione e l'integrazione che i soldati brasiliani ebbero con essa fu veramente profonda e particolare, ben diversi da quelli che riuscirono a instaurare le altre forze alleate. Probabilmente la provenienza latina, la religione cattolica condivisa e la lingua, molto più simile all'italiano rispetto a quella anglosassone, favorirono la simpatia tra i soldati sudamericani e la popolazione locale. Molti di loro erano discendenti di italiani e quindi sapevano parlare abbastanza bene la nostra lingua; in più trovarono addirittura, in vari paesi, persone che avendo vissuto in Brasile parlavano correttamente il portoghese».
«Un altro fattore di simpatia e di riconoscenza era rappresentato dal fatto che i brasiliani, comprendendo bene il disagio, il dramma, che la popolazione stava passando in quei momenti difficili, non lesinavano i generi alimentari e le medicine che avevano. Generosità che molto probabilmente era determinata della umile provenienza di molti di loro».
«Sintomatico il fatto - puntualizza Pereira - che ci furono 58 matrimoni fra donne italiane ed altrettanti soldati della Feb, forse il maggior numero di unioni tra i soldati delle truppe alleate e le ragazze toscane».

(Foto g.c. Archivio Monumento Militare Brasiliano)


Chi erano, in definitiva, questi soldati conosciuti con l'appellativo di pracinhas? «Intanto va detto che il significato del termine è "soldatini", inteso sì come vezzeggiativo, ma anche come diminutivo, vista la statura abbastanza inferiore rispetto ai militari delle altre forze alleate - precisa Pereira -. Venivano da tutti gli strati sociali e da ogni angolo del Brasile, ma una buona parte erano persone che provenivano dall'interno, dalle zone povere delle grandi fazendas di cotone, caffè, canna da zucchero. Molti di loro si arruolarono volontariamente, soprattutto quando seppero che il luogo dove sarebbero andati a combattere era l'Italia, terra da dove provenivano i loro avi. Intorno ai 20 anni, nella maggior parte dei casi, la loro età».
Qual è il più tangibile segno di riconoscenza verso i soldati brasiliani della Feb?
«Certamente il Monumento Votivo Militar Brasileiro di Pistoia (di cui lo stesso Pereira, dopo la morte del padre, è divenuto direttore e amministratore) che sorge sul terreno che ospitava il cimitero trasferito, negli anni '60 a Rio. Ma sono molti gli esempi di monumenti, piccoli o grandi, offerti dalle popolazioni alla memoria dei soldati brasiliani. A Massarosa, ad esempio, c'è una piazzetta (al lato del Comune) intitolata alla Feb... e là dove i brasiliani hanno combattuto le grandi battaglie, (sul Monte Castello, a Montese, a Castelnuovo di Vergato, a Fornovo di Taro ed a Collecchio) le amministrazioni comunali hanno voluto rendere omaggio ai pracinhas».

Legami per sempre
Forte è anche il legame che s'instaurò tra la comunità chiantigiana e le truppe neozelandesi che operarono in quei giorni del '44 nella zona... e il bel volume To the gateways of Florence - New Zealand forces in Tuscany, 1944 (edito nel 2011 da Libro International e presentato con successo nello scorso dicembre nella sala consiliare del palazzo comunale di Tavarnelle Val di Pesa) lo sta tangibilmente a sottolineare. Tramite testimonianze di soldati ed interventi di alcuni storici, il passato torna a vivere corredato da suggestive immagini in bianco e nero. Lo stesso sindaco di Tavarnelle, Sestilio Dirindelli, e il curatore del volume, Stefano Fusi, lo hanno presentato in alcune località della Nuova Zelanda suscitando vivo interesse.
«Il libro è piaciuto - fa notare il sindaco Dirindelli - perché parla di noi e di loro, di come i nostri destini si siano incrociati in nome della vita e della libertà; attraverso l'utilizzo di materiale che abbiamo recuperato in Nuova Zelanda si sono ricostruiti quei giorni che il libro racconta, fa conoscere, descrivendo le storie, i fatti, gli stati d'animo di chi visse in maniera diretta il passaggio del fronte».

(Stato Maggiore FEB, 1944 - Foto g.c. Archivio Monumento Militare Brasiliano)


Ma il valore del libro va ovviamente oltre quello del solo approfondimento storico. È uno strumento vitale che risponde anche al desiderio espresso più volte da cittadini neozelandesi che, in visita in Toscana, chiedono di saperne di più sui loro familiari che hanno terminato i loro giorni tra le nostre campagne e sui luoghi dove questo avvenne.
«Tra la nostra comunità e quella neozelandese - conclude il sindaco - la storia non finirà mai; continueremo a cercarci e ad alimentare relazioni, perché lo vogliono le istituzioni, lo vogliono i cittadini, neozelandesi e italiani. È un debito verso la storia che tutti desideriamo tenere aperto, per non dimenticare».

(Soldato brasiliano che cura un bambino - Foto g.c. Archivio Monumento Militare Brasiliano)

E come non ricordare, sempre nell'ambito delle forze di liberazione non di provenienza statunitense o britannica, la terza divisione di fanteria algerina (che entrò a Siena, da porta San Marco, il 3 luglio 1944 seguita dalla sfilata delle bandiere delle Contrade) al cui comandante, il generale Jean Goislard De Monsabert, si deve l'ordine «Vi proibisco di tirare al di là del XVIII secolo!» che salvò i monumenti e l'architettura storica della città. Una targa affissa da parte dell'amministrazione comunale nel 35° anniversario della liberazione lo sta a ricordare a futura memoria.

(Nella foto: l'intervistato Mario Pereira)