Scritto da Leo Codacci |    Ottobre 1999    |    Pag.

Scrittore ed esperto in enogastronomia

Girellando verso Greve
Questa volta vado per luoghi a me familiari. Sono le colline dove son nato e dove ho trascorso gli anni delle speranze e delle più cocenti disillusioni. Strade che posso percorrere ad occhi chiusi, sapendo bene qual è la curva che pende e dov'è il manto mezzo sconnesso. Conosco, per eredità atavica, le storie delle chiese, delle ville, dei castelli: in quello di Montauto, per esempio, un tempo dicevano che di notte "ci si sentiva", cioè apparivano fantasmi.
E' una zona, quella del comune di Greve, che inizia verso il campo da golf dell'Ugolino. Ti si presenta con un villaggio residenziale dirimpetto alle Mortinete: si chiama Presura. La strada riprende il suo andare sul modesto altopiano, che consente di ammirare da una parte i poggi del Chianti, con il Passo della Panca lassù in alto, e dall'altra parte il biancheggiare dell'Impruneta nella sua verde cornice. Oltrepassati Petigliolo e la Martellina, è subito Strada in Chianti e si è davvero già nel Chianti. Ci si può fermare a degustare qualche specialità in uno dei due punti di ristorazione lungo la via: in estate la panzanella, d'inverno la ribollita, avendo l'accortezza di mettere, all'ultimo momento, una "c" di olio.
Da Strada si cala verso il Palagione, si sorpassa Chiocchio e vale la pena fermarsi un attimo sulla vetta di Spedaluzzo. E' qui che in antico c'era un piccolo posto di pronto soccorso e per quei tempi era già una conquista. Voltandosi indietro si vede la conca fiorentina, sovrastata dalle colline di Fiesole e Settignano e ancora più in alto dalla boscaglia di Pratolino e Bivigliano, superate a loro volta dalle luccicanti vetrate dei convento di Montesenario. Di qua invece si è a ridosso del castello dove nacque Verrazzano, reso famoso anche per le feste conviviali che ci dava il Boccaccio: Vicchiomaggio. Così chiamato perché era la sede del vicario della repubblica fiorentina (Vicchio) e maggio proprio in ricordo delle maggiolate boccaccesche.
Ecco Greti, fino a sessanta anni fa l'ultima stazione dei tram a vapore che univa il Chianti con Firenze, con a sinistra il Castello di Uzzano e a destra la Villa Capponi. E siamo ormai a Greve in Chianti, con la caratteristica piazza che, per la sua strana forma, alcuni chiamano la piazza fatta a baccalà.
Deve le sue strane origini, questa piazza, a quando Greve era soltanto un mercato: quel triangolo irregolare leggermente più alto dell'alveo del fiume funzionava da mercatale ogni sabato, con i "famigli dei padroni" della zona che offrivano le loro merci, e le bestie da cortile e da stalla, a coloro che rientravano da Firenze o dal Valdarno dirigendosi verso l'alto Chianti. Poi, piano piano, intorno sorsero delle baracche fatte a tettoia in legno e scope che, con passare degli anni, si trasformarono in materiale più solido fino a diventare quello che sono. Questa piazza non è quindi frutto di studi architettonici di artisti. La disuguaglianza che ogni portico ha con l'altro, la stranezza della grossezza di uno contrapposta all'agilità di un altro, la rendono però assai interessante. In mezzo c'è il monumento a Verrazzano, che nel secolo scorso fu innalzato al posto del pozzo pubblico, e tutt'intorno botteghe artigiane ed enogastronomiche.
I ristoranti propongono le specialità della zona: il famoso stufato chiantigiano, le penne con peperonata e, tra i dolci, le poppe di monaca e gli africani. Ma Greve è famosa anche per i formaggi pecorini - come il marzolino - e gli affettati: la finocchiona, il salame nostrale, la soprassata, il burischio (o buristo o mallegato), le salsicce di maiale, di cinghiale o di misto.
In tutto questo territorio, se uno ama trascorrere con la famiglia qualche ora a degustare piatti tipici, non ha che l'imbarazzo della scelta: Gabbiano, Passo dei Pecorai, Chiocchio, Cintoia Bassa, Passo della Panca, Dimezzano di Lucolena, Monte San Michele, a novecento metri sul livello del mare.
Sulla strada del ritorno si può deviare verso l'Impruneta, con la sua famosa Basilica romanica distrutta durante l'ultima guerra e fedelmente ricostruita. Passiamo poi dalla Certosa di Firenze e fermiamoci a rivederla. I posti di ristoro in quella zona sono tanti: ai Bottai ci sono locali un tempo definiti trattorie dei camionisti, per dire che vi si mangia bene e abbondante. Meritano una segnalazione la ribollita della Bianchina e le grigliate del ristorante La Certosa. Il locale un tempo accoglieva proprio la famosa farmacia certosina, che ora invece si trova nel primo cortiletto del convento, quello dove c'è anche l'accesso al presepe perpetuo.