Dal fumo all’olio di palma agli antibiotici negli allevamenti, le denunce di Sabrina Giannini

Scritto da Silvia Amodio |    Aprile 2018    |    Pag. 10

Giornalista e fotografa Milanese, laureata in filosofia con una tesi svolta alle isole Hawaii sulle competenze linguistiche dei delfini. Ha collaborato come giornalista free-lance con settimanali e mensili (Famiglia Cristiana, Airone, D la Repubblica delle Donne, l'Espresso, Mondo Sommerso, New Age), scrivendo sempre di animali e accompagnando gli articoli con le sue foto. Ha lavorato anche all'enciclopedia sul gatto della De Agostini. Negli ultimi tempi la fotografia d'autore è divenuta la sua occupazione principale.

Foto G. Bianchi

L’intervista

«È quello che avrei voluto fare fin da bambina: essere la voce di chi non può parlare. Penso alla salute dei consumatori, a quella del pianeta e degli animali. È così che quando mi hanno chiesto di ideare e condurre una trasmissione ho pensato a Indovina chi viene a cena». Chi si racconta è Sabrina Giannini, giornalista d’inchiesta per i primi 19 anni della trasmissione Report condotta, fino al 2016, da Milena Gabanelli. Un impegno riconosciuto anche dai tredici premi ricevuti, tra i quali il prestigioso “Banff Rockie Awards” per Ipocrisia di Stato, un’inchiesta sul fumo. Nel 1997 ha firmato il primo servizio per Report, che riguardava la tossicità dell’amalgama dentale, un argomento che suscitò un acceso dibattito e, in seguito, un cambiamento radicale. «Credo che i telespettatori si siano resi gradualmente conto che la conoscenza può dare loro il potere di cambiare molte situazioni, più di quanto non riesca la delega ai politici, troppo orientati a compiacere e sostenere principalmente interessi economici». Sabrina si è poi occupata a lungo della questione dell’olio di palma. «Andai in Indonesia e in Malesia - racconta - anche per mostrare cosa fosse la pubblicizzata e autocertificata sostenibilità dell’olio di palma, ovvero un semplice bollino pagato dalle stesse aziende che lo producevano. Se c’è una tipologia di consumatori che non merita di essere presa in giro è proprio quella che non vuole gravare sul pianeta e sulla vita degli altri. Le persone hanno il diritto di sapere la verità, a questo serve, a mio parere, il giornalismo di denuncia. Nelle etichette è stato occultato per decenni l’olio di palma e i consumatori si sono sentiti ingannati perché è tra i grassi più saturi e, a livello ambientale, più devastanti». Un altro tema di grande interesse di cui Giannini si è occupata riguarda gli antibiotici. Nei suoi servizi ha mostrato come in Italia, ma anche in Europa, il disinteresse della politica autorizzi l’impiego di questi farmaci sugli animali allevati per la carne e i derivati. «Non esito a dirlo: è criminale che oggi si utilizzino negli animali da reddito antibiotici salvavita per gli uomini, il cui abuso li rende sempre più inefficaci. L’Italia è tra i Paesi europei con il più alto numero di morti per antibiotico-resistenza. Il problema dell'abuso degli antibiotici è nel metodo stesso dell’allevamento intensivo che costringe migliaia di animali a convivere in luoghi chiusi e innaturali, aumentando il rischio di contagio, un sistema finanziato dalla politica con sgravi fiscali. Un tipo di allevamento estensivo, biologico, tutelerebbe di più la salute degli animali, quindi dei consumatori e del pianeta. Non mi sorprende che non sia stato il ministero della Salute a intervenire ma siano stati, ancora una volta, gli stessi consumatori a chiedere garanzie diverse. Informare significa dare gli strumenti per cambiare - prosegue Giannini - e dare alle persone la possibilità di scegliere come usare le risorse della Terra. Mentre noi parliamo cinque campi da calcio di foresta vergine vengono distrutti per coltivare cibo per maiali destinati principalmente al consumo del mercato cinese, ma anche europeo e americano. Il benessere animale si riflette nel nostro, un concetto, purtroppo, che non è ancora chiaro a tutti». Sabrina Giannini ha realizzato inchieste scoprendo frodi alimentari per milioni di euro: «Ciò che mi spaventa è ciò che è legale - spiega -. Quello che la politica istituzionalizza, facendoci credere che legale sia sinonimo di sano e controllato. Purtroppo non è sempre così, anzi, spesso ci sono agenzie create ad hoc per dare la patente di salubrità». Uno dei servizi che è rimasto nella memoria dei telespettatori è quello che denunciava come vengono spiumate vive le oche per una nota marca di abbigliamento e ingozzate per produrre il paté di fegato. «Tanti non comprano più i capi con l’imbottitura in piuma e non mangiano più il foie gras ma, ancora una volta, sono arrivate prima alcune grandi distribuzioni, eliminandolo dagli scaffali, intercettando la spinta etica dei consumatori. Il mio pubblico è fatto di persone sensibili, che hanno capito come attraverso i consumi sia possibile fare politica internazionale. Approfitto per dare a tutti appuntamento su “Raitre” con sei puntate in autunno. La quarta serie di Indovina chi viene a cena è già in lavorazione. Serve tempo: la verità è spesso nascosta», conclude la giornalista.


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