I giocattoli per le feste: elettronici e intelligenti

Scritto da Laura D'Ettole |    Novembre 1999    |    Pag.

Giornalista. Specializzata in argomenti di carattere socioeconomico, dal 1997 al 2015 ha collaborato anche con l'ufficio stampa di Unicoop Firenze. Ha lavorato per il settimanale economico ToscanAffari, Il Sole 24Ore Centro Nord e il Corriere Fiorentino.
La sua carriera come giornalista è iniziata nell'89 sulle pagine del Sole 24 Ore, ed ha al suo attivo numerose collaborazioni con quotidiani ed emittenti televisive, per le quali ha realizzato trasmissioni di carattere divulgativo legate ai Centri per l'impiego, su temi come la formazione e l'orientamento professionale.
Laureata in filosofia, ha un lungo percorso come ricercatrice nel campo della sociologia applicata, che l'ha portata nel '92 a collaborare per quattro anni al progetto Unicef "Il bambino urbano".

L'hanno proposto in
Giochi da furby

tutte le salse: intelligente, sicuro o pedagogicamente corretto, ma oggi il giocattolo è soprattutto elettronico e interattivo. Perché ha un fascino culturale: quello che consente di indagare fin da piccoli su quell'oscura, misteriosa analogia fra le funzioni del nostro cervello e i principi di funzionamento delle macchine. E poi perché ne ha uno tutto materiale che sta nelle cifre: sono milioni gli utilizzatori di videogiochi in tutto il mondo (le stime si aggirano sui 70 milioni), pari ad un fatturato globale di oltre 30 mila miliardi. Nel '98, in Italia, i miliardi spesi sono stati "solo" 700, con un incremento di oltre il 70 per cento rispetto all'anno precedente, mentre il giocattolo tradizionale ha visto un decremento delle vendite del 5 per cento.Di questi tempi, in pratica, vale più un videogioco di una miniera d'oro in Sud Africa. Non c'è da meravigliarsi, poi, se intorno a queste cifre si accendono battaglie economiche tutt'altro che virtuali. Come quelle fra Sony e Nintendo per le "consolle" del millennio a venire. Sony ha già iniziato la campagna di lancio della nuova playstation collegabile con internet, che uscirà nel marzo 2000. Nintendo uscirà a ruota con una macchina con caratteristiche analoghe. Nome in codice Dolphin, prezzo di costo (analogamente al modello Sony) oltre il mezzo milione. In questo momento, dunque, ai patiti del genere non resta che attendere.Il chip nel peluche

A familiarizzare con i videogiochi ormai ci si abitua davvero precocemente. Come testimoniano alcune ricerche, si comincia a 8-9 anni e praticamente non si smette più. Dopo questa età, il tradizionale trenino si copre di polvere e finisce nel dimenticatoio. Ma il fatto è che di tradizionale nel mondo dei giocattoli della prima infanzia ormai è rimasto ben poco. Forse solo la matura Barbie che si avvia ad una sempiterna giovinezza, avendo compiuto quest'anno i fatidici quarant'anni. Già, perché anche le tenere bambole e i dolci peluche sono ormai contaminati dall'elettronica. Tipici simboli, nel passato, di totale e perfetta immobilità, oggi al contrario non stanno mai fermi: camminano, gattonano, piangono, ridono... entrano in relazione sociale con il bambino. Come il diabolico Furby, vera star di questo Natale 1999, prodotto in Cina da cervello giapponese, la Tiger Electronics, che conta di venderne oltre un milione di pezzi durante le festività. Furby, nonostante il suo aspetto di infantile peluche, è destinato agli adolescenti: apprende, interagisce, fa le fusa, esige le coccole e ha dei recettori che lo rendono più sensibile di quanto talvolta non lo siano certi umani. Appena acquistato parla il "Furbish", l'incomprensibile linguaggio che vige nella sua comunità, poi piano piano inizia l'apprendimento. Come in un manuale di pedagogia progressista, Furby imparerà la nostra lingua solo se si sentirà amato, coccolato e nutrito. Le coccole sono molto simili a quelle umane; l'alimentazione un po' meno, visto che si tratta di infilargli un dito in bocca quando lui lo richiede. Alla fine dello svezzamento c'è un premio. Se lo avrete trattato come si deve, lui crescerà e vi farà fare bella figura in pubblico. Non sempre però, perché questi animaletti sono programmati come tante piccole individualità, e può capitare anche il peggio. Come ad una cliente dell'Ipercoop di Montevarchi, che voleva restituire il suo Furby all'ufficio reclami perché l'infernale peluche non la faceva più dormire la notte.Furby ha già qualche mese, ma durante il periodo festivo altre novità ci attendono. La Mattel lancia Max Steel, il figlio ipervitaminico di Big Jim, e la Hasbro la linea "Guerre stellari", che segue l'uscita del film. La curiosità è che i vari personaggi, passando davanti ad un apposito lettore, dicono la battuta più importante del film. I giocattoli ormai fanno davvero a gara per stupire.

Resta da chiedersi se tutto questo non sia destinato a produrre qualche serio mutamento antropologico in chi li utilizza. Cosa direbbe oggi Umberto Eco, che dichiarava di preferire i bambini che giocavano con le pur aggressive pistole, alle menti (per l'epoca diaboliche) che sceglievano il "Piccolo chimico"