Tecniche pedagogiche e giochi educativi per potenziare l’attenzione e la memoria

Scritto da Sara Barbanera |    Settembre 2013    |    Pag. 39

Laureata in Scienze della comunicazione presso l'Università La Sapienza di Roma nel 2001, nel 2016 consegue la laurea in Sviluppo Economico e Cooperazione Internazionale presso l'Università degli studi di Firenze.

È giornalista dal 2001, dopo la collaborazione con la cronaca umbra del Messaggero e con altri periodici locali.

Dal 2004 lavora in Unicoop Firenze dove, per 5 anni, ha svolto attività in vari punti di vendita, con un percorso di formazione da addetta casse a capo reparto servizio al cliente. Dal 2009 al 2011 ha coordinato le sezioni soci Coop di Firenze.

Dal giugno 2011 è direttore responsabile dell'Informatore Unicoop Firenze, responsabile della trasmissione Informacoop e della comunicazione digitale presso gli spazi soci Coop.

Settembre, tempo di tornare sui banchi di scuola, e non sempre è facile riprendere il ritmo e la concentrazione. Una buona notizia e un piccolo aiuto arriva dal sito www.fiorentinisicresce.it, dove Francesca Simoncini, psicologa dell’età evolutiva e consulente dell’Asl Firenze Nord Ovest, risponde on line alle domande dei genitori su come assistere i più piccoli a scuola e non solo.

Un aiuto in questo senso può venire dal “Brain training”, ovvero il potenziamento dell’attenzione e della memoria con piccole tecniche pedagogiche e giochi educativi, rivolti ai bambini dai 3 ai 6 anni e dai 6 ai 14 anni: nei laboratori di gruppo i bambini si allenano a leggere e disegnare mappe, decodificare le immagini, usare i colori e migliorare la pronuncia; per i più grandi, invece, gli esercizi vanno dalla lettura veloce, ai calcoli a mente alle strategie e tecniche di memoria.

«Non stiamo parlando di cure o terapie - spiega la dottoressa Simoncini -, ma di un percorso del benessere che aumenta la sicurezza di sé e l’autonomia dei bambini nel superare i passaggi più delicati della crescita».

Quali possono essere i segnali di disagio?

«Non si tratta di mettere etichette come quella di bambino aggressivo, iperattivo, ansioso. Al di fuori delle categorie generali, tutti i bambini hanno periodi, momenti o situazioni in cui hanno difficoltà a concentrarsi e ad esprimersi. Un esempio tipico?

La lezione di matematica, il compito in classe o un’esibizione in pubblico. In questi casi, manifestano il loro disagio attraverso eccessi di aggressività, paure immotivate, o difficoltà di apprendimento. Anziché punire, è importante osservare e cercare di capire cosa significano quei segnali».

In quale modo vengono “aiutati” i bambini che partecipano ai corsi?

«Non ci sono formule “magiche”, ma sicuramente si possono fornire strumenti utili per affrontare quei problemi pratici ed emotivi presenti nella vita quotidiana anche dei più piccoli.

Negli incontri di gruppo si lavora perché attività “obbligate” o ostiche vengano vissute positivamente, grazie ad un ambiente creativo dove anche l’esercizio di memoria o la tabellina diventano stimolanti e divertenti. L’obiettivo è di creare occasioni in cui ognuno può mettere in gioco e sviluppare al meglio le proprie potenzialità».

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