Consigli pratici e facili per salvare le piante nella brutta stagione

Scritto da Càrola Ciotti |    Novembre 2009    |    Pag.

Fotografa. Collabora dal 1994 con l'Informatore, soprattutto realizzando immagini, ma ultimamente anche scrivendo testi. Ha iniziato a fotografare nel 1979 dedicandosi da subito allo sviluppo e alla stampa delle proprie immagini in bianco e nero. Nel 1987, dopo alcuni anni di collaborazione con professionisti, apre un proprio studio. Portata alla ritrattistica e alla moda, non trascura il reportage e la fotografia naturalistica. In varie esposizioni ha presentato il frutto di una ricerca sul corpo e sul volto femminile.
Ha partecipato come fotografa ufficiale al festival "France Cinéma". Sue fotografie sono apparse su libri, cataloghi e riviste.

Fra tutte le piante perenni che durante la stagione estiva vivono all'aperto, soltanto alcune sono in grado di resistere e sopravvivere al lungo periodo freddo, ormai alle porte. Se possediamo ortensie, rose o abelie non dovremo far altro che curarne la potatura, provvedere al giusto apporto d'acqua e, salvo inconvenienti, tutto andrà per il meglio.

Ma per tante altre specie diffuse - alle quali, magari, è difficile rinunciare per la bellezza delle fioriture -, sarà necessario usare qualche precauzione, innanzitutto per ciò che riguarda l'esposizione al vento e alle basse temperature, se desideriamo che alla prossima primavera siano pronte per vegetare e fiorire di nuovo.

Molti sono i metodi e le tecniche da adottare. Abbiamo chiesto aiuto a Luigi Fabiani, un simpatico ed esperto giardiniere, che da tanti anni presta la sua opera in uno degli Orti botanici più antichi e prestigiosi, quello di Firenze.

Come prendersi cura, durante questo difficile periodo, di piante quali begonie, gardenie, buganvillee, gerani, plumbago, crassule, lantane, e di tante altre varietà di origine tropicale? «La cosa più semplice da fare, per quelle specie che necessitano di riparo, sarebbe porre tutto in una bella serra - consiglia Fabiani - ma si tratta di una soluzione non sempre alla portata di tutti. Una piccola serra smontabile, allora, potrebbe essere una buona alternativa: se ne trovano in pratici kit, di varie dimensioni, adattabili anche a spazi relativamente piccoli».

Occorrerà, tuttavia, adottare alcune semplici accortezze: sarà collocata in una zona non soleggiata (altrimenti le piante bruceranno sotto il sole); inoltre, all'interno di questi ambienti, tende a formarsi un'umidità eccessiva che si trasforma rapidamente in condensa. «Quello che si deve fare - suggerisce Luigi - è aprire, quando è necessario, l'involucro protettivo in modo da agevolare il ricambio dell'aria e far evaporare l'umidità stagnante. In ogni caso è preferibile, di tanto in tanto - ad esempio, nelle giornate meno fredde -, aprire la serretta per ossigenare al meglio le piante».

Se montare una serretta non è possibile (per mancanza di spazio o per una posizione sfavorevole del giardino o del terrazzo), possiamo comunque mettere al riparo le piante contro un muro, una staccionata, una siepe o sotto un albero che conservi un po' di fogliame.

Per proteggerle ancora meglio, si potrebbe usare il cosiddetto "tessuto non tessuto" (Tnt), moderno materiale assai in voga in questi ultimi anni, che dà ottimi risultati. «Questo prodotto si acquista facilmente presso vivai, cooperative agricole, negozi specializzati - prosegue Fabiani - e lo si trova, comunemente, sotto forma di sacco oppure a metraggio. Si avvolge intorno alla pianta, lasciando un'apertura in cima per la circolazione dell'aria e si fissa, usando mollette o legacci: anche in questo caso è utile aprire ogni tanto l'involucro. Se il vaso è molto grande si conficcano alcuni bastoncini di canna nel terreno intorno e si avvolge la pianta nel già citato tessuto, creandole così un "vestito" su misura».

Un altro metodo utile, in caso di vasi grandi che non si possono spostare facilmente, consiste nel circondare con una rete il contenitore e riempire lo spazio tra questa e il vaso con paglia, segatura, foglie secche, coprendo anche al livello del terreno. In questo modo si crea una barriera isolante che proteggerà dal freddo, in modo efficace, l'apparato radicale della pianta. Si procede, quindi, avvolgendo la chioma con il Tnt.

Lo stesso materiale può essere impiegato come copertura di un'intera zona del terrazzo, calandolo dalla tettoia o dalla ringhiera, sui vasi, e fissandolo a terra con sassi o bastoni pesanti; per piccoli vasi - da custodire sempre sul terrazzo - si possono anche adoperare cassette da frutta alte, con spazi sufficientemente larghi che permettano il passaggio di luce, e coprendo poi tutto con il Tnt o con semplici teli di nylon. Vale sempre la regola di aprire ogni tanto la protezione, per favorire l'evaporazione della condensa.

Per le più freddolose

Molte specie tropicali, poi, hanno bisogno di essere ricoverate in una serra calda, dove la temperatura non scenda mai sotto i 17-18 gradi. È questo il caso, per esempio, dell'ibisco e della dipladenia. «Per far sì che queste piante superino l'inverno - spiega Fabiani -, l'unica alternativa alla serra calda è quella di portarle direttamente in casa, sistemandole in un angolo del soggiorno o della cucina. Non è necessaria moltissima luce, ma si dovrà invece creare un poco d'umidità, fondamentale per il benessere di tutte le piante».

Si porranno i vasi su un contenitore contenente ghiaia o argilla espansa e uno strato d'acqua; in questo modo ci sono buone probabilità che il nostro colorato ibisco superi l'inverno, giungendo alla primavera forse con qualche foglia in meno e non in forma smagliante... ma vivo!

Ed è proprio all'arrivo della primavera che dovremo compiere tutte le operazioni inverse: sarà quello il momento di cominciare a riabituare, con gradualità, le piante all'aria aperta. Se le ricollochiamo da un giorno all'altro all'aperto, senza dar loro il tempo di riacclimatarsi, si rischia di vanificare tutto il paziente lavoro compiuto durante l'inverno.

Cominciamo a tenerle all'esterno, nelle giornate più tiepide per ricoprirle, poi, durante la notte, accorciando progressivamente il tempo in cui restano al riparo. Questa fase di passaggio - molto importante - dovrebbe durare due o tre settimane, durante le quali getteremo le basi per la futura stagione di fioritura.

 

Attenti ai bulbi

Un altro metodo, che riguarda in specifico i bulbi di tutti quei fiori che sbocciano nel periodo ed estivo, quali gladioli, dalie, amarillis o lilium, consiste nel recuperare, entro novembre, i bulbi dal terreno con l'aiuto di una palettina, quindi farli asciugare e collocarli in cassette da frutta sul cui fondo avremo disposto della sabbia. Si creano più strati all'interno della cassetta, facendo attenzione che i bulbi non si trovino in contatto tra loro (considerato che tendono a marcire con facilità). Si ripongono i contenitori in un luogo buio (cantina, baracca, casotto) controllando ogni tanto che tutto vada bene. Taluni, conservano i bulbi in vecchi calzini, o calze da donna, e appendono questi involucri in cantina in attesa della primavera.

 

 


 

L'intervistato: Luigi Fabiani, giardiniere presso l'Orto botanico di Firenze.

Fotografie di Federico Magonio