Piccoli utensili di design per cucina firmati Ipac, è boom: nel 2012 un milione di pezzi venduti

Scritto da Laura D'Ettole |    Marzo 2013    |    Pag. 16

Giornalista. Specializzata in argomenti di carattere socioeconomico, dal 1997 al 2015 ha collaborato anche con l'ufficio stampa di Unicoop Firenze. Ha lavorato per il settimanale economico ToscanAffari, Il Sole 24Ore Centro Nord e il Corriere Fiorentino.
La sua carriera come giornalista è iniziata nell'89 sulle pagine del Sole 24 Ore, ed ha al suo attivo numerose collaborazioni con quotidiani ed emittenti televisive, per le quali ha realizzato trasmissioni di carattere divulgativo legate ai Centri per l'impiego, su temi come la formazione e l'orientamento professionale.
Laureata in filosofia, ha un lungo percorso come ricercatrice nel campo della sociologia applicata, che l'ha portata nel '92 a collaborare per quattro anni al progetto Unicef "Il bambino urbano".

Inizialmente erano una sparuta pattuglia di cinque o sei.

Servivano a salvarsi le dita in cucina quando usiamo coltelli taglienti, a spremere un limone con il minimo sforzo, o ad assaggiare lo spaghetto dalla pentola senza farlo cadere nell’acqua bollente come sempre, inesorabilmente, accade.

I “genietti” sono nati così, all’incirca nel 2009 da ritagli d’acciaio e dalla testa di Guido Chiti, quarta generazione di imprenditore, titolare di Ipac (Industria pistoiese di articoli casalinghi).

Spesso li disegnava in aereo, fra un viaggio di lavoro e l’altro, pensando a tutto quello che in cucina t’impiccia, ti blocca, proprio mentre sei lì, ispirato, a creare i tuoi piatti.

Insomma, Chiti pensava proprio a ciò che accadeva a casa sua. Risultato, a distanza di tre anni i genietti sono diventati 101 e ne hanno venduti oltre un milione nel 2012. Il fatto è che sono nuovi, hanno funzioni reali, stanno in cucina tutti i giorni, sono d’acciaio Inox, nichel free, e costano poco. In poche parole fanno venire voglia di comprarli anche in tempi di crisi. In parte vengono prodotti e congegnati da Ipac.

Ma da quando sono esplosi con loro collaborano giovani designer, Università e perfino i ragazzi del liceo artistico di Pistoia. Anche la produzione si è sparsa nel mondo, perché da soli non potevano farcela.

Utensili genietti ipac1Fra le creazioni recenti più divertenti e geniali, il “Rotopinza”, che racchiude due funzioni: da una parte la rotella per tagliare e dall’altra la pinza per servire la pizza.

La “gnoccheria”, un kit con cui preparare gnocchi-varietà a stelline o strisce. La “spatola a dondolo”, perché provate a spalmare burro o marmellata senza poi inzaccherare tutto, quando si posa il coltello. Questa spatola non sporca: sta in piedi da sola, dondola e non cola. Oppure la saponetta Inox che leva dalle mani gli odori forti in cucina. La lista potrebbe continuare a lungo.

«I nostri genietti sono esplosi in due-tre fasi» racconta Chiti. In un primo momento stavano un po’ in disparte nelle vetrine: se ne vendevano già tanti, ma con lo status quasi dimesso di “accessori”. Nel 2011 qualcuno si accorge di questi oggetti “minimalisti” ed entrano in una nota trasmissione televisiva Rai dedicata alla cucina.

A ruota i genietti vengono venduti nelle edicole. Uscite programmate dieci; uscite effettive sessantaquattro. «Siamo arrivati a una vendita settimanale per ben un anno e mezzo! Un boom che nessuno aveva previsto». E allora i piccoli genietti crescono: da trenta a settanta, fino ai 100 e più di oggi.

È un vero e proprio caso aziendale questo di Ipac: 26 dipendenti, sede a Serravalle (PT), fondata nell’immediato dopoguerra dal bisnonno dell’attuale titolare, Guido Chiti anche lui. Negli anni ’60 è in fulminante ascesa grazie alla produzione di comunissimi, sempiterni, universali oggetti da cucina come la grattugia o il passaverdure.

Loro lo hanno prodotto per primi in Italia. Di quelli solidi, in acciaio inox, che non hanno orpelli ma solo un dignitoso, sacrosanto e sensato valore d’uso. È proprio da questa pragmatica filosofia che prendono corpo i genietti. «Era un pensiero che maturavo da tempo: fino a qualche anno fa era tutto “packaging”, “design”.

Poi aprivi e tiravi fuori il nulla. Oggi la crisi impone un modello diverso». E allora via l’orpello, il design non funzionale e immotivato. E via anche i designer scatenati. Resta l’oggetto, il bello che dura e serve a fare una cosa. Semplice e geniale, no?

I Genietti

Sono venduti solo al Coop.fi di Novoli, a Firenze. Ma presto potrebbero essere in vendita anche in altri super dell’Unicoop Firenze

Foto di A. Fantauzzo


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