Una ricerca sui ragazzi dai 14 ai 34 anni, commissionata da Coop in Umbria e Toscana

Scritto da Silvia Gigli |    Ottobre 2016    |    Pag. 12

Giornalista E' nata e vive a Firenze ma è per metà senese. Ha iniziato a frequentare il mondo del giornalismo giovanissima, collaborando con quotidiani come La Città, Paese Sera e numerosi mensili toscani. Ha lavorato al quotidiano Mattina, allegato toscano dell'Unità, fino al '99, poi al Corriere di Firenze, infine caposervizio delle pagine dell'Unità in Toscana. Scrive sull'Informatore dal 1990.

Millennials

Foto F. Giannoni

Millennials

Li chiamano Millennials. O generazione perduta. Sono i giovani nati tra gli anni ‘80 e i primi anni 2000. Hanno dai 14 ai 34 anni e un universo di valori lontano anni luce da quello dei loro genitori. Si parla molto di giovani ma spesso senza cognizione di causa.

Ecco perché, per la seconda volta in pochi anni (la prima nel 2008), l’Associazione delle cooperative di consumatori del distretto tirrenico (Accdt) ha incaricato la società di ricerca Kkien di indagare sul loro mondo.

Per un anno Kkien ha lavorato su un campione di 600 giovani fra i 18 e i 35 anni e su 400 adulti, fra Toscana ed Umbria, per capire cosa sia cambiato nell’universo dei valori sociali e privati e come questo possa incidere sulle scelte di consumo.

Ne è emerso un quadro variegato. Innanzitutto i Millennials sono solo il 22% della popolazione, ma le loro aspirazioni sono identiche a quelle dei loro coetanei nel mondo. È il risultato della diffusione di internet, che ha fornito loro strumenti che i loro padri nemmeno immaginavano.

La ricerca rivela anche che l’83% di loro vive in famiglia, il 60% non ha un lavoro (e il 26% di questi è fra i Neet , ovvero coloro che non lavorano né studiano), il loro reddito è inferiore del 19% rispetto alla generazione precedente, il 49% vivrebbe all’estero, il 70% ha un’istruzione superiore e il 75% è sempre connesso alla rete.


Generazione di fenomeni

Il quadro appare negativo. Ragazzi senza lavoro, costretti a rimanere in famiglia fino ai 35 anni o ad emigrare, con un reddito molto basso.

Quello che non emerge dai numeri è la portata “rivoluzionaria”, come la definisce il dottor Massimo Di Braccio che ha curato la ricerca, di questa generazione di fenomeni delle tecnologie, con un livello di istruzione mai raggiunto (che siano anche colti è un altro discorso), una conoscenza notevole dell’inglese e una rete di contatti internazionali (grazie a Facebook e agli altri social network) mai avuta prima.

«Si tratta di una realtà fluida – spiega Di Braccio –, sono più attenti alla felicità privata e a cogliere l’attimo, aperti alle novità e alle contaminazioni, disponibili a cambiare senza battere ciglio».

Quello che ha colpito il ricercatore è «il mutamento radicale del sistema dei valori e del modo di vivere. Sono diventati i maestri dei loro genitori, che riusciranno a stare al passo con il mondo solo imparando da questi ragazzi».

Se gli aspetti economici che li riguardano sono critici, quelli culturali sono decisamente positivi: fanno sì che questi giovani siano attrezzati ad affrontare cambiamenti e difficoltà.

Internet, insomma, ha fatto fare balzi in avanti nella cultura e nell’economia così come l’invenzione della scrittura e della stampa. I Millennials ne sono gli interpreti, anche se in Italia la portata del loro cambiamento si deve ancora esprimere.


Cooperazione come valore

Ragazzi pratici, non ideologici, ottimisti, che pensano che si possa cambiare il mondo partendo dalle scelte private (la politica o i partiti non sono nel loro orizzonte, almeno per ora), amano condividere le esperienze e farlo in modo veloce, con la rete e la sharing economy (economia della condivisione).

Spiega ancora Di Braccio, che allargherà la ricerca su base nazionale e farà un libro su 80 Millennials di talento in giro per il mondo, che «dell’universo valoriale della cooperazione condividono l’attenzione all’ambiente e alla salute ma chiedono anche di poter avere esperienze dirette del prodotto e informazioni a portata di smartphone».

«La spinta di questi giovani è uno stimolo – sintetizza Stefano Bassi, presidente di Accdt –; per questo ci siamo preoccupati di costruire un campione aggiornato da interrogare periodicamente. Le indicazioni che ci danno vanno nella direzione dello sviluppo delle nuove tecnologie ma anche verso nuovi stili di vita, dal biologico al vegano».

«Sono consumatori che sfuggono alle statistiche, diversi dai loro genitori e nonni – spiega Irene Mangani dell’ufficio studi di Accdt –. Ci dicono dove andrà il mondo del consumo. Stiamo organizzando gruppi di lavoro per interpretare la ricerca e cercare di sperimentare programmi specifici».

Non ci sono tanti Millennials fra i soci Coop, la fedeltà non è la loro caratteristica più spiccata. Ma hanno uno sguardo nuovo ed originale sul mondo che non potrà che dare linfa e idee anche alla cooperazione.


Gli intervistati

Massimo Di Braccio, direttore della Kkien, società di ricerca e consulenza
Stefano Bassi, presidente della Coop consumatori nazionale e distretto tirrenico
Irene Mangani, ufficio studi della Coop consumatori distretto tirrenico

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