Vivono per la strada, accuditi ogni giorno dalle gattare. Le esperienze di Prato e Arezzo

Gatti da marciapiede
Leone è un grosso gatto tigrato.
Ha sempre vissuto per la strada, e col passare degli anni è diventato il capo di una delle tante colonie feline che popolano Prato.
Un po' di tempo fa Leo, così lo chiamano gli amici, ha avuto due incidenti; un auto lo ha investito, e ha perso una zampa, ed è rimasto cieco da un occhio per un petardo scoppiato troppo vicino al suo muso.
Le gattare che si occupano di lui hanno pensato che fosse meglio trovargli una sistemazione, una casa calda e accogliente, due padroncini affettuosi. Ma il richiamo della strada è stato troppo forte per il vecchio Leo: che oggi è tornato nella sua colonia, dove vive felice e dove tutti i giorni aspetta l'arrivo delle sue amiche gattare.

Gatti da marciapiede 2
Parola d'ordine: sterilizzare

Carla, 45 anni, impiegata, è una delle gattofile storiche di Prato. Con Ginette e Sandra è la colonna portante dell'Associazione felina pratese, una delle associazioni che si occupano dei tanti gatti randagi della città.
Ogni giorno sfamano, curano, coccolano centinaia di gatti, impossibile contarli uno per uno. «Per dare una misura della dimensione del fenomeno basti pensare che ci sono più gatti a Prato che a Roma - dice Carla -. Prima erano concentrati per lo più nel centro storico, adesso si sono spostati verso la periferia». Sono 500 le colonie censite in tutta la provincia, un territorio molto vasto che comprende paesi come Vernio, Vaiano, Iolo, Montemurlo. Un aspetto molto delicato, ma importante, riguarda la sterilizzazione.
«Abbiamo un accordo con la Asl e con il Comune - spiega Carla -. Noi prendiamo fisicamente i gatti e li portiamo negli ambulatori convenzionati, i veterinari li sterilizzano a prezzi per così dire "politici" e il Comune paga».
Nel 2004 i veterinari della Asl pratese hanno eseguito oltre mille sterilizzazioni. «E' fondamentale tenere sotto controllo la crescita della popolazione felina - spiega ancora Carla -. E' meglio per tutti, per gli uomini, per l'ambiente e per gli stessi animali». Una regola che vale anche per i gatti di casa: «Molti pensano che le gatte, per stare bene, debbano partorire almeno una volta nella loro vita, ma non è così. E' molto più crudele far nascere i gattini e poi abbandonarli. Capita spesso, soprattutto all'inizio dell'estate, di ritrovarsi con settanta, ottanta micetti da "accasare". Un'impresa superiore alle nostre forze. Per cui vi prego, se non siete sicuri di poter trovare qualcuno che si occupi della prole del vostro micio, sterilizzatelo».
Una volta sterilizzati i gatti randagi devono essere riportati a "casa", secondo quanto stabilito dal regolamento comunale, che dedica alla tutela degli animali presenti sul territorio vari capitoli. Curiosando si scoprono molte analogie tra i vari Comuni: in tutti il titolo V tutela i gatti e i loro diritti, gli articoli sono quelli che vanno dal 25 (qualcuno dal 26) al 30.

Da nonne a professioniste
I gatti liberi sono riconosciuti come "patrimonio cittadino" ovvero "patrimonio indisponibile dello Stato". Si riconosce l'attività delle gattare (e dei gattari, perché, anche se sono la minoranza, ci sono anche gli uomini!) consentendo loro l'accesso in qualsiasi area di proprietà pubblica, e vietando il trasferimento di colonie feline da un posto all'altro.
Dal canto loro le gattare sono obbligate al rispetto delle norme per l'igiene del suolo pubblico, "evitando la dispersione di alimenti e provvedendo alla pulizia della zona (...) dopo ogni pasto". Insomma, niente avanzi di cibo né cartacce in giro, pena la "radiazione" dall'albo, nonché multe salate.
«Prima la gattara era la classica "nonnina", la signora anziana che voleva bene agli animali e, quasi di nascosto, portava loro da mangiare - continua Carla -. Adesso i nostri nomi sono inseriti in un apposito elenco comunale, abbiamo un patentino che ci rende riconoscibili e ci qualifica».
Le donne restano la maggioranza, ma anche gli uomini, soprattutto i giovani, seppure con qualche reticenza in più, stanno avvicinandosi alla "professione" di gattari. Che non è un mestiere facile.
«Tra affitto della sede, cibo e spese veterinarie spendiamo circa 3 mila euro al mese. Il Comune di Prato ci ha dato per il 2004 un contributo di 12 mila euro, assolutamente insufficiente, e ci è già stato detto che molto probabilmente non ci saranno altri finanziamenti».
Sembra così sfumare il progetto di un nuovo gattile pratese, da gestire in collaborazione con le altre associazioni, per ospitare i gattini in attesa di un'adozione e alloggiare i gatti sani, separandoli da quelli malati.

Gattare a scuola
A Prato il Cesvot, insieme a Legambiente, ha organizzato un corso per volontari animalisti. Ma è Arezzo la prima - e per ora unica - città toscana ad avere promosso un corso di formazione per gattare professioniste.
Gestito dal Comune insieme alla Asl 8, il corso ha diplomato venti gattare, che hanno affinato le loro conoscenze sulle abitudini e i comportamenti dei gatti, individuando quelli da curare e le femmine da sterilizzare all'interno delle 80 colonie feline censite sul territorio comunale aretino. Al termine delle lezioni - il corso si è tenuto nel maggio 2004 - le partecipanti hanno ricevuto una sorta di patentino e una tessera di riconoscimento necessaria per il ritiro del cibo da distribuire ai mici (ad esempio gli esuberi delle mense scolastiche comunali). Ai volontari è stato anche insegnato a riconoscere le malattie più frequenti per evitare l'insorgere di epidemie.
«E' stata un'esperienza molto interessante - dice Paola Pancini, responsabile dell'Ufficio Ambiente del Comune di Arezzo -. Proprio in questi giorni stiamo valutando l'opportunità di ripeterla, più o meno con la stessa formula».
Molto è stato fatto ma molto ancora resta da fare. «Il luogo comune che vuole i gatti come esseri totalmente indipendenti e sempre in grado di cavarsela da soli non corrisponde alla realtà - conclude Carla - e noi, che ci occupiamo tutti i giorni di loro, lo sappiamo bene». La libertà è una gran bella cosa, ma con un posto dove andare e una ciotola piena lo è ancora di più. Chiedetelo a Leo.

AL CINEMA
Gatti da Oscar

Si chiamava "Patsy Award", cioè "Picture animal top star of the year". Dal 1951 al 1986 si è tenuto tutti gli anni, ad Hollywood, ed era il premio che veniva assegnato al miglior animale protagonista di un film.

Il primo a vincere il Patsy Award fu il mulo Francis, indimenticabile interprete del film "Francis il mulo parlante". Ma molti vincitori del prestigioso riconoscimento sono stati gatti.

Uno dei più famosi è stato senza dubbio Orangey, che ha vinto due volte il Patsy Award, nel 1952 e nel 1962. Era un gattone dal pelo rossiccio e recitò accanto a Audrey Hepburn e George Peppard nel celebre "Colazione da Tiffany" di Blake Edwards.
Si dice che fosse pestifero, scontroso e intrattabile. Ma aveva anche uno straordinario talento e ancora oggi viene considerato uno dei migliori animali attori della storia. Per la produzione era così prezioso che, si racconta, vennero messi due cani da guardia davanti al suo camerino perché non fuggisse.

Altrettanto famoso Syn Cat, di razza siamese, che vinse il premio nel 1966 per il film della Disney "FBI operazione gatto".

(dal sito www.micimiao.it)

CANILI
Cercano casa

Aspettano di essere adottati da persone che li amino, li rispettino e si prendano cura di loro. Sono i cani ospitati dai canili municipali e rifugio dei comuni di Bagno a Ripoli, Campi Bisenzio, Firenze, Scandicci, Sesto Fiorentino.
L'iniziativa è organizzata dall'associazione ONLUS "Amici della terra" in collaborazione con l'Ordine dei Veterinari delle provincie di Firenze e Prato, con i Comuni citati e con il patrocinio della Regione Toscana.
L'adozione del cane è del tutto gratuita, inoltre i futuri padroni potranno usufruire anche di sconti ed agevolazioni da parte di medici veterinari e studiosi del comportamento animale.

Per informazioni: Amici della Terra - Firenze, Via Giano della Bella 22, 50124 Firenze, tel. 0552207304 (lunedì-venerdì ore 9-19), cell. 335365149, www.amicidellaterra.org
C'è un'erba che ha un potere afrodisiaco sui gatti. Si chiama "gattaia" (Lèpeta cataria), appartiene alla famiglia delle Labiacee, e non va confusa con l'erba gatta. Cresce spontaneamente, e il suo odore assomiglia molto a quello del feromone che predispone all'accoppiamento

Per adottare un gatto, prestare volontariato e firmare la petizione per la creazione di un gattile tutto pratese telefonare al 3488701992, la mattina o al 3283418632, il pomeriggio. Carla, Ginette, Sandra e tutti i mici di Prato lanciano un appello: «abbiamo bisogno di aiuto!»