Un’idea per utilizzare gli scarti del caffè, come substrato per coltivare funghi

Scritto da Sara Barbanera |    Marzo 2016    |    Pag. 28

Laureata in Scienze della comunicazione presso l'Università La Sapienza di Roma nel 2001, nel 2016 consegue la laurea in Sviluppo Economico e Cooperazione Internazionale presso l'Università degli studi di Firenze.

È giornalista dal 2001, dopo la collaborazione con la cronaca umbra del Messaggero e con altri periodici locali.

Dal 2004 lavora in Unicoop Firenze dove, per 5 anni, ha svolto attività in vari punti di vendita, con un percorso di formazione da addetta casse a capo reparto servizio al cliente. Dal 2009 al 2011 ha coordinato le sezioni soci Coop di Firenze.

Dal giugno 2011 è direttore responsabile dell'Informatore Unicoop Firenze, responsabile della trasmissione Informacoop e della comunicazione digitale presso gli spazi soci Coop.

Imprenditoria giovanile

Funghi e caffè: non è un piatto stile vegan né una ricetta dal gusto esotico. È invece un progetto imprenditoriale di tre giovani sperimentatori che hanno trovato l’equilibrio giusto perché da uno scarto nasca una nuova risorsa.

Avete presente lo scarto del caffè, il fondo che resta dopo una buona tazzina di caffè? Proprio da lì può nascere una bella raccolta di funghi da portare in tavola, dall’antipasto alla classica spaghettata.

L’idea è nata ai soci dell’impresa agricola Funghi Espresso che si ispira alla cosiddetta Blue economy nella quale gli scarti di un ciclo produttivo non diventano rifiuti, ma generano nuova produzione e ricchezza. Il ciclo produttivo di questi funghi nasce innanzitutto dal giro di attività dei bar che ogni anno, solo in Italia, generano trecentomila tonnellate di fondi di caffè. I soci hanno selezionato quelli più vicini alla loro sede di Capannori: da questi raccolgono i fondi sui quali fanno crescere i funghi venduti poi ai ristoranti e gruppi di acquisto della zona.

I tre soci fondatori di Funghi Espresso

Il ciclo produttivo è veloce, come spiega Antonio Di Giovanni, uno dei tre soci fondatori di Funghi Espresso: «Usiamo il fondo di caffè come substrato di coltivazione, unendolo al “seme” del fungo. Tutto in modo completamente naturale, senza l’uso di prodotti chimici. Coltiviamo i nostri funghi in verticale, su supporti sospesi, riducendo l’uso del suolo e utilizzando metà dello spazio rispetto alle coltivazioni tradizionali. Il fondo di caffè non ha bisogno di essere pastorizzato, con un notevole risparmio di energia e dopo l’uso torna al suolo come compost».

I tre soci, un agronomo, un architetto e un imprenditore, hanno aperto la loro prima sede nel 2013, presso un ex calzaturificio di Capannori; dopo le prime raccolte, la start up ha vinto ben quattro premi: “Miglior progetto di qualità” all’interno dell’Incubatore universitario fiorentino (Impresa campus Unifi), “Startup innovativa” dal Centro di ricerca rifiuti zero del Comune di Capannori, “Migliore buona pratica in Toscana”, al concorso di idee per Expo 2015, “Nuovi talenti imprenditoriali”del Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali.

Ma le idee, si sa, crescono più velocemente dei funghi, e i tre soci hanno appena lanciato una campagna di raccolta fondi attiva sino a fine marzo, come spiega Antonio Di Giovanni: «Vogliamo sviluppare anche a Firenze la nostra attività: il progetto, a cui tutti possono contribuire, prevede la coltivazione dentro a dei container, con una produzione che potrà raggiungere i 1200 chili di funghi al mese. Regione Toscana ci ha riconosciuto come prima “azienda agricola senza terra” e ci auguriamo di poter diventare un modello di impresa innovativa, ecologica e a basso costo».

Curiosi e aspiranti coltivatori possono cimentarsi seguendo il corso tenuto una volta al mese dai soci di Funghi Espresso presso lo spazio Orsù della Coop Carlo del Prete: grazie a un kit acquistabile anche on line, a una guida e a una lezione di due ore, è possibile imparare a coltivare funghi e fare un piccolo orto in casa, alternando le varietà del Plerotus ostreatus (fungo orecchione o fungo ostrica), Plerotus djamor (fungo dell’amore) e Plerotus cornucopiae (corno dell’abbondanza).

Info: http://www.funghiespresso.com

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