Divulgativo, tascabile, con buone descrizioni e immagini: i consigli per scegliere un libro sui funghi

Scritto da Andrea Santini |    Settembre 2008    |    Pag.

Dipendente di Enti pubblici ha svolto per molti anni attività ispettiva nel controllo degli alimenti. Ha partecipato a corsi e convegni anche in qualità di docente. Si è occupato in particolare del settore micologico dirigendo il servizio di vigilanza, formazione e certificazione dei funghi commercializzati nei mercati. Ha curato una pubblicazione per le scuole elementari di educazione ambientale e al consumo dei funghi dal titolo"I funghi dal bosco al consumatore". Collabora da vari anni con l'Informatore dell'Unicoop con articoli sull'igiene e la merceologia alimentare. Ha curato per l'Unicoop un sito sui funghi: "Di tutto un po', commestibili, non commestibili, controlli, leggi, ricette, letteratura. Si occupa, in generale, delle problematiche relative ai prodotti alimentari sotto l'aspetto legislativo.

Quando pensiamo di dedicarci ai funghi, non dimentichiamo di procurarci un pratico manuale di micologia, ricco di specie di funghi ben descritte e nitidamente rappresentate da immagini a colori. Esistono in commercio moltissimi libri sui funghi per tutti i gusti, quindi la scelta non è affatto difficile.
Non tutti i libri sono uguali. Vi sono quelli illustrati, tipo rotocalco, con bellissime fotografie, ma con poca descrizione. Queste pubblicazioni appagano prevalentemente “l’occhio” creando nel lettore l’illusione che basti osservare nitide foto per poter riconoscere i funghi. Niente di più errato. È risaputo come anche l’immagine più perfetta, se non è corredata da una chiara e corretta descrizione morfologica degli esemplari raccolti, può condurre fuori strada nella classificazione delle moltissime specie che d’ora in poi incontreremo nei boschi. Non è consigliabile, inoltre, acquistare opere complesse con dettagliate descrizioni analitiche, testi più adatti a studiosi di micologia che non ai semplici dilettanti che cercano funghi per hobby.
Per una persona alle prime armi può essere sufficiente orientarsi verso pubblicazioni divulgative di piccolo formato: possono essere agevolmente disposte negli zainetti, perché occupano poco spazio, e consultate quando è necessario per confrontare i funghi freschi raccolti con la descrizione che ne viene fatta nei vari capitoli.

Il buon libro
È necessario che abbia un capitolo introduttivo a carattere botanico-sistematico sui funghi trattati. Intendiamoci, dobbiamo imparare a riconoscere i funghi direttamente, così si fissano meglio nella mente. Ma se una persona ha tempo e voglia di approfondire questa disciplina è utile leggere i vari argomenti che aiutano ad acquisire una conoscenza più completa. Il consiglio, inoltre, è di frequentare qualche corso che ogni anno alcune associazioni micologiche organizzano in varie località della nostra regione.
Ogni fungo descritto dovrà essere contraddistinto da una denominazione scientifica, ad esempio Boletus edulis (porcino): il primo nome indica il genere botanico di appartenenza, il secondo la specie. Di seguito vengono elencati i nomi comuni o volgari con cui sono denominati nelle varie località geografiche in cui si cercano. Talvolta anche in micologia occorre avere a disposizione un traduttore per capire di quali funghi stiamo parlando. E non solo nelle singole regioni italiane, ma anche nelle varie zone della Toscana. Ogni località dà ai funghi nomi particolari che gli abitanti difendono gelosamente, perché le tradizioni locali, anche micologiche, devono sempre essere tramandate e rispettate.
È indispensabile che il libro presenti una chiara descrizione del cappello, delle lamelle, dei pori, del gambo, della carne (tessuto interno del fungo), delle spore, dell’habitat, della stagione di raccolta, della commestibilità o tossicità delle varie specie. Spesso, al termine della descrizione, vengono fatti utili confronti con specie affini o somiglianti con quella appena esaminata, anche allo scopo di evitare pericolose confusioni. Ricordiamo che è bene informarsi sulle normative che regolamentano la ricerca di questi prodotti e che variano da regione a regione. Ottenuti i regolari permessi si può andare a “far funghi”, meglio se insieme ad altri, specialmente se non si conoscono bene i luoghi. Non si sa mai: perdersi in un bosco è sempre una brutta esperienza!


Foto di Federico Magonio