Gli effetti della nicotina. Rischi e virtù delle sigarette elettroniche

Scritto da Alma Valente |    Novembre 2014    |    Pag.

Giornalista Nata a Roma.

Dopo la laurea in Filosofia ha insegnato per due anni. Successivamente ha lavorato presso l'Ufficio Stampa della Presidenza dei Gruppi Parlamentari della Camera dei Deputati, collaborando in particolare con Giorgio Napolitano.

Trasferitasi a Firenze, ha iniziato a scrivere l'Informatore, con articoli inerenti la di medicina.

Dal '97 ha cominciato a fare televisione: prima come inviata per la trasmissione Informacoop e poi curando una rubrica dedicata alla salute all'interno di Liberetà (trasmissione dello Spi-CGIL).

Disegno di L. Contemori
Per l’Europa la storia del fumo di tabacco inizia con la scoperta dell’America nel 1492, quando i marinai di varie nazionalità importarono questa abitudine che si è diffusa, gradualmente, nelle popolazioni fino a raggiungere il massimo, con l’aumento dell’uso delle sigarette, attorno al 1960.

Successivamente, con la maggiore conoscenza dei danni provocati dal tabagismo, il numero dei fumatori è andato progressivamente diminuendo, e questo fenomeno continua ancor oggi: infatti, secondo un comunicato stampa dell’Istituto superiore di sanità, del 30 maggio 2014, la prevalenza dei fumatori nel nostro Paese mostra ancora una situazione di lieve diminuzione dello 0,8%, interessando soprattutto il sesso maschile, ma aumentando nel gentil sesso e nei giovani. Purtroppo si inizia a fumare tra i 15 e i 20 anni, e spesso anche prima. La motivazione principale, che rimane costante nel tempo, è l’influenza tra coetanei.

La nicotina è il principale componente che si inala fumando, anche se è solo uno dei circa 4000 composti presenti nel fumo. Ma quali sono gli effetti di questa sostanza sul nostro organismo? Può dare dipendenza? E se sì, quale è il meccanismo d’azione?

«La nicotina è una molecola capace di dare dipendenza fisica - risponde il professor Flavio Moroni, tossicologo dell’Università di Firenze -, ed è quindi da considerare in maniera analoga all’eroina, alla cocaina e all’etanolo. È ormai ben dimostrato che la nicotina stimola i recettori per l’aceticolina (un importante neurotrasmettitore) che si trovano sia nel cervello che in strutture periferiche. Questa stimolazione è responsabile di modificazioni importanti sia della funzione cerebrale che di quella cardiovascolare. In particolare, la nicotina attiva i circuiti cerebrali che sottendono all’euforia e al piacere.

A dosi appropriate causa quindi benessere e porta anche a un miglioramento di alcune funzioni cognitive. L’uso ripetuto, tuttavia, modifica la sensibilità di tali circuiti che per giungere allo stesso livello di piacere (fenomeno della ricompensa) richiedono dosi maggiori della molecola. Alla sospensione dell’assunzione di nicotina l’individuo diviene irritabile, nervoso, insonne e di solito ricade nell’assunzione della molecola stessa».

In quanto tempo ci si può disintossicare?

«Si tratta di capire cosa si intende per “disintossicazione” - conclude Moroni -. Infatti, la nicotina viene eliminata rapidamente dall’organismo che quindi poche ore dopo l’ultima assunzione è di fatto “disintossicato”. Tuttavia, gli effetti sui circuiti cerebrali sono persistenti e l’individuo da un lato ricorda il piacere dell’uso della nicotina, dall’altro soffre per le modificazioni che l’uso della molecola ha causato nel suo cervello.

Questo porta a continue ricadute che nel lungo periodo sono alla base della patologia neoplastica e cardiovascolare tipica dei fumatori. L’uso delle sigarette elettroniche, dei cerotti e/o di farmaci appropriati può aiutare a limitare l’astinenza e a facilitare la decisione di eliminare il fumo di sigaretta».

Quella elettronica

Una sigaretta contiene al massimo 2 mg di nicotina per scendere a 0,6 mg nelle “light”, quindi, se ne fumiamo un pacchetto, il conto della nicotina inalata ogni giorno è presto fatto. Veniamo quindi ai metodi per poter smettere di fumare. Vi è un consenso generale fra tutti gli esperti del settore che si smette di fumare solo se si “vuole”: infatti il piacere indotto dal fumo è superiore ad ogni ragionamento che possiamo fare sui possibili rischi per la salute.

Il ritrovato più recente per aiutare a smettere di fumare è la sigaretta elettronica (e-cig) che non ha tabacco, ma una batteria ricaricabile e un vaporizzatore che contiene acqua con nicotina in quantità variabile e anche senza. Quando si aspira, si attiva il vaporizzatore che riscalda il liquido trasformandolo in vapore da inalare. Il sistema consente di ridurre progressivamente la quantità di nicotina assunta giornalmente, fino a farne a meno.

Ma vediamo se l’uso delle e-cig è completamente privo di rischi; in particolare il loro uso crea degli effetti negativi tramite un eccesso di vapore acqueo nei polmoni? «È evidente che i componenti del liquido sono importanti - risponde il dottor Walter Castellani, direttore Fisiopatologia respiratoria della Asf Firenze - e che non si tratta di semplice vapore acqueo.

Per lo più infatti il liquido è costituito da acqua, glicerina o glicerolo vegetale, glicole propilenico (solvente usato in ambito farmaceutico e cosmetico), aromi (quelli che si usano anche per gli alimenti) e nicotina per un massimo di 1,6 mg in 20 ml d’acqua di una cartuccia di ricambio.

L’effetto fumo biancastro che dà la sensazione di fumare, è proprio dovuto al glicole propilenico. Data l’estrema variabilità di questi liquidi, sia per produzione, sia per composizione è necessario valutare gli effetti dovuti ai liquidi stessi e al vapore da essi generato. Infatti, mentre gli effetti negativi delle sigarette tradizionali sono molto ben documentati, ancora pochi sono gli studi condotti sui liquidi di ricarica».

Qual è il grado di rischio che si corre nell’uso prolungato delle e-cig?

«Un rapporto dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), pubblicato alla fine di agosto, - continua Castellani - mette in evidenza che usare la e-cig non è dannoso quanto il fumo di sigaretta, ma nasconde potenziali rischi per la salute per gli scarsi dati in nostro possesso nell’uso prolungato. Ai primi di settembre un gruppo di studio del Centro nazionale dipendenze del King’s College di Londra ha pubblicato su una rivista di settore un articolo dal quale emerge che sicuramente si possono considerare molto più sicure delle sigarette, che uccidono oltre 6 milioni di persone al mondo ogni anno».

Ma le e-cig servono per aiutare a smettere di fumare?

«Se è vero che il 70 per cento di chi vuole smettere ci riesce senza aiuti - conclude Castellani -, usare una finta sigaretta per dire addio a quelle vere è una strada da tentare per il rimanente 30 per cento di fumatori che vuole smettere. La soluzione proposta dalla e-cig è sicuramente innovativa perché, oltre a consentire la somministrazione di nicotina senza combustione (e quindi senza le oltre quattromila sostanze irritanti e tossiche del fumo di tabacco), conserva la gestualità e le abitudini del fumatore. Questo dà al fumatore, rispetto ad altri metodi (cerotti, gomme e compresse), una maggiore capacità di smettere. Esiste comunque il rischio che molti fumatori di e-cig, pur non consumando tabacco, rimangano fumatori».

Gli intervistati: professor Flavio Moroni, tossicologo dell’Università di Firenze; dottor Walter Castellani, direttore Fisiopatologia respiratoria della Asf Firenze

Nicotina - Il fenomeno delle dipendenze da sostanze in Toscana. Da Agenzia Regionale Sanità Toscana, dal convegno del 29.05.14 - durata 3’ 10’’