Incontro con Andrea Benelli, medaglia d'oro ad Atene

Scritto da Francesco Giannoni |    Aprile 2007    |    Pag.

Fiorentino da una vita, anche se con sangue maremmano e lombardo, laureato in lettere, è sposato con due figli. Si occupa di editoria dal 1991, prima come dipendente di una nota casa editrice della sua città, ora come fotografo e articolista free-lance. Collabora a riviste quali Informatore, Toscana Oggi, Calabria7, e a importanti case editrici.

"La vuol vedere la medaglia d'oro?", mi chiede Andrea Benelli, vincitore alle olimpiadi di Atene nel tiro al piattello, specialità skeet. Mentre me la mostra, e ne liscia il nastro multicolore, la voce diventa un sussurro, quasi ancora non ci credesse di averla vinta. Intanto Crema, la cagnetta di casa, ci sgambetta intorno chiedendo qualche coccola anche per lei. Benelli la prende in braccio e l'accontenta, mentre ci sediamo per la nostra chiacchierata.

Fucile olimpionico 2
Qual è la differenza fra le varie specialità del tiro al piattello: fossa olimpica, double trap e skeet?
Le prime due sono le più simili, mentre lo skeet è completamente diverso: l'atleta attende la partenza del piattello con il fucile "sbracciato", e quindi non in posizione di tiro, sa dove va il piattello ma ci sono otto pedane diverse dove aspettarlo; ha un solo colpo per ogni bersaglio e ci sono le doppie, due piattelli che partono contemporaneamente, come al double trap. Questa è l'ultima specialità olimpica nata, una "figliastra" del trap, cioè la fossa olimpica, dove si spara a un piattello singolo.

La nostra regione sembra avere una particolare affinità verso il tiro al piattello...
Sì, c'è una grande tradizione, dovuta forse al gran numero di cacciatori presenti in Toscana; questo ha portato a un'ampia attività di base che ha creato continuamente campioni. Si erano anche costruiti impianti, che ora purtroppo mancano, ma è rimasta la tradizione e sono venute tante medaglie olimpiche, specialmente nella fossa.

Ci può fare qualche nome?
Luciano Giovannetti, che ha vinto due ori, Albano Pera un argento, Silvano Basagni un bronzo, Marco Venturini un bronzo, Ubaldesco Baldi un bronzo, io un oro e un bronzo, e non voglio far torto a qualcuno che posso essermi dimenticato. Si è sempre detto che se si fosse fatta la nazionale della Toscana, sicuramente avrebbe potuto vincere un campionato del mondo.

È necessario il porto d'armi per tirare al piattello?
No, si può iniziare ad allenarsi e a fare le gare a 14 anni, ma bisogna prendere la tessera della federazione ed essere accompagnati sul campo da un istruttore federale, figura presente in quasi tutte le società. Purtroppo Firenze non ha impianti, però a Montecatini, ad Arezzo, a Pisa ci sono centri importanti, dove si può iniziare. Devo dire che con la mia vittoria ad Atene fortunatamente c'è stato un impulso positivo per i ragazzi.

foto: Gentile concessione Fitav / Fucile olimpionico 1
Quali sono le doti indispensabili per dedicarsi a questo sport?
Quelle di tutte le altre discipline: capacità di adattarsi al sacrificio, lunghi allenamenti e dedicare la propria vita a quello che stai facendo. In più magari ci vogliono capacità di coordinazione e fluidità nei movimenti.

A quale età si raggiunge la maturità?
A differenza di molti altri sport, il tiro permette di continuare per tanti anni, sempre che si abbiano equilibrio interiore, forza e stimoli per allenarsi. Credo che l'età migliore sia quando si è acquisito un bagaglio di esperienze importanti, ma è difficile dire quando ciò avviene. Io ho cominciato presto, ho fatto ottimi risultati a 17-18 anni, ho continuato per tutta la carriera ma ho vinto l'olimpiade a 44 anni, quando era quasi impensabile che avvenisse. Forse il mio periodo migliore per continuità di rendimento è stato dai 34 ai 44 anni, anche se i due campionati del mondo li ho vinti a 27 anni e a 30.

Legandosi a quanto appena detto, perché un atleta passa in 4 anni dal 25° posto di Barcellona al 3° di Atlanta, com'è successo a lei?
Questo è facilmente spiegabile: le differenze fra gli atleti sono minime e bastano uno, due errori per portarti dal primo posto al decimo. Fra i 40-50 qualificati alle olimpiadi, 30 possono aspirare alle medaglie. In altri sport non è così, perché da noi non conta la forza fisica ma la forza mentale, molto difficile da gestire.
Alla mia prima olimpiade, a Seul, ho colpito 194 piattelli su 200 e sono arrivato 20°, con 196 piattelli è stato conquistato l'argento, con 197 l'oro. Questa è la grande difficoltà del nostro sport: si può far bene e non prendere niente.

Ci dica che va a Pechino...
Io mi sto impegnando e quest'anno sarà determinante. Non è che io vado a Pechino di diritto perché ho vinto l'oro ad Atene: devo qualificarmi vincendo o gli europei o la coppa del mondo o il campionato del mondo, tutte gare difficili. Ci provo anche per riuscire in un'impresa importante: partecipare a sei olimpiadi da titolare; so che pochi atleti al mondo, di qualsiasi disciplina sportiva si parli, hanno raggiunto questo traguardo. Ma è dura perché a 48 anni, c'è poco da fare, perdi qualcosa, anche se stai bene fisicamente. E comunque bisogna fare le sedute di allenamento, la preparazione atletica in palestra, trovare la voglia di fare ancora viaggi e di stare lontano da casa.

Quante ore si allena al giorno?
Guardi, appena avrò finito con lei andrò ad allenarmi: circa tre ore di tiro e quasi altrettante di palestra. E questo tutti i giorni: è un impegno notevole, come del resto accade per tutte le altre discipline sportive. Ma chi fa sport ad alti livelli deve ritenersi fortunato, perché è una gran bella cosa.

Ad Atene, dopo l'ultimo colpo andato a segno, Andrea Benelli è scattato in una corsa sfrenata brandendo in alto il fucile, rischiando di travolgere il concorrente secondo arrivato, un finlandese che gli si era avvicinato per dargli la mano. Benelli quella mano tesa non l'ha neanche vista (ma il finlandese ha capito e ha sorriso) e ha continuato a correre. Magari senza l'eleganza e la potenza di un centometrista ma con l'entusiasmo di un bambino.
«È stata una cosa difficile da capire per chi mi conosce: io sono stato sempre abbastanza freddo. Quella volta la corsa è iniziata come gesto di liberazione dalle tante sofferenze patite durante gli allenamenti e la finale, ma si è trasformata in gioia quando, mentre correvo, ho cominciato a realizzare che avevo coronato tutta la mia carriera con il successo nella gara più importante».



TIRO AL VOLO
Dove in Toscana

Sporting Club Laterina, via Ponte alla Chiassa 71, Laterina (Arezzo), tel. 0575898364

Tav Pieve a Nievole, Montecatini (Pistoia), tel. 057251038

Sporting Club Tav San Leonardo, via di Tiglio 333, San Leonardo in Treponzio (Lucca), tel. 3332045660

Società sportiva Tav, via Campodavela 4, Pisa, tel. 050532303

Siena: tel. 0577317050

Associazione sportiva tiro al volo "Il Carlone", via Il Carlone, 9/10, San Piero a Sieve, tel. 0558498054



Info: Fitav (Federazione italia tiro al volo), www.fitav.it


Si ringrazia la Fitav per la gentile concessione della foto di Andrea Benelli vincitore ad Atene