Le proprietà di cocomero, melone e pesca

Scritto da Rossana De Caro |    Luglio 2001    |    Pag.

Laureata in Lettere all'Ateneo fiorentino, ha lavorato per molti anni come giornalista in emittenti televisive e radio locali, realizzando programmi di costume e società. Ha collaborato inoltre con La Nazione per la cronaca di Firenze e gli spettacoli. 

Dal 1998 scrive articoli per l'Informatore. Si occupa anche di uffici stampa per la promozione di eventi a Firenze e in Toscana.

Ha pubblicato il libro 'Ardengo Soffici critico d'arte'. 

Dal 2009 al 2015, sempre come collaborazione esterna, è stata coordinatrice redazionale dell'Informatore.

Ad ogni stagione il cibo più adatto: ci pensa madre natura. In estate la dieta si arricchisce di tanta frutta salutare, ricca di acqua, vitamine e sali minerali. Pesche, susine, albicocche, profumati meloni e gustose fette d'anguria. Mai come nei mesi estivi la frutta è un alimento prezioso ed essenziale per far fronte ai disagi provocati dal caldo.

Freschezza estiva
Cocomero

Il cocomero, o anguria (dal greco angourion), o melone d'acqua, fra i frutti estivi è indubbiamente il più dissetante. La sua polpa contiene il 95% di acqua e svolge una buona azione diuretica.
Nonostante il gusto dolce, conferitogli da particolari sostanze aromatiche, ha un basso contenuto di zuccheri (4%) ed è, fra i frutti polposi, il meno calorico. Basti pensare che 100 grammi di anguria forniscono 16 calorie (contro ad esempio le 33 del melone). Ha anche un buon contenuto di vitamina A e C e di potassio.
I semi sono l'unico inconveniente. Non vanno ingeriti (hanno un alto potere lassativo) ma sputati. E comunque adesso in commercio si trovano anche alcune varietà (angurie Seedless) prive di semi.
Originario dell'Africa appartiene alla famiglia delle cucurbitacee, come il melone, lo zucchino e il cetriolo, ed ha un curioso nome scientifico, 'citrullus vulgaris' (dal latino cetriolo). Il frutto può superare anche i 20 kg di peso. La buccia è liscia, di colore verde uniforme o marmorizzato.
Tra le varietà più diffuse c'è la Crimson Sweet, di origine americana, dalla forma sferico-ovale, con buccia verde chiara con striature in verde scuro (oltre 10 kg di peso); la Sugar Baby, piccola e tonda (5-7 kg) con buccia verde scuro, e l'Asahi Myako, di origine giapponese, piccola e sferica, verde chiara.
In Toscana la coltivazione è diffusa sulla zona costiera e in misura minore anche in alcune aree interne, e la tipologia più coltivata è quella Crimson Sweet. Si trova sul mercato da aprile fino a settembre; la produzione toscana inizia a giugno.

Melone
Il dolce melone accompagnato da fette di prosciutto costituisce un piatto classico dell'estate.
Anche il melone, come l'anguria, è nato sotto il sole africano. In Italia sono coltivati i 'retati', caratterizzati dalla buccia retata color paglierino. In genere presentano delle solcature superficiali che 'marcano' la fetta. Ci sono anche i meloni "invernali" (inodorus), così chiamati per la possibilità di conservarli per lunghi periodi raccogliendoli prima della maturazione. Pesano circa 3 kg ed hanno una forma allungata.
Ne esistono di diversi tipi: gialli (Sicilia, Campania, Brindisino), verdi spagnoli (Tendral); ci sono poi il Piel di Sapo (Sardegna) e l'Honey Dew (di origine americana), dalla polpa bianca e la buccia liscia e chiara che a differenza di quelli gialli non si conservano a lungo.
In Toscana il melone si coltiva lungo la fascia costiera (Pisa, Livorno, Grosseto) e in alcune zone interne della Valdichiana aretina e senese.
Dal punto di vista nutrizionale questo frutto ha uno scarso valore energetico (dalle 20 alle 40 calorie per 100 grammi), in compenso è ricco di zuccheri (saccarosio, fruttosio e glucosio), vitamine (A e C), sali minerali (potassio, sodio, calcio e fosforo). Ha proprietà rinfrescanti e coadiuvanti i processi digestivi (ma è sconsigliato a chi soffre di dispepsie e di disturbi enterici). Possiede un'azione lassativa mitigata dall'abbinamento con il prosciutto. Pare che il suo aroma abbia effetti benefici sul sistema nervoso.
Il melone si trova sul mercato tutto l'anno. La produzione italiana inizia ad aprile e prosegue fino a settembre-ottobre. In Toscana dalla fine di maggio a settembre.

Pesche
Il pesco, originario della Cina, è, insieme al melo, l'albero da frutto più coltivato in tutto il mondo. L'Italia, dove il pesco era diffuso fin dall'epoca romana (negli affreschi di Pompei si possono vedere numerose raffigurazioni dell'albero e dei suoi frutti), è una delle maggiori produttrici a livello mondiale. In particolare la produzione ha avuto un ampio sviluppo in Emilia Romagna, nel Veneto (a Verona), in Piemonte, Liguria e Campania. La produzione va da maggio a settembre.
Le pesche, presenti in numerose varietà, sono classificabili in tre specie: gialle, bianche e noci (nettarine). La polpa, dolce, succosa, profumata, contiene circa l'85% di acqua, zuccheri (tra i quali soprattutto il fruttosio), molti sali minerali e vitamine (in particolare A, B e C, quest'ultima localizzata vicino alla buccia).
La pesca con la polpa gialla è più ricca di vitamina A (beta carotene). Ha proprietà dissetanti, diuretiche e blandamente lassative. Ben matura favorisce la digestione e stimola l'appetito. Per beneficiare a pieno delle sue qualità è raccomandabile mangiarne alcune a digiuno, lontano dai pasti.
Un avvertimento curioso. Non si deve succhiare il nocciolo perché contiene, anche se in piccola quantità, una sostanza nociva (concentrata nella mandorla). Inoltre è bene ricordare che la pesca troppo matura non si conserva a lungo neppure in frigo, e che i frutti guasti devono essere scartati perché fanno marcire anche gli altri.