Da New York a Tavarnelle, un ricordo di Mario Fallani

Scritto da Stefano Giraldi |    Novembre 2014    |    Pag.

Giornalista e fotografo Specializzato in arte ed architettura. Ha realizzato un gran numero di cataloghi per artisti contemporanei italiani e stranieri. È stato a capo di campagne fotografiche per la realizzazione di numerosi volumi sui palazzi e chiese di Firenze per importanti case editrici con le quali collabora tuttora.

Mario fallani
Mario Fallani

Un evento che scosse gli ambienti artistici d’avanguardia nei primi anni ’60 fu la nascita in America della corrente artistica Pop-Art. L’interesse e la curiosità con cui si guardavano i nuovi dipinti e si sfogliavano i primi cataloghi era vivissimo. Le avanguardie, non soltanto figurative ma anche musicali e letterarie, erano in fermento.

L’innovazione della Pop–Art apparve così stimolante che molti artisti europei decisero di trasferirsi a New York per conoscere più da vicino quell’ambiente così lontano dal più affollato ma meno creativo orizzonte artistico di oggi. Uno di questi pittori è stato Mario Fallani, noto e apprezzato artista a livello europeo, scomparso l’11 giugno scorso. Mario Fallani, dopo anni di vita passati a New York, si era da tempo trasferito in Toscana, nella zona di Tavarnelle Val di Pesa. Ero andato a trovarlo questa primavera nella sua bella casa per farmi raccontare qualcosa di quel periodo. Ecco dai miei appunti il resoconto di quella conversazione

Com’era l’ambiente artistico della Pop–Art a New York?

«Era un mondo straordinario, si erano sviluppati nuovi linguaggi artistici che facevano riflettere e discutere sull’opera d’arte e il suo significato».

Ci racconti di uno degli esponenti più in vista della nuova corrente artistica, Andy Warhol.

«Ho conosciuto non solo lui, ma anche Rauschemberg e Duchamp, persona fra l’altro simpaticissima. M’incontravo spesso con loro nella Galleria d’Arte di Leo Castelli. Ricordo che Andy Warhol aveva un curioso modo di camminare, era come facesse un balletto… era molto divertente. In seguito ci trovammo nella stessa scuola dove anche lui insegnava Grafica pubblicitaria.

Io insegnavo Pittura e Storia dell’arte, in una maniera diversa dal solito: all’incontrario. Partivo dal contemporaneo e andavo indietro a ritroso nei secoli, facendo anche dei riferimenti e parallelismi con il cinema e la musica. Questo per rendere la Storia dell’arte più comprensibile agli innesti e al succedersi delle varie discipline artistiche nel tempo».

Tornato in Italia fu chiamato da Federico Fellini per realizzare le scenografie nel film Casanova. Per pura casualità…

«Federico Fellini vide un mio quadro in casa di un’amica comune e mi chiamò, perché stava preparando Casanova. Era un genio, un grande artista, è stato un privilegio lavorare per lui».

Dopo New York Tavarnelle in Val di Pesa…

«Ognuno di noi è pieno di contraddizioni: amo New York, ma la cultura e la bellezza della Toscana, con il suo territorio affascinante e la sua saggezza antica, con la quale mi trovo in piena simbiosi; mi fa vivere qui come… un “re”!».

Il “re” se n’è andato… lasciando un vuoto in tutti noi.