L'importanza di un rapporto corretto con gli animali nella formazione dei bambini

Scritto da Silvia Amodio |    Marzo 2008    |    Pag.

Giornalista e fotografa Milanese, laureata in filosofia con una tesi svolta alle isole Hawaii sulle competenze linguistiche dei delfini. Ha collaborato come giornalista free-lance con settimanali e mensili (Famiglia Cristiana, Airone, D la Repubblica delle Donne, l'Espresso, Mondo Sommerso, New Age), scrivendo sempre di animali e accompagnando gli articoli con le sue foto. Ha lavorato anche all'enciclopedia sul gatto della De Agostini. Negli ultimi tempi la fotografia d'autore è divenuta la sua occupazione principale.

fra cuccioli ci si intende_02
Convivere con un animale domestico,
ormai si sa, è un arricchimento per la nostra stessa esistenza e, in alcuni casi, un vero e proprio toccasana. Basti pensare agli innumerevoli studi sulla pet therapy che dimostrano l'importante ruolo degli animali come coterapeuti nella cura di alcuni disturbi: dalle difficoltà di apprendimento nei più piccoli alla depressione negli adulti.
La stessa nostra identità culturale passa attraverso il confronto con l'alterità animale; che cosa saremmo se non dividessimo il pianeta con milioni di altre forme di vita? Può esistere un paradiso senza la presenza degli uccelli che cantano?
Annamaria Manzoni, psicologa e psicoterapeuta, autrice del bellissimo libro "Noi abbiamo un sogno" (ed. Bompiani, 2006) studia il rapporto che lega l'uomo agli altri animali e conferma ciò che tanti studi vanno dimostrando: una corretta relazione da parte dei bambini nei confronti degli animali contribuisce alla formazione di un individuo adulto sano ed equilibrato.

Non insegnare ai bambini ad amare e rispettare gli animali è una vera e propria lacuna educativa, di cui si è soliti sottostimare le conseguenze nella vita adulta, soprattutto nella capacità di relazionarsi con gli altri. Troppo spesso s'incoraggiano i bambini a provare piacere e a divertirsi guardando un animale che soffre. Basti pensare alla corrida in altri paesi, ma anche alle numerose sagre di paese in Italia dove gli animali sono maltrattati, se non addirittura uccisi, sotto gli occhi divertiti delle persone, oppure ai circhi, dove gli animali vengono ridicolizzati, "domati" dall'uomo, asserviti. «Questi contesti - spiega Annamaria - ostacolano lo sviluppo dell'empatia, che è un fondamentale momento di formazione e di crescita. È l'adulto che suggerisce al bambino che cosa è buono e cosa non lo è. Sottovalutando la sofferenza animale e in alcuni casi addirittura mostrandola come un momento da cui trarre piacere, insegniamo ai bambini a non vedere, a non capire, a non farsi carico delle visibili sofferenze di altre creature. Il risultato è un'educazione all'insensibilità, a non riconoscere in un altro essere vivente, umano o animale, i segnali di dolore, a ritenere normali le manifestazioni di dominio del più forte sul più debole».
Sviluppare l'empatia è una tappa fondamentale della crescita. «Empatia - precisa la Manzoni - è un termine che si riferisce alla capacità di capire e sentire quello che gli altri provano, di sapere individuare e riconoscere i sentimenti e le emozioni degli altri: in altre parole, saper vedere la realtà da un punto di vista che non sia solo il proprio».

fra cuccioli ci si intende_01
L'empatia è dunque un tassello fondamentale che ci permette di crescere e di strutturarci tenendo conto delle esigenze dell'altro, è un elemento in grado di contrastare la nostra aggressività. L'empatia si sviluppa in modo articolato e complesso. Un grosso ruolo è giocato dai cosiddetti neuroni specchio (individuati negli anni '90), presenti nelle varie aree del cervello, la cui funzione è quella di imitare le azioni e comprenderne il significato. Ovvero, come sottolinea Annamaria Manzoni, «sono il primo passo nella comprensione del prossimo e nella costruzione delle relazioni». È quindi probabile che i neuroni specchio, che si attivano anche semplicemente osservando, abbiano un ruolo nello sviluppo della violenza per imitazione. Così, se un bambino ha come modelli comportamenti violenti, ci sono buone probabilità che diventerà, a sua volta, un adulto violento. «Se i neuroni specchio esistono allora bisognerà decidere quali sono i modelli da proporre e da far rispecchiare».
Viene da sé che più complesso è "l'altro" per educazione, cultura, abitudini, comportamento, più la nostra empatia richiede uno sforzo. Gli animali sono, in un certo senso, le creature più distanti con le quali ci relazioniamo: la comprensione e il rispetto nei loro confronti sono un atto dovuto in quanto esseri viventi, ma anche un importantissimo mezzo educativo. Sviluppare nei bambini l'empatia nei confronti degli animali è il miglior tirocinio per insegnare loro a capire e rispettare anche gli altri uomini. «Sul versante opposto - spiega Annamaria - la mancanza di empatia nei loro confronti, nella sua forma estrema di maltrattamento, tortura, uccisione è correlata ad altre forme di violenza. I disturbi della condotta e i disturbi antisociali hanno proprio tra i criteri diagnostici la crudeltà nei confronti degli animali». Analizzando, per fare un esempio estremo, le biografie dei serial killer è molto frequente, tra i comportamenti aberranti descritti, trovare anche sevizie verso gli animali.

fra cuccioli ci si intende_03
Nei paesi anglosassoni,
dove si presta più attenzione a questi fenomeni, i comportamenti violenti da parte di bambini e adolescenti nei confronti degli animali sono considerati campanelli di allarme importantissimi, spia di disagi sottostanti. Per esempio, bambini che subiscono violenze e abusi, non sono in grado di scaricare la rabbia verso il proprio aguzzino e così la spostano su creature più deboli sulle quali possono esercitare una forma di potere. Comportamenti gravi d'intolleranza e sevizie nei confronti degli animali non devono essere liquidati come "bravate" e "ragazzate" ma vanno osservati con attenzione perché potrebbero nascondere disagi più profondi.
Gino Ditadi nel suo libro I filosofi e gli animali scrive: "dobbiamo prendere sul serio quei sogni in cui è evocato un mondo conciliato: una rivisitazione del rapporto tra l'uomo e l'animale diventa allora un appello all'intelligenza, alla memoria, al sentimento".



Annamaria Manzoni ha stilato un documento, già sottoscritto da oltre 550 colleghi tra cui nomi importantissimi dell'attuale panorama culturale, in cui si esprime sulle valenze antieducative degli zoo, dei circhi e delle sagre che impiegano animali.
Info: annamaria_manzoni@fastwebnet.it, www.campagneperglianimali.it, www.agireora.org, www.unaecoanimali.it, www.oltrelaspecie.org, www.animalitalia.it