Un mestiere scomparso: l'illustratore per i manifesti dei film. Intervista a Silvano Campeggi, detto Nano, autore di memorabili cartelloni

Scritto da Stefano Giraldi |    Settembre 2005    |    Pag.

Giornalista e fotografo Specializzato in arte ed architettura. Ha realizzato un gran numero di cataloghi per artisti contemporanei italiani e stranieri. È stato a capo di campagne fotografiche per la realizzazione di numerosi volumi sui palazzi e chiese di Firenze per importanti case editrici con le quali collabora tuttora.

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Il cinema è l'arte popolare del nostro secolo:
ecco così nascere film diventati leggende, film che ci hanno fatto trepidare, sognare, film che abbiamo visto una, due e tante altre volte e tante ne vedremmo ancora.
Ma se i film ci hanno fatto sognare, anche i "documenti" di quell'immaginario collettivo non sono da meno: i manifesti del cinema. Chi non ricorda il manifesto di Via col vento, Casablanca, Ben Hur? Immagini che ci assicuravano che quel film ci avrebbe fatto vivere fantasie, paure, desideri.
Abbiamo incontrato sulle colline fiorentine uno degli autori più prestigiosi di quest'arte: Silvano Campeggi, oggi ottantaduenne.

Un giornalista cinematografico milanese, Alberto Pesce, ha scritto di te "Un gigante che si firma NANO". Perché questo nomignolo?
Il mio nome, Silvano, si prestava a questo soprannome, che adopravano anche nella mia famiglia e che poi mi è servito per firmare i manifesti cinematografici americani.

Come sei arrivato al cinema internazionale da fiorentino e così giovane?
Dopo la guerra noi artisti fiorentini ci interrogavamo per trovare soluzioni idonee alla nostra voglia di emergere: Firenze non proponeva niente che potesse sollecitare la nostra fervida fantasia. Franco Zeffirelli, Mauro Bolognini, Alfredo Bianchini ed io partimmo per la capitale in cerca di lavoro. Il cinema è sempre stato il mio sogno nel cassetto, durante la guerra mi ero esercitato nel ritratto con i soldati americani in convalescenza. A Roma conobbi il cartellonista Martinati, che mi propose di concorrere al manifesto Aquila Nera di Freda del 1946 (con Rossano Brazzi e Gino Cervi, ndr), che arrivò primo negli incassi dell'anno. Fui così subito notato e apprezzato.

Quando hai cominciato a lavorare per il cinema americano?
Appena la MGM tornò in Italia seppe di un giovane fiorentino, "Nano", che portava fortuna. Mi contattarono per i film Grand Hotel Astoria e Avventura, con Clark Gable, che ebbero molto consenso. Entrai così a far parte dei cartellonisti cinematografici.

Avevi l'esclusiva per la MGM?
No, oltre alla MGM ho lavorato per Warner Bros, RKO, Paramount, Universal, Rank, United Artists, Twenty Century Fox. Per trent'anni ho visto i muri delle città e dei piccoli paesi tappezzati dai miei manifesti, che venivano stampati dalla Zincografica Fiorentina. I film più importanti
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avevano una tiratura altissima: 10 mila, 15 mila copie a film. È stato un lavoro bellissimo. Il cinema è stato un grande maestro, una vera accademia che mi ha permesso di farmi conoscere attraverso i ritratti degli attori e dei personaggi che ho incontrato: il ritratto di Marilyn Monroe, i bozzetti originali dei film che hanno girato tutto il mondo: Ben Hur, Via col Vento, Casablanca, Bambi, Exodus, Il Cucciolo, Quo Vadis?, West Side Story, Un americano a Parigi, Quando la moglie è in vacanza.

Quando hai terminato queste collaborazioni e perché?
Quando è nata la televisione, che ha sopraffatto l'interesse degli spettatori. La pubblicità sui muri non colpiva più la loro immaginazione. Le case cinematografiche hanno ridotto la produzione di film, alcune hanno addirittura chiuso i battenti. E i cartelloni si sono fatti da allora con le fotografie e i fotomontaggi, più economici e veloci.

Cosa hai prodotto dopo?
Ho lavorato per l'Arma dei Carabinieri, realizzando quadri di battaglie e ritratti alle Medaglie d'oro, il dipinto di Salvo d'Acquisto che è stato usato dalle Poste italiane come francobollo. Da qualche anno m'interesso delle tradizioni popolari ed ho realizzato tavole per il Calcio in costume, il Palio di Siena e per la Giostra del Saracino. Ho rivisitato le nobildonne del Cinquecento fiorentino e i personaggi del '900. Attualmente ho arricchito la galleria di ritratti dei capi di Stato Maggiore dell'Aeronautica italiana. E poi mi mantengo giovane insegnando Visual Design agli studenti della facoltà di architettura di Firenze.

Conosciuto come il "pittore delle dive", Campeggi (nella foto) firma oltre 3000 manifesti per i maggiori film stranieri del dopoguerra. 64 i film da lui disegnati che hanno vinto degli Oscar.