La passione di Ferdinando, figlio dell'ultimo Granduca di Toscana

Scritto da Silvia Silvestri |    Novembre 2004    |    Pag.

Pittrice Ha da sempre associato la sua professione alla ricerca della storia toscana. Attenta ricercatrice della tradizione, a cui si ispira principalmente nelle sue opere pittoriche, essa scrive diffusamente di quegli elementi di curiosità storica di cui è ricchissimo quello che è definito "il giardino d'Italia", la Toscana.

Foto in famiglia
L'album della famiglia
Asburgo-Lorena ci mostra le inevitabili foto ufficiali a firma di noti fotografi dell'epoca (principalmente austriaci) ma in buona parte quelle realizzate da componenti della famiglia o di persone a loro vicine.
Sono queste ultime che ci appaiono più interessanti da un punto di vista documentario, storico e di costume, anche se si rivelano deboli sotto l'aspetto strettamente fotografico. La tecnica è approssimativa e tutto alla fin fine è visto sempre in maniera defilata, con distacco; è anche difficile che il fotografo avanzi di qualche passo per trovare un punto di vista migliore, si limita a riprendere quello che vede dal punto in cui si trova. Il Granduca di Toscana è ritratto seduto su una sedia, sopportando pazientemente i disagi della posa, e ha poco in comune con i suoi predecessori, moltissimo invece con i borghesi suoi contemporanei. Ci sono i giochi dei bambini, le gite, le battute di caccia, scene di vita familiare che ci mostrano gli ultimi rappresentanti di una dinastia che regnò sulla Toscana per 122 anni, lasciando dietro di sé importanti riforme politiche, amministrative ed economiche.

Foto in famiglia 2
Pietro Leopoldo fu la figura centrale
di questo processo di rinnovamento; estinta la dinastia dei Medici, con Gian Gastone, il Granducato di Toscana passò sotto il dominio del ramo secondogenito degli Asburgo di Vienna.
Uno dei primi obiettivi del grande sovrano fu quello di rivalutare le campagne, considerate la fonte della ricchezza delle nazioni, attraverso l'eliminazione di tutto quell'oppressivo reticolo di dazi, dogane e gabelle ereditato dai secoli passati. Impossibile poi non ricordare la nuova "legge criminale" da lui attuata che prevedeva, accanto al riordinamento generale delle strutture giudiziarie e penali, l'abolizione della pena di morte (dando alla Toscana il primato mondiale) e della tortura.
Il nipote Leopoldo II, che i toscani chiamavano fra l'ironico e il familiare 'Canapone', forse per la sua chioma stopposa, promosse i lavori di bonifica della Maremma, già iniziati con Pietro Leopoldo. Così ne parlava in una sua lettera dall'esilio: «La Maremma la prima inferma, bisognosa di assistenza, bella e ricca di speranze».
Ampliò la rete stradale, favorì la costruzione delle linee ferroviarie e cercò di rilanciare l'industria siderurgica e le manifatture. Il 27 aprile 1859 una rivoluzione incruenta costrinse il quarto e ultimo Granduca regnante della casa Asburgo-Lorena ad abbandonare il paese per l'esilio austriaco. La classe dirigente toscana, composta in maggioranza di nobili, si era schierata a favore dell'annessione al Piemonte, con l'appoggio di vasti ambienti della borghesia e persino della popolazione delle campagne.

Anche il figlio Ferdinando fu costretto a partire, avendo avuto appena il tempo di piangere la giovane moglie, morta di tifo durante un soggiorno a Napoli, e seppellita nella cappella Lorena in San Lorenzo. Questo Ferdinando, destinato peraltro a non esercitare mai la sovranità effettiva sul suo Stato, è l'artefice di buona parte delle fotografie di famiglia, avendo appreso, allora ventenne, la tecnica fotografica da Van Lint di Pisa, con il quale aveva compiuto una bella campagna di riprese dei luoghi interessati dalle nuove linee ferroviarie granducali. Naturalmente i suoi soggetti furono limitati agli ambienti dentro i quali fu costretto a vivere.
Ferdinando soffrì molto la lontananza dalla Toscana, non imparò mai il tedesco e trasformò la sua dimora a Salisburgo in un secondo Palazzo Pitti, addobbandola con mobili, quadri e oggetti che gli ricordassero la Toscana.
Dal testamento del Granduca: «...prendiamo congedo... dalla Toscana nostra, che abbiamo tanto amata, tanto sperato ancora di rivedere, tanto desiderato render felice».

Fondo Lorena
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