La prima esposizione italiana dopo l'Unità

Scritto da Pier Francesco Listri |    Settembre 2011    |    Pag.

Giornalista e scrittore Caporedattore per oltre un ventennio del quotidiano "La Nazione", è stato collaboratore del "Ponte" e de "L'Espresso". Profondo conoscitore della storia fiorentina e toscana, alla quale ha dedicato numerosi volumi. Ha curato a lungo i problemi della scuola, redigendo manuali e fondando le riviste "Tuttoscuola" e "Palomar". Ha diretto a Firenze l'emittente televisiva Rete A, al suo attivo ha anche una collaborazione trentennale con la RAI.

La mattina del 15 settembre 1861 - corrono dunque esattamente centocinquant'anni - il re dell'Italia appena riunita, Vittorio Emanuele II, inaugurò in gran pompa a Firenze nei locali della stazione di Porta a Prato, la prima grande Esposizione nazionale del nuovo Regno d'Italia. Durerà due mesi esatti; esporrà oltre 2.500 prodotti, accoglierà 136.000 visitatori. Non era certo nel mondo la prima Esposizione, ma era la prima di un'Italia appena unita che si poneva come tardiva presenza sulla scena internazionale.

Da Londra a New York

È curioso e interessante scorrere il grande e rarissimo catalogo che l'allora noto giornalista Yorick redasse e sul quale sono raccontati (e anche illustrati con splendidi disegni) tutti i prodotti in esposizione. Ma prima di dirne la sostanza, vale ricordare qualcosa sul fenomeno Esposizioni.

Le Esposizioni non erano un fatto nuovo. Mancando ancora radio, televisione e informazione internazionale, erano uno dei modi più fastosi e suggestivi grazie al quale ogni nazione mostrava non solo i suoi prodotti ma anche la sua potenza industriale ed economica. Fu Londra a inaugurarle nel 1756; seguiranno in quel secolo Ginevra, Amburgo, Praga e Parigi. Solo nel 1851 si ha la prima Esposizione universale di Londra, cui fecero seguito due anni dopo quella di Dublino e di New York.

Spopolò nel 1855 la prima Esposizione universale di Parigi che proponeva ben 25.000 espositori ed ebbe 5.000.000 di visitatori. Due anni prima quella di New York aveva voluto affermare l'efficienza industriale nordista di contro al sud agricolo americano.

Più tardi - le Esposizioni erano periodiche e abbastanza fitte - per l'Esposizione mondiale di Parigi del 1889 fu progettata e costruita la celebre Torre Eiffel (compariva il ferro nell'edilizia) che com'è noto non fu poi mai più smontata.

 

Le Esposizioni italiane

La nostra Italia, piccola e divisa, aveva avuto anche lei le sue modeste Esposizioni. Nel 1805 una prima di qualche rilievo si ha a Torino; nel decennio dopo Milano avvia una serie di Esposizioni quasi annuali. Nel 1823 tocca a Napoli, dieci anni dopo anche Firenze avrà le sue prime Esposizioni periodicamente ripetute.

Nate, alla fine del Settecento, forse grazie ai celebri Salons parigini e perfezionate nell'Ottocento, le Esposizioni segnavano il trionfo della borghesia, del nuovo secolo industriale, dell'utilitarismo rampante e proponevano anche le prime avvisaglie del kitsch. Presentavano ogni genere di nuovo prodotto, ma soprattutto si dava spazio alle arti applicate, ma anche a quelle figurative, quando non si celebrava qualche evento speciale: nel 1902 Torino faceva trionfare le arti decorative all'insegna del liberty; Milano nel 1906 celebrava con una Esposizione il traforo del Sempione e nel 1911 il primo cinquantenario dell'Unità d'Italia.

Ma torniamo a Firenze, non ancora capitale dell'appena riunito Regno d'Italia. Si voleva dunque mettere in mostra quanto il nuovo Regno offrisse nei vari settori produttivi, dal Piemonte alla Sicilia. In realtà l'Esposizione, com'era fatale, finì per mettere in evidenza le non poche arretratezze del nuovo Stato, appena uscito dalla camicia di forza delle barriere doganali interne. Ovvio anche che il settore dell'agricoltura facesse la parte del leone. Cosimo Ridolfi, che era stato pars magna dell'organizzazione, presentò fra l'altro un nuovo tipo di aratro da lui brevettato detto ‘coltro', che con le sue lame rivoltava più a fondo la terra, mentre lunghissime file di badili e di zappe raccontavano l'Italia contadina (in altri padiglioni le macchine agricole inglesi a motore facevano la loro ben più moderna figura).

Dalle candele al motore a scoppio

Generosi erano i prodotti gastronomici messi in mostra, tra cui primeggiarono i vini nazionali, con la curiosa conclusione che a vincere i premi finali non furono i rinomati vini toscani prodotti anche dal Ricasoli, bensì i vini siciliani.

Un intero padiglione fu dedicato alle candele che erano ancora un diffuso sistema d'illuminazione: ne nacque anche un dibattito sui giornali se quelle steariche fossero da preferirsi a quelle di sego.

Quasi per caso - almeno rispetto alla distratta attenzione del pubblico - l'Esposizione fiorentina del '61 presentò anche alcune importanti e significative novità. Era in mostra per la prima volta, il motore a scoppio di Barsanti e Matteucci. Fu proposto anche il pantelegrafo, invenzione del senese abate Caselli che era l'anticipazione dell'odierno fax; la burocrazia statale francese subito lo adottò, mentre invece l'Italia lo lasciò cadere nel dimenticatoio. Di minor interesse, ma certo caro ai militaristi fu anche la presentazione dell'italianissimo "cannone Cavalli", invenzione del generale omonimo, con la carica dalla culatta.

Fra le novità anche la presenza per la prima volta di una nuova arte o meglio di un'invenzione scientifica quale la fotografia che aveva pochi decenni di vita, e che qui fu eminentemente rappresentata dai fiorentini, i tre fratelli Alinari.

Del tutto trascurata dal pubblico fu la prima uscita ufficiale del gruppo dei pittori Macchiaioli (esposero Cabianca, Signorini e il giovane Fattori) ai quali furono preferiti i quadri di pittura storica (La cacciata del duca di Atene dell'Ussi) allora in voga.

Il 2015 vedrà l'Esposizione di Milano, quest'anno 2011 celebra l'Italia unita. Non era inutile ricordare l'evento fiorentino di centocinquanta anni fa.

 


Nelle immagini la Stazione Leopolda di Firenze, ieri e oggi.

 


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