Cresce la raccolta dei rifiuti organici: la situazione in Toscana, in arrivo a Firenze mille nuovi cassonetti

Scritto da Olivia Bongianni |    Maggio 2008    |    Pag.

Laureata in scienze della comunicazione con una tesi su "Il cuore si scioglie", è giornalista professionista.

Si è occupata di organizzazione di eventi e ha collaborato con alcuni uffici stampa. Ha scritto articoli per l'Unità.

Collabora con un'agenzia di comunicazione e ha scritto per la rivista "aut&aut" su tematiche relative all'innovazione nella Pubblica amministrazione.

È appassionata di lettura, cinema, calcio.

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Bucce d'arancia sì, legno verniciato no, gusci d'uovo sì, olio e grassi no, fondi di caffè e filtri di thè sì... e poi, ancora, scarti di cucina vegetali e animali, foglie, rami derivanti dalla manutenzione di piccole aree verdi. La parte "organica" comprende un'ampia fetta dei rifiuti solidi urbani che produciamo ogni anno, pari circa a un terzo di quello che abitualmente finisce in pattumiera. Si parla molto di raccolta differenziata, forse però non tutti sanno che ciò che "resta nel piatto", così come i trucioli di legna, i fiori appassiti, gli avanzi dell'orto e perfino la carta e il cartone in piccole quantità possono diventare un utilissimo concime da impiegare in agricoltura e giardinaggio. Come? Attraverso il compostaggio, quel processo di trasformazione che, "imitando" quello che fa la natura con la biodegradazione, permette di ottenere un ottimo fertilizzante dalla lavorazione della frazione umida dei rifiuti. Funghi, lombrichi, batteri ed altri microrganismi presenti nel terreno, nutrendosi dei residui organici, li decompongono infatti fino a ridurli in elementi più semplici, preziosi per alimentare le piante ed assicurare la fertilità del suolo.

Secondo i dati di Cispel Confservizi Toscana (l'associazione regionale delle aziende di servizio pubblico), su un totale di circa 800mila tonnellate di rifiuti raccolti in maniera differenziata, lo scorso anno in Toscana l'organico ha superato quota 233mila tonnellate. Una cifra che comprende non solo l'organico domestico, ma anche quello prodotto dai cosiddetti "grandi utenti" (mense, alberghi, ristoranti, negozi di frutta e verdura) e i "rifiuti verdi", ovvero gli sfalci e le potature dei giardini. Il compost che se ne ricava è pari a circa 60mila tonnellate: indicativamente, il 20 per cento circa viene commercializzato per hobbistica, l'80 per cento consegnato gratuitamente.

Gli impianti
Da Massa a Siena (Le Cortine) passando per Montespertoli (Firenze) e Pontedera (Gello), attualmente sono otto gli impianti di compostaggio attivi nella nostra regione. Tra questi c'è anche lo stabilimento di Case Passerini, nel comune di Sesto Fiorentino, dove il mese scorso sono state inaugurate 14 nuove biocelle per la produzione di compost. Un'innovazione che, grazie alle lavorazioni al chiuso e tramite scrubbers e biofiltri, punta ad eliminare il problema del cattivo odore, fonte in passato - complici la direzione del vento e le escursioni termiche - di qualche disagio per gli abitanti. Non solo. L'obiettivo è anche quello di incrementare il recupero dell'"umido": è stato infatti annunciato che sono in arrivo a Firenze circa 1000 cassonetti per l'organico domestico (quelli con il coperchio marrone di Quadrifoglio, oggi i meno presenti in città) con l'intento di raggiungere il traguardo del 40 per cento di raccolta differenziata. Grazie a questo intervento (a fronte di 13 milioni di euro di investimento) Case Passerini diventa l'impianto di compostaggio più grande della Toscana. Con una potenzialità più che triplicata: possono essere trattate qui - per la produzione di diversi tipi di compost - fino a 67.680 tonnellate all'anno di rifiuti organici, provenienti sia dalla raccolta differenziata che dalla selezione meccanica dei rifiuti indifferenziati, a cui si sommano oltre 18mila tonnellate l'anno di rifiuti verdi.
Già, perché c'è compost e compost: si va dal "compost grigio" - un terriccio di bassa qualità utilizzabile per la copertura di discariche e per ripristini ambientali che si ottiene dalla lavorazione dei rifiuti indifferenziati - al compost di alta qualità. Quest'ultimo si ricava per lo più dalla raccolta differenziata dei residui organici e può essere utilizzato in agricoltura (convenzionale e biologica), viticoltura, orticoltura e florovivaistica.

Fertilizzante in proprio
Dai rifiuti sbocciano i fiori allora... ma cosa può fare una famiglia a casa propria? Per incentivare la raccolta differenziata dell'organico alcuni Comuni, insieme alle aziende, effettuano ad esempio la distribuzione di biopattumiere: Publiambiente, nel territorio su cui opera (prevalentemente il Mugello, il Pistoiese e l'Empolese-Valdelsa) consegna una scorta di sacchetti e un bidoncino apposito, consentendo così di selezionare gli scarti organici che poi vanno depositati negli appositi cassonetti (verdi, in questo caso).
Ma per chi ha un piccolo spazio verde a disposizione, un'altra possibilità da prendere in considerazione è quella di produrre in proprio un fertilizzante naturale da utilizzare nell'orto, in giardino e per le piante in vaso. Come? Dotandosi (o fabbricandola da soli, perché no) di una compostiera domestica. In commercio se ne trovano diversi modelli: generalmente sono in plastica e di forma per lo più cilindrica, e il loro prezzo si aggira mediamente attorno ai 150 euro. Ma diversi comuni toscani prevedono ad esempio riduzioni sulla tariffa di igiene ambientale (Tia) per chi sceglie di puntare sul compost fai-da-te, e molte aziende procurano loro stesse le compostiere, o in comodato o a cifre accessibili (il Quadrifoglio, ad esempio, le fornisce a 10 euro). In alcuni casi la loro consegna viene preceduta da incontri preparatori per illustrare un corretto utilizzo.



Nel giardino
Fatto in proprio
Ecco qualche "dritta" per chi vuole piazzare una "compostiera" nel proprio giardino. Per cominciare, bisogna scegliere un luogo ombreggiato (sotto un albero andrà benissimo) ed evitare zone fangose e dove l'acqua può ristagnare. A contatto con il terreno è consigliabile spargere uno strato di 10-20 centimetri di spessore di legno sminuzzato, trucioli e paglia. Bisogna ricordarsi di assicurare al compost una buona miscelazione, con un apporto di scarti vario e regolare, garantire una certa areazione (il che significa soprattutto una buona presenza di ossigeno e "rivoltare" il contenuto quando necessario) e mantenere un livello ottimale di umidità drenando, ombreggiando e annaffiando in base alle esigenze. Infine, occorre armarsi di pazienza (ci vogliono dai 2/4 mesi per il compost fresco, che va bene per l'impiego nell'orto, 8/12 mesi per il compost maturo, ideale per i vasi fioriti) e... fare attenzione. Una piccola distrazione nell'effettuare la raccolta dell'organico, raccomandano gli esperti, può costare davvero cara: inserire qualcosa di non biodegradabile significa infatti compromettere il contenuto di un intero carico e rendere il tutto - stavolta sì - proprio da cestinare.



Siena
Compost griffato
C'è anche chi gli ha dato un nome: è il caso del compost "Terra di Siena", prodotto (e messo in vendita, sia al dettaglio che all'ingrosso) da Sienambiente, la cui qualità è certificata dal Cic (il Consorzio italiano compostatori), che ne controlla i parametri con analisi bimestrali.
«Toscana Ricicla, la nostra azienda specializzata nella valorizzazione della raccolta differenziata, ha recentemente concluso un progetto insieme ad Arsia per l'impiego del compost di qualità in agricoltura», spiega Alfredo De Girolamo, presidente di Cispel Confservizi Toscana. L'obiettivo è quello di far sì che i prodotti riciclati possano trovare una collocazione sul mercato: «Nel caso del compost utilizzato come ammendante - precisa De Girolamo - dobbiamo infatti fare accordi con gli agricoltori ma anche promuovere l'acquisto del compost di qualità da parte di enti pubblici per parchi e giardini e dei gestori dei terreni demaniali».

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