Scritto da Antonio Comerci |    Ottobre 2017    |    Pag. 30, 31

Da molti anni nell'Unicoop Firenze, si è occupato di varie tematiche, soprattutto dal punto di vista consumerista e storico.

Autore alla fine degli anni ’80 di alcune pubblicazioni: Guida alla spesa - per spendere meglio e sapere cosa si compra (1989); Ecologia domestica - suggerimenti per rispettare l'ambiente (1989); Vivere la sicurezza - i pericoli dell'ambiente domestico; Frutti esotici – Piccola guida per conoscerli, riconoscerli e apprezzarli (1987); A come agrumi (1987).

Nel 1982 ha organizzato le Giornate dei giovani consumatori, a Firenze, che hanno visto la partecipazione di oltre 12 mila studenti e sono state la prima esperienza in grande stile della Coop nel mondo della scuola e dell'educazione ai consumi.

Dirige dal 1981 l'Informatore, mensile inviato ai soci dell'Unicoop Firenze, con una tiratura di oltre 600 mila copie. Dal '92 è responsabile della comunicazione istituzionale dell'Unicoop Firenze.

Nel 2004 esce “All’origine dell’oggi – Cronaca degli ultimi 40 anni della cooperativa”, una cronologia dei più significativi eventi che hanno caratterizzato l’Unicoop Firenze e la cooperazione di consumo dal 1960 in poi. Stampato in proprio dall’Unicoop Firenze, la ricerca, le immagini e i testi della pubblicazione sono di Comerci.

Nel 2007 ha pubblicato per "I tipi" della Mauro Pagliai Editore, il libro "sComunicati - Viaggio fra i mezzi e i messaggi della società che comunica", con la prefazione del prof. Carlo Sorrentino, docente dell'Università di Firenze.

Per i cinquanta anni dalla registrazione della testata, nel 2013 esce “Quelli che... informano – Storia e considerazioni sul giornale dell’Unicoop Firenze” pubblicato dall’Unicoop Firenze e diffuso in migliaia di copie. Nella pubblicazione s’intreccia la biografia dell’autore, la comunicazione e la storia dell’Unicoop Firenze.

Nel 2018 Comerci va in pensione e pubblica un’edizione aggiornata de “All’origine dell’oggi”. È incaricato dalla cooperativa della responsabilità dell’Archivio storico dell’Unicoop Firenze.

Le lettere dei soci

Fiorentini o pisani

Acquistando i pomodori ho notato il cartellino con scritto “pomodoro rosso riccio”. In realtà erano pomodori “fiorentini” che io conosco e acquisto, e infatti nella cassetta la scritta riportava l’esatta qualità “pomodoro fiorentino”. Un invito a chiamare le cose con il loro nome senza indicare qualità inverosimili come “pomodoro rosso riccio”. Può essere una descrizione dell’aspetto ma non della qualità.

C.D. - Pelago (Fi)


La nostra Toscana è per antonomasia terra di campanili e il pomodoro indicato conferma questa vocazione. In pratica la descrizione e l’origine di questo prodotto è “contesa” tra le provincie di Pisa e Firenze. Firenze rivendica la sua origine chiamando questa varietà “pomodoro costoluto fiorentino”, Pisa invece lo chiama “pomodoro pisanello”. Quando abbiamo adottato una delle due descrizioni abbiamo ricevuto segnalazioni e critiche dalle due parti. A questo punto abbiamo provato a risolvere il “conflitto” ricorrendo a una descrizione neutra:è qui l’origine della definizione pomodoro rosso riccio. (Alberto Giusti, responsabile settore ortofrutta Unicoop Firenze)



Cani di legno

Come fiorentino rifiuto di credere che non si potesse trovare una forma scritta più precisa e meno ridicola di quella che compare nella pubblicità a pagina 33 dell’Informatore di giugno 2017. Mi riferisco all’offerta a centro pagina, quella della cuccia per cani. Appena ho letto la presentazione dell’offerta, mi sono detto: ma se il cane è in legno, a cosa gli serve la cuccia? Possibile che nessuno rilegga criticamente ciò che scrive, per analizzarne il senso, onde evitare di cadere nel ridicolo? Era troppo difficile scrivere “Cuccia in legno per cani”, evitando ogni ambiguità?

P.R. - Ronta (Fi)


Abbiamo ringraziato l'attento socio, la correzione di centinaia di prodotti al mese (quella sull’“Informatore” è solo una piccola selezione) può portare anche a queste piccole “distrazioni”, di fatto per fortuna non sostanziali. Sul volantino con validità dal 1° giugno, lo stesso articolo ha una descrizione diversa, dato che ci siamo accorti dell'errore.


L’uovo mancante

Ho acquistato una confezione da 6 uova della linea ViviVerde presso la Coop. Tornato a casa, sorpresa delle sorprese, nella confezione c'erano cinque uova! Poiché la confezione era integra e una volta strappato l’involucro non è possibile dimostrare il fatto presso lo sportello del supermercato, mi limito solo a segnalare l’accaduto.

F.P. - Firenze


Dato che la mancanza non è da poco, ci avrebbe fatto comodo sapere il lotto viziato. Ci rendiamo conto che il rimborso di un uovo non vale il tempo e l’impegno di andare al box informazioni, ma la collaborazione dei soci nel segnalare i problemi che si riscontrano nei prodotti valgono più di tanti controlli a campione e ispezioni presso i fornitori.


Logo o non logo

Avete presente il logo Coop con le prime tre lettere attaccate e la p con lo spazio sotto? È pressoché simile anche quello di altre cooperative straniere, come la svedese, norvegese, svizzera. Ora, la grande domanda: perché il logo è quasi uguale? Non credo che in Norvegia si siano ispirati alla Coop italiana, o viceversa...

G.P. - San Casciano Val di Pesa (Fi)


Il logo Coop, così com’è disegnato, è stato ideato da Albe Steiner nel 1963: la data è certa e la documentazione fotografica dei punti vendita dopo il 1963 dimostra che tutte le cooperative adeguarono le insegne in pochi anni. Quando uscì fu salutato come originale e innovativo anche a livello internazionale. Certo! Le lettere sono quelle, ma il disegno, lo stile, il colore, i piccoli particolari lo fanno unico e inconfondibile.


L’altro hamburger

Compravo presso di voi l’hamburger di suino, carne al fuoco Aia, un prodotto molto valido che da un paio di mesi è stato tolto dall'assortimento; vorrei chiederne i motivi.

L.P. - Cascina (Pi)


L’abbiamo sostituito con l’hamburger suino “Banco del gusto”, prodotto italiano, preparato dal nostro centro lavorazione di Pontedera e quindi con la filiera controllata e la qualità garantita. (Simone Trucioni, settore carni di Unicoop Firenze)


Domenica e dintorni

Mi riferisco alle aperture festive e alla vostra intenzione di non seguire l'esempio della concorrenza con aperture indiscriminate. Purtroppo con le vostre scelte in realtà i giorni di apertura sono aumentati rispetto al passato, perché 40 punti vendita su 104 saranno aperti tutte le domeniche. Anche se i negozi avranno la serranda abbassata in 10 giorni di festività nazionale (contro i 7 del passato), staranno aperti circa 24 domeniche in più. Mi sembrano dati importanti che comunque non emergono dagli articoli scritti sull'argomento. Se da una parte capisco la necessità di stare sul mercato, dall'altra vi chiedo di rivedere, per il benessere dei vostri lavoratori e per un aspetto di “condivisione della vita sociale”, almeno i giorni di chiusura comprendendo Ognissanti e l'Immacolata (quindi aumentare le chiusure a 12 giorni l'anno) e ridurre ulteriormente l’orario di apertura domenicale (ed esempio dalle 8.30 alle 12.45).

L.Z. - Pistoia


I punti vendita aperti la domenica erano 57 e non 40 come ora, e sette aprivano tutto il giorno. È difficile fare un conto preciso delle domeniche di apertura e confrontarle con quelle fatte fino ad ora, perché la situazione era molto fluida. Con 40 negozi sempre aperti diamo ai soci e clienti la certezza del servizio, senza doversi informare su quale è chiuso e quale aperto; aprendo solo la mattina diamo la certezza ai lavoratori di non lavorare il pomeriggio; i conti della cooperativa dovrebbero migliorare per i minori costi e i maggiori incassi la mattina. Con la nostra scelta speriamo di non perdere quote di mercato: chi trova chiuso da noi, va al vicino concorrente sempre aperto la domenica. Per quanto riguarda le due festività, il 1° novembre e l'8 dicembre, per ora non ci sembra il caso di regalare alla concorrenza due festività nel periodo natalizio.


L’App sbagliata

Ero alla Coop per la spesa. Arrivato alla cassa ho presentato la tessera Coop memorizzata sul cellulare, dove per comodità ho salvato una decina di altre carte fedeltà che uso ovunque regolarmente. Sono rimasto sbigottito quando la cassiera si è rifiutata di riconoscere la carta memorizzata sul mio cellulare, dicendo che disposizioni di Unicoop di Firenze restringono l’accettazione delle carte socio alle sole salvate sull’App di Unicoop (di cui non disponevo al momento) e costringendomi a lasciare prodotti destinati ai soli soci. Mi sono sentito umiliato come se stessi cercando di commettere una frode. Ritengo questa disposizione non solo discriminante per tutti quei soci che non hanno ancora la fatidica App dell’Unicoop, ma anche controproducente per Coop stessa. Inoltre, non trattandosi di carte pagamento o altro, non c’è alcun rischio di frode o manomissione.

M.D.P - Cascina (Pi)


La carta socio non è una normale carta fedeltà, essere socio significa stabilire un rapporto di natura economica con la propria cooperativa, regolato dalla legge, e quindi l’uso della carta dev’essere personale ed individuale: per questo abbiamo studiato SalvApp solo per i soci di Unicoop Firenze, che permette di sapere chi usa la carta e garantisce soprattutto il socio. Mentre le altre App equivalgono a fotocopie della carta socio, che tutti possono fare ed utilizzare: un’altra persona che abbia una fotocopia della carta può prendere i punti del socio e fare la spesa con il Salvatempo, magari scorrettamente e a nome del vero socio.


Nespole spagnole

Faccio la spesa unicamente alla Coop, e ci sono quasi tutti i giorni: più volte avrei voluto acquistare delle nespole, ma noto con grande sorpresa che provengono solo dalla Spagna. Eppure quasi in tutti i giardini, orti e campi di casa nostra ci sono nespoli carichi di frutti a km zero, che potrebbero essere raccolti anziché lasciati a marcire sugli alberi, e messi in vendita a un prezzo più vantaggioso. Possibile che la Coop non ci abbia pensato? Sarà possibile in futuro trovare nespole italiane?

M.P. - Signa (Fi)


Fare agricoltura in Toscana è difficile rispetto ad altre realtà produttive in quanto la produzione è fortemente frammentata in tanti piccoli e piccolissimi produttori e il processo aggregativo tra loro sta procedendo a rilento. Comunque il problema non riguarda solo le nespole toscane, ma vale anche per i prodotti nazionali. In parole povere, non esistono ad oggi aziende che coltivano quantità importanti di nespole e che le commercializzano, per lo meno non siamo ancora riusciti a trovarne noi. In ogni caso continueremo a cercare su questo fronte. (Alberto Giusti, responsabile settore ortofrutta Unicoop Firenze)


Buoni e giusti

È di oggi l’ennesima notizia del fermo di alcuni “caporali” in Puglia. Ormai è una piaga endemica in quelle zone e se volessero eradicarla veramente potrebbero, ma fa comodo a molti. Scrivo la presente riflessione perché quando vado a fare la spesa e porto a casa il cestino di ciliegie, di albicocche, la cassettina di uva o di verdure, penso sempre a quella povera donna morta sotto il tendone a raccogliere quell’uva che potenzialmente io mi gusto deliziandomi. Ditemi veramente che quello che mi porto a casa non è frutto di lavoro schiavizzato, ma prodotto e raccolto eticamente e che il mio acquisto va a sostegno del settore agricolo. Solo così sapendo potrò gustare appieno i veri sapori del nostro meraviglioso Mezzogiorno.

R.B. - San Casciano Val di Pesa (Fi)


Nel 1998 Coop è stata la prima in Europa, e l’ottava nel mondo, ad adottare lo standard SA8000 per ottenere precise garanzie in tema di responsabilità sociale dei fornitori di prodotti a marchio Coop. Sono numerosi i controlli e le ispezioni condotti in questi anni sui fornitori, sia di prodotti a marchio sia degli altri da noi venduti. I risultati sono sempre più incoraggianti, in quanto partiamo da una situazione di vantaggio avendo già da tempo attivato le ricognizioni. Con la campagna “Buoni e giusti”, rilanciata l’anno scorso, abbiamo intensificato il controllo, che si affianca a quello delle istituzioni.