Conversazione con Margherita Hack su movimenti astrali e ambiente

rentina fra le stelle
Avrebbe dovuto laurearsi in lettere, o almeno era quello che i suoi genitori speravano. E lei, per non deluderli, s'iscrisse proprio a quella facoltà. 'Ma dopo un'ora di lezione mi resi subito conto che non era la scelta giusta - ricorda oggi sorridendo -. Mi sembravano tutte chiacchiere, così cambiai e mi iscrissi a fisica'. Oggi, a 78 anni, Margherita Hack è un'astrofisica famosa in tutto il mondo. Anche se lei ci tiene a sottolineare che non è nata con la vocazione per le stelle. 'Quello che mi è sempre piaciuto è la ricerca - dice -. Sono finita all'osservatorio di Arcetri per caso, solo perché la tesi in elettronica, che avrei voluto fare, era già stata assegnata a un altro studente'.
Triestina d'adozione - città nella quale vive ormai da più di 35 anni - Margherita ha conservato pressoché intatto il suo accento fiorentino. D'altronde fiorentini erano i suoi genitori, come fiorentino è suo marito, conosciuto quando erano solo dei bambini; e quel cognome straniero, dal suono breve e deciso, non è altro che un'eredità del nonno svizzero.
A Firenze, dove vive ancora un fratello del marito, Margherita non capita più tanto spesso, e il più delle volte è per motivi di lavoro. L'ultima occasione è stata il mese scorso, per la presentazione del suo ultimo libro 'Sette variazioni sul cielo' (Raffaello Cortina editore, lire 32 mila). Un libro in cui raccoglie tutti quei dubbi e quegli interrogativi che più frequentemente vengono rivolti a un astronomo: Che cos' è l'infinito? Com' è nato l'universo? C'è vita sugli altri pianeti? Come e quando avverrà la fine del mondo?

Non sono certo domande facili: che cosa risponde, in questi casi, la professoressa Hack?
Che sono paure ancestrali, del tutto ingiustificate. Bisognerebbe temere molto di più l'effetto serra o il buco dell'ozono, che una possibile apocalisse. Le possibilità di finire disintegrati da un meteorite oppure bruciati dal sole sono alquanto remote. Il pericolo più imminente è l'uso scellerato che stiamo facendo delle risorse del nostro pianeta. Che vengono utilizzate soltanto dal 20 per cento della popolazione mondiale. Se anche i paesi del Terzo mondo si comportassero come quelli industrializzati la Terra non ce la farebbe. L'unica soluzione è consumare tutti meno, per poter vivere meglio.

Allora la fine del mondo non ci sarà...
Quello che sappiamo è che l'universo è in continua espansione, e potrebbe continuare ad espandersi all'infinito. Le galassie si allontanerebbero le une dalle altre, in un universo sempre più rarefatto. E in questo caso avremmo una morte fredda. Ma si potrebbe verificare anche una contrazione. Cerco di spiegarmi meglio con un esempio: quando un razzo viene lanciato nello spazio, deve viaggiare a una velocità superiore a quella di fuga, altrimenti la sua corsa finirà e il razzo ricadrà sulla Terra, attratto dalla forza di gravità. Se andrà ad una velocità superiore, invece, la sua spinta sarà rallentata ma la sua corsa proseguirà. Dalle ultime ricerche appare ormai certo che c'è qualcosa - non sappiamo bene cosa - che si oppone alla forza gravitazionale, il che avvalorerebbe l'ipotesi di un'espansione dell'universo e quindi di una fine del mondo al freddo, cosa che comunque potrebbe accadere solo tra molte decine di miliardi di anni. Il sole invece inghiottirà la terra tra circa 5 miliardi di anni: e sarà la nostra fine certa.

Che cosa resterà di noi?
Anche in questo caso dipende molto dalle proprie convinzioni, se uno crede in Dio oppure no. Talete pensava che le stelle fossero fatte della stessa materia della terra, e aveva ragione. Anche l'uomo è fatto di quella materia: silicio, carbonio, ferro... Io penso che di me resteranno delle molecole, che andranno a finire in qualche altro essere vivente. E sposo la tesi di Epicuro: finché c'è la vita non c'è la morte, e quando c'è la morte non ci siamo più noi; quindi perché preoccuparsi? E poi non è compito dello scienziato spiegare il 'perché' delle cose; noi ci occupiamo del 'come': studiamo la natura, cercando di capire le leggi che la regolano, ma senza alcuna pretesa filosofica.

Ma secondo lei siamo soli nell'universo?
Pensare di essere unici sarebbe un atto di superbia. Oggi sappiamo con certezza che esistono altri sistemi planetari, extrasolari, ma non sappiamo se hanno caratteristiche favorevoli allo sviluppo di forme di vita evolute. Su Marte, ad esempio, ci potrebbero essere dei batteri, ma l'uomo non potrebbe sopravvivere. La Terra sembra essere stata fatta su misura per l'umanità ed è su questo che si basa il principio antropico, che vede nella creazione del mondo una finalità. Ma chi non è credente - ed io non lo sono - non può accettare questa teoria. Un'ipotesi interessante è quella del multiverso, che è l'esatto opposto del concetto di universo: ovvero tanti universi, alcuni dei quali adatti ad ospitare varie forme di vita, anche intelligente. Un'idea scientificamente appropriata, che rappresenta la massima estensione del principio copernicano. Mezzo secolo fa la Chiesa non accettava l'ipotesi che ci potessero essere altri pianeti abitati: nel dopoguerra veniva respinta per motivi che fanno anche sorridere, perché, si diceva, in questo caso Gesù avrebbe dovuto vagare per l'universo per portare a tutti il suo messaggio di pace. Le cose però sono cambiate e oggi alcuni astrofisici gesuiti accettano l'idea che ci possano essere altre forme di vita oltre a quella terrestre.

Anche in questo suo ultimo lavoro c'è un duro attacco all'astrologia...
Guardi, bastano due paginette per dimostrare che sono tutte fesserie. L'astrologia è un residuo dell'ignoranza del passato, che campa sulle debolezze e le paure dell'uomo. Ognuno ha il diritto di credere a quello che vuole ma per carità, non si tenti di spacciare l'astrologia per una scienza! Ricordo quell'astrologo che in occasione dei mondiali di calcio del '98 predisse che l'Italia avrebbe riservato delle sorprese; il che sarebbe puntualmente avvenuto qualsiasi cosa fosse accaduta.

Lei apre il libro citando Leopardi e chiude con un elogio ad Eva...
L'ho fatto perché ritengo che sia il miglior simbolo della volontà di conoscere, della ribellione ad accettare il dogma calato dall'alto. Grazie a lei, biblica madre dell'umanità, si è fatta la prima esperienza di libertà.

Triestina d'adozione
Margherita Hack si è laureata in fisica nel 1945 all'Università di Firenze ed è professore ordinario all'Università di Trieste dal 1964. Fino al 1987 ha diretto l'Osservatorio astronomico di Trieste, dandogli una fama internazionale, e dal 1985 al 1990 il Dipartimento di astronomia dell'Università di Trieste. Attualmente è professore emerito dell'Università di Trieste. Si è dedicata a vari campi dell'astrofisica, principalmente allo studio delle stelle e alla loro evoluzione. E di stelle ha scritto, pensato, parlato nelle università di tutto il mondo: come ricercatore visitatore ha trascorso periodi di studio a Parigi, a Utrecht e Groningen, in Olanda; e poi California, Virginia, New Jersey, e ancora Città del Messico, Ankara, Istanbul. Membro di gruppi di lavoro degli enti spaziali europeo e americano, ha promosso in Italia la ricerca astronomica con telescopi ultravioletti montati su satelliti artificiali. E' autrice di circa 250 lavori originali su riviste internazionali e di una quindicina di libri, tra i quali ricordiamo L'universo alle soglie del 2000, ed. Rizzoli 1992, Alla scoperta del sistema solare, ed. Mondadori 1993 e Una vita tra le stelle, ed. Di Rienzo 1995. La sua semplicità nell'affrontare argomenti piuttosto ostici, rendendoli così accessibili a tutti, e le sue grandi capacità comunicative ne hanno fatto un personaggio molto popolare, grazie anche alle frequenti apparizioni in tv.