La separazione fra proprietà e gestione delle cooperative, come antidoto alla perdita del ruolo della cooperazione. Intervista a Turiddo Campaini, presidente dell'Unicoop Firenze

«Vorrei manifestare un'aspirazione che non oso pensare si realizzi immediatamente, ma vorrei che si concretizzasse nel tempo: quella di veder cessare l'attribuzione di una coloritura politica al movimento cooperativo e alle sue attività finanziarie».
Ha esordito così Turiddo Campaini, presidente di Unicoop Firenze, alla conferenza stampa che si è tenuta a Firenze il 9 gennaio '06 presso la sede di Unicoop Firenze.
«È una definizione sbagliata, che non corrisponde a realtà - ha proseguito Campaini -. La finanza che può avere origine dal mondo cooperativo dev'essere, e in larga parte lo è, più vicina ad interessi generali e alle aspirazioni dei milioni di soci che appartengono a questo mondo. E allora il termine che vedo più vicino non è quello di "finanza rossa" ma di finanza popolare, al servizio della gente: senza illusioni, ma con caratterizzazioni precise».

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Le dichiarazioni di Campaini portano con forza alla ribalta
i termini politici ed etici del modo di essere impresa cooperativa oggi, dopo che per intere settimane sui giornali e nei principali telegiornali si è affiancato allo scandalo della Banca popolare italiana e dei finanzieri d'assalto, quello della scalata alla Banca nazionale del lavoro da parte dell'Unipol.
«Dal dibattito di queste settimane dobbiamo recepire stimoli critici: ne abbiamo bisogno. Non possiamo permetterci di ridurre la sintonia fra le cooperative e i milioni di soci che ne fanno parte. Per questo dobbiamo avere orecchie per ascoltare e cervello per riflettere».

L'Unicoop Firenze si è sempre distinta, insieme a Coop Centro Italia, dalla scelta di altre cooperative. Lo ha fatto perché intuiva comportamenti da parte dei vertici dell'Unipol non consoni all'etica cooperativa?
«Il no della nostra cooperativa a Consorte è venuto ancora prima dell'Opa (Offerta pubblica d'acquisto) di Bnl: non ci trovavamo d'accordo sul modo di gestire l'Unipol. Per questo gran parte del mondo cooperativo toscano non ha voluto aderire all'aumento di capitale necessario per portare in porto quella operazione. Gli interessi della cooperazione non possono essere delegati a nessuno e devono essere verificati in discussioni e scelte collegiali. È il no a Consorte che ci ha guidato al no all'Opa su Bnl.
Questa vicenda tuttavia non deve far dimenticare che Unipol dal punto di vista economico è una delle prime società assicurative del nostro paese, gode di ottima salute, e non è meno seria di altre».

Lei è stato eletto presidente di Finsoe, la finanziaria che controlla Unipol, nella quale è azionista di maggioranza Holmo (espressione delle cooperative aderenti alla Legacoop) e sono presenti altri operatori importanti come Mps ed altri. Perché ha accettato questo incarico?
«Per me sarebbe stato più facile stare fuori dalla mischia in un momento così difficile, ma ho dedicato una vita a Unicoop Firenze, al movimento cooperativo e ai suoi valori, e in un momento così complesso non possiamo sottrarci all'impegno per rimontare una situazione di difficoltà.
Entro in gioco per aiutare a rimettere il carro in pista per etica e giusto rapporto fra proprietà e management ed abbiamo già iniziato ad operare in questa direzione».

L'Unicoop Firenze già da tre anni è entrata a far parte dell'azionariato del Monte dei Paschi di Siena. Quindi le Coop possono investire nelle banche?
«Siamo entrati nell'Mps con due obiettivi: contribuire a rafforzare ed estendere le radici territoriali e sociali di una grande banca e mettere insieme due realtà significative del mondo toscano, attuando tutte le sinergie possibili nell'interesse dei nostri soci.
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Proprio per questo abbiamo costituito Integra, una società partecipata al 50% da Unicoop Firenze e Consum.it, la società di Mps che opera nell'ambito del credito al consumo. Integra spa nasce con l'obiettivo di proporre e gestire nuovi strumenti finanziari per i soci di Unicoop Firenze, e nel corso del 2006 le prime a vedere la luce saranno due nuove carte socio abilitate al pagamento.
Ma è il primo obiettivo quello più importante e strategico per la cooperativa. Con la legge che impone alle Fondazioni proprietarie degli istituti bancari di limitare al 30% il peso delle azioni possedute, è giusto lasciare mano libera al solo capitale privato?
Attualmente Banca Mps ha come maggiore azionista la Fondazione Mps, espressione degli enti ed istituti locali senesi, ed è quindi espressione degli interessi e dell'economia del territorio. L'entrata di una cooperativa come la nostra, espressione di un milione di soci toscani, va nella direzione che ha sempre caratterizzato l'istituto senese ed è un modo per rappresentare e sviluppare gli interessi popolari e imprenditoriali della regione, senza perdere di vista i nostri obiettivi e le aspettative che la gente nutre nei nostri confronti».

La diversità del mondo cooperativo: è proprio questo l'aspetto messo in crisi dalle vicende di questi giorni...
«Sono stati giorni di dibattito molto acceso. Ci sono stati personaggi sicuramente non ostili pregiudizialmente al mondo della cooperazione come Ruffolo e Bruno Trentin, che non sono stati leggeri intermini critici.
Non so se il movimento cooperativo ha perso l'anima: la divisione in bianco e nero non rispecchia la realtà. La partenza di tutto questo è stata l'operazione Unipol-Bnl, con il movimento cooperativo a rimorchio: era lì l'errore fondamentale. Il movimento cooperativo non perde l'anima se mette a confronto le proprie scelte con le aspirazioni di chi rappresenta.
Certo, è importante non appiattirsi su "mercato" e "azienda": la nostra è una realtà che mette al centro la persona. Abbiamo bisogno di verificare cosa farà Unipol nell'interesse della gente, e cercare di capire come una grande banca radicata sul territorio come Mps vi risponderà. Se riusciamo a costruire sinergie operative e scelte comuni di carattere industriale questo non può che aiutare il mondo cooperativo a mantenere i propri valori, senza snaturarsi, indipendentemente dalle dimensioni dei progetti e dai settori in cui si opera.
Se il mondo cooperativo, ad esempio, con la propria società di assicurazioni riuscisse a buttare in aria il cartello delle assicurazioni, faremmo un bene al Paese.
L'importante è mantenere l'interesse generale e perseguire valori che stanno alla base del mondo cooperativo».

Per finire, quali errori sono stati fatti e come si correggeranno adesso?
«Assimilo il mondo cooperativo ad un corpo sano attaccato da un virus pericoloso: il virus dell'omologazione. Ma ce ne siamo resi conto e il cambio ai vertici di Unipol lo testimonia. Adesso a presiedere Finsoe, Holmo e Unipol ci sono tre presidenti di cooperative con una larga base sociale, obbligati a rispondere ad obiettivi di carattere generale.
Dobbiamo continuare a lavorare ad un vaccino che ci preservi dai virus dello stesso ceppo. Penso in particolare al problema della gestione delle cooperative: è necessaria un'articolazione che ci salvaguardi.
Un altro problema sul tappeto è la concentrazione eccessiva di potere. Nella nostra cooperativa, forse la prima fra le grandi, da tempo c'è un amministratore delegato e abbiamo provveduto a separare la rappresentanza della proprietà dal management e da tempo stiamo valutando come formalizzare ancora meglio questa distinzione di ruoli.
Ritengo infine che dobbiamo continuare a riflettere per sviluppare i contenuti e la socialità del mondo cooperativo, anche insieme al mondo cattolico. Oggi del resto questa unità è vissuta dai nostri soci nella realtà delle cose e le divisioni del passato sono ormai superate dalla condivisione dei valori».

RISULTATI 2005
Un anno a gonfie vele

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Unicoop Firenze archivia il 2005 con un incremento delle vendite del 2,3% (1.961 milioni di euro) rispetto all'anno precedente e una crescita del 2,7% del numero dei clienti che hanno varcato la soglia dei punti vendita della Cooperativa. Ogni canale di vendita, dai minimercati agli iper, è stato interessato da questo positivo andamento. I dati sono ancora provvisori, ma si tratta di un risultato di grande rilievo, tanto più evidente se si considera che è associato ad una diminuzione media dei prezzi del -2,6% nell'arco del 2005, contro un indice Istat per i generi alimentari che si è mantenuto intorno allo zero (0,0% secondo il dato provvisorio uscito in questi giorni). In sostanza questo significa che in termini reali (a volumi) le vendite sono cresciute di circa il 5%. "Giudichiamo in modo positivo i dati delle vendite dell'anno appena concluso. Anche in una situazione difficile e in un mercato "maturo" come quello toscano siamo riusciti a realizzare due obiettivi: salvaguardare il potere d'acquisto dei nostri soci e delle famiglie e calmierare il mercato. Ricordo che in una recente indagine di Altro Consumo le città di Firenze e Pisa risultavano le più convenienti d'Italia", afferma il consigliere delegato alla gestione commerciale Golfredo Biancalani (nella foto).
20 milioni di euro sono stati destinati nel 2005 dall'Unicoop Firenze alla riduzione dei prezzi