a cura di Antonio Comerci

Bio per chi?
Vorrei
Lettere
fare una considerazione sui cosiddetti prodotti biologici. Prendiamo, ad esempio, due articoli: le carote, che costano quasi il triplo di quelle normali, e l'aceto di mele biologiche, anche questo parecchio caro. Tutti noi sappiamo che a nessuno verrebbe in mente di coltivare le carote nei vasi, né di usare mele renette di prima scelta e giusto calibro per farne aceto. L'aceto si fa con vino non altrimenti vendibile o con le mele destinate ai maiali. Non sarebbe opportuno che la Coop si dissociasse dalla campagna sul 'biologico', che serve soprattutto a far spendere più quattrini alle mamme preoccupate per la salute dei pargoli? Oppure dobbiamo pensare che tutto ciò che non è biologico, in vendita anche sui banchi della Coop, è quasi velenoso?
Lamberto Fazzini — Siena

Anche noi siamo convinti che bisogna controllare e garantire che i prodotti normali, quelli comprati dalla maggioranza dei consumatori, siano ben prodotti, sani e puliti. E su questo fronte la Coop si è impegnata maggiormente. Quello dei prodotti biologici è un mercato in espansione, con buone intenzioni (un'agricoltura senza pesticidi e cicli di maturazione e allevamento non forzati), con buoni risultati (valorizzazione dell'attività agricola e dei prodotti tipici), ma con una domanda superiore all'offerta e quindi con prezzi spesso più alti di quanto siano maggiori i costi di produzione. Abbiamo cercato di valorizzare la produzione biologica, per dare un contributo agli aspetti positivi di questa produzione e per venire incontro alla domanda dei consumatori. Ma stia certo il socio che non rallenteremo l'impegno per difendere la salute del consumatore anche per gli altri prodotti.

Non ha rubato
Benché chi mi conosce da tanto tempo sa che in vita mia non ho mai rubato niente a nessuno, quel sabato, alla cassa, mi è stato chiesto di aprire la mia borsa personale e di mostrarne il contenuto. In quel momento non ho avuto neppure le scuse, non avendo trovato nulla in borsa, che mi erano dovute. Passato il momento di smarrimento sono tornata nel negozio ed ho avuto delle scuse molto approssimative, ed hanno dichiarato che erano diversi giorni che ai clienti veniva richiesta trasparenza e di aprire alla cassa le borse. Per concludere, io non porterò avanti azioni legali nei vostri confronti, ma abitando in un piccolo paese ed essendo conosciuta, vorrei che fosse resa pubblica la mia ragione.
Paola Ponti Pacini — Tavarnuzze

Ogni tanto riceviamo una lettera di questo tenore. In effetti essere controllati al supermercato è seccante, ma non è vero che gli altri clienti e i dipendenti Coop danno subito la patente di ladro a chi subisce un controllo. E' peggio essere portati in un ufficio, con gli altri che non possono più sapere l'esito del controllo. Gli ammanchi inventariali sono un grosso problema che la cooperativa deve limitare: la merce rubata alla fine la paghiamo tutti noi. Quindi una piccola seccatura per gli onesti può servire a limitare i disonesti; con la consapevolezza da parte di tutti che un controllo non è un'accusa.

Che c'entra Halloween
Sono un estimatore della terra toscana e di tutti i suoi meravigliosi prodotti. Mi ha fatto, quindi, molto piacere vedere nel vostro supermercato la promozione dei prodotti toscani. Purtroppo, contemporaneamente ho visto i macabri addobbi di un altro settore, con maschere funeree e scheletri penzolanti. Erano i giorni di Halloween. Mi sono chiesto: perché reclamizzare questa festa così estranea alla cultura toscana ed italiana in genere? Non mi direte che è stato fatto per la vendita di "cinque zucche". Allora si fa proprio perché le cose d'America "tirano". Ma, a mio parere, se anche un organismo come la Coop si lascia "globalizzare" in cose così epidermiche, le tradizioni e la cultura toscana molto presto andranno a farsi friggere. Questo mi delude molto, perché speravo che, come già aveva dimostrato in altre occasioni, la Coop fosse più sensibile ad indirizzare la propria clientela verso un consumo meno influenzato da queste mode barbare ed esotiche e continuasse invece ad essere, oltre che un punto di riferimento per gli acquisti, anche un mezzo di divulgazione e d'indirizzo verso la cultura delle nostre tradizioni millenarie.
Mauro Montanelli — Castelfiorentino

Ci sembra che la scelta e l'attenzione della Coop sulle cose di casa nostra non sia discutibile e l'opera di riscoperta di tradizioni e prodotti toscani sia evidente a tutti. Oltre questo dobbiamo porre anche una sorta di censura per le tante "feste" inventate dalla pubblicità o dai media, e che sono discutibili? Lasciamo il giudizio ai nostri lettori.

Senape à l'ancienne
Dopo il bell'articolo sulla senape dell'ultimo numero dell'Informatore, mi sorge una domanda riguardo al vostro assortimento di senape. Ho notato come sui vostri scaffali fossero presenti tre diverse marche della pregiata salsa, ma anche l'assenza della varietà più gustosa e ricercata, la senape all'antica (à l'ancienne, come direbbero in Francia), ottenuta lavorando i semi interi e non la farina di semi di senape. Varietà che si può trovare, ad esempio, sul sito (www.maille.com) del più famoso produttore francese, la Maille. Sarebbe possibile trovare questa varietà sui vostri scaffali?
Rossano Casagli — Poggibonsi

Abbiamo provato il prodotto due anni fa in un'offerta ed il risultato non è stato buono. Abbiamo inserito da un anno una senape in polvere della Colman's, riconosciuta tra i migliori prodotti disponibili. Anche se non è tra i prodotti più venduti, riteniamo necessario insistere per qualificare la qualità della nostra offerta e ampliare le possibilità d'uso. Con la polvere si può fare una salsa della densità che si vuole. Resta da dire che il mercato privilegia in termini di vendita la senape molto chiara e dolce, rispetto a quella più acuta e tradizionale. Che il gusto americano di senape da hot dog stia dilagando?

Stagnino e calderaio
Nel numero 10 di codesto periodico compare un articolo nel quale viene detto che "lo stagnino riparava, rattoppandoli, i pentoli di rame con lo stagno". Purtroppo ciò non è corretto. Infatti, lo stagno veniva usato per la necessaria protezione della lastra di rame dagli agenti chimici, al fine di impedire la formazione di ossidi (il "verderame") velenosi. Questa operazione era necessaria e doveva essere ripetuta periodicamente, in ragione della usura dello strato protettivo di stagno. Tutt'altro discorso è la tecnica per la riparazione delle eventuali rotture della lastra di rame che costituisce la parete dell'utensile: queste rotture venivano riparate con delle toppe, fissate al resto dell'utensile con ribattini, essendo toppe e ribattini sempre di rame. Questo lavoro era proprio del calderaio.
Carlo Ambrogi Lorenzini — Firenze

Pubblicità imbecille
Per caso ho sentito alla radio un messaggio pubblicitario di una rivendita di calzature, interna a non so quale centro commerciale in Toscana. Un medico telefona ad una signora annunciandole di aver trovato la cura infallibile per la sua depressione: è la shopping-terapia, andare in un negozio di quelli dove le cose non costano proprio poco e comprare tutto. Non che il messaggio mediatico sia condizionante e determinate, poiché non credo che siamo tutti imbecilli, però ho trovato questo spot di dubbissimo gusto. La depressione intesa come cattivo umore può essere alleviata dallo shopping, ma dal medico per il cattivo umore non ci si va, ergo si sta alludendo alla depressione patologica, e quella con lo shopping proprio non si allevia, ammesso che si abbia la forza di uscire di casa per farne. La confusione terminologica tra depressione e cattivo umore fa sì che i depressi vengano scambiati per dei rompiballe e musoni, che neppure con lo shopping si consolano! Voi mi direte: e noi che c'entriamo? E probabilmente avete anche ragione, ma grazie lo stesso per l'attenzione.
Roberta — e mail

Concordiamo con la socia: le radio, le tv e i giornali sono pieni di cattiva pubblicità. Una comunicazione continua di informazioni errate e pretestuose crea una cattiva cultura di base, specie nelle persone più deboli e indifese dal punto di vista psicologico. Per fortuna non tutta la pubblicità è così, spesso è divertente e gradevole. Resta la consolazione che una cattiva pubblicità alla fine non paga e che l'immagine sgradevole che comunica induce molti consumatori a non scegliere quel prodotto o quell'esercizio. Per quanto ci riguarda, come cooperativa e come giornale, cerchiamo di dare il nostro contributo ad elevare lo spirito critico del consumatore: unico antidoto alle sciocchezze dilaganti.

Non è colpa dell'agitazione
La Rappresentanza sindacale unitaria (Rsu) del magazzino di Scandicci dell'Unicoop Firenze, riguardo alle vicende che hanno investito questa struttura nei mesi scorsi, vogliono precisare quanto segue: - Un frettoloso trasferimento da Sesto a Scandicci e una tangibile disorganizzazion, sono le maggiori cause dei disagi che i negozi hanno sofferto. - Nella lunga e difficile trattativa per definire gli organici necessari al funzionamento della nuova struttura, la Rsu non ha mai avanzato richieste di aumenti salariali e delle maggiorazioni, tantomeno è stata richiesta riduzione dell'orario di lavoro. - In tutti i negozi, da parte aziendale, è stata data l'informazione ai soci e ai consumatori in genere tramite un manifesto che evidenziava lo stato di agitazione presente nel magazzino. Fatte queste doverose precisazioni, la Rappresentanza Sindacale Unitaria ritiene che comunque ogni stato di agitazione e sciopero rappresentino legittimi strumenti che sindacato e Rsu utilizzano per tutelare gli interessi dei lavoratori, allorquando si determinino rotture delle trattative, in particolare in questa vicenda, dopo che per lungo tempo nel vecchio magazzino erano state rinviate assunzioni e trasformazioni lavorando in condizioni di particolare disagio, e continuativamente per svariate domeniche. Alla fine l'accordo è stato raggiunto con reciproca soddisfazione e lo stato di agitazione è prontamente rientrato. Rappresentanza sindacale unitaria (Rsu) del magazzino di Scandicci dell'Unicoop Firenze