a cura di Antonio Comerci

Ognun per sé
Ritengo non condivisibili le scarse preoccupazioni
Filo diretto
riportate dall'Informatore (numero 9, settembre, pag. 9 "Tutti azionisti") sulle vicende legate alla riforma del diritto societario, dato che, come c'è scritto nella dichiarazione di Giuliano Vannini, per Unicoop non dovrebbe modificare molto le cose. Io credo che la questione non debba essere riferita alla singola impresa cooperativa, ma avere ben chiaro che questo è un attacco a tutto il movimento cooperativo nel suo complesso. Pertanto la cooperazione deve fare quadrato per difendere principi e valori di fronte a questa minaccia, le preoccupazioni dei soci Unicoop sono, specie in Toscana, le preoccupazioni di tanti soci di cooperative di lavoro, siano esse di produzione, di servizi, terziario e agricole. E' chiaro che la vicenda va ben oltre le questioni fiscali, è una partita decisiva per il futuro delle cooperative. Il tentativo più pericoloso di questa maggioranza di governo è proprio quello di dividere le cooperative al fine di prepararne una lenta agonia. E' questo quello che dobbiamo evitare, quello di dividerci!
Riccardo Vannini - Firenze

Il pezzo sull'Informatore era composto da due interviste e serviva per illustrare due aspetti: da una parte fare fronte comune con tutte le cooperative e respingere l'attacco della maggioranza che governa (intervista a Bertinelli, presidente regionale di Legacoop); dall'altra rassicurare i soci sulla solidità dell'impresa cooperativa. A Giuliano Vannini è stato affidato quest'ultimo compito, in quanto direttore amministrativo della nostra cooperativa. Abbiamo quasi duecentomila soci prestatori, molti di questi sono anziani e ansiosi per i loro risparmi e quindi dovevamo dare delle assicurazioni sul futuro. Ciò non vuol dire che la cooperativa si tirerà indietro in questa battaglia, in quanto sicura dei propri destini. Tutt'altro, sono state raccolte 25 mila firme in due settimane per protestare contro la legge delega, che il 28 settembre è stata approvata definitivamente dal Senato. Ora il Governo ha un anno per emanare le norme: vigileremo e faremo in modo che non venga snaturata la missione del movimento cooperativo.

Tangente extra
Sono una socia che frequenta più volte alla settimana il punto vendita Coop, dove ormai da diversi anni è in uso pagare la "tangente" carrello ogni volta che si fa la spesa. All'inizio si trattava di uno o due extra comunitari che chiedevano di poter riportare il carrello a posto, anche se il parcheggio è piccolissimo e non si sente certo questa necessità. Col passare del tempo questa pratica è diventata un obbligo, in alcuni giorni ho contato fino a sei uomini, in poche decine di metri, che rincorrono i clienti e strappano letteralmente di mano i carrelli, se dici di no ad uno ecco che ne arriva un altro, e poi un altro, ed un altro ancora. Si può tollerare una persona, ma che non sia sempre la stessa, alla quale si può decidere se dare o no le 500 lire del carrello, ma se questo deve essere un dovere o un obbligo, come ormai è diventato, la Coop non deve favorirlo e nemmeno tollerarlo. Senza contare che davanti alla porta sostano quasi sempre persone che chiedono l'elemosina, si tratta di invalidi, di donne con bambini, di giovani che dicono di essere ex tossicodipendenti, profughi, ecc. È chiaro che muovono a compassione chi esce da un negozio col carrello pieno, ma si tratta di beneficenza fatta malvolentieri, e in qualche modo si dovrebbe scoraggiare questa brutta abitudine, visto che le operazioni di solidarietà e beneficenza proposte periodicamente dalla Coop trovano riscontro tra i soci e clienti dei supermercati e quindi non si può essere tacciati di cinismo o indifferenza verso chi, forse, ma non lo sappiamo con certezza, è più bisognoso.
Sara L. - Agliana

Grazie alla socia per averci scritto un messaggio pieno di buon senso e ben motivato (noi siamo stati costretti ad abbreviarlo). Ci ha fornito l'occasione di richiamare l'attenzione dei responsabili dei punti vendita su questo aspetto, che sta assumendo contorni inquietanti. Abbiamo posto rimedio e speriamo che i risultati raggiunti possano continuare nel tempo.

Mostro a chi?
Ho ricevuto ieri un vostro volantino, per il referendum del 7 ottobre, dove si definisce il Centro popolare autogestito del Viale Giannotti (Firenze) un mostro. Come si può definire come mostro il lavoro di ragazzi e volontari che da anni hanno fatto dell'area ex Longinotti un lavoro incredibile al fine di integrare tutte le persone e soprattutto le persone anziane meno agiate in un luogo di quartiere dove ritrovarsi, attraverso cene sociali, svaghi, e altro. Tengo a precisare che non faccio parte di alcun movimento dei centri sociali, ma questa mia lettera è a significare che non si può sempre passare sopra alle cose che ci vengono divulgate specie se offensive e poco attente, come questo vostro volantino.
Gianna Miliani - Firenze

Siamo spiacenti dell'equivoco ingenerato: non era nostra intenzione riferirci all'esperienza del Cpa quando parliamo del "mostro a Gavinana". Del resto quando fu inventato lo slogan "il mostro di Gavinana" i nostri oppositori si riferivano al progetto del prof. Natalini, non certo alle persone che avrebbero utilizzato quelle costruzioni. Così noi ci riferiamo ai capannoni cadenti e rugginosi, pieni d'amianto, e non certo alle persone che vi svolgono attività. Avevamo previsto uno spazio, all'interno del piano di recupero dell'area, per continuare l'esperienza del Cpa anche quando il Centro commerciale e gli spazi pubblici fossero stati realizzati. L'offerta è stata sdegnosamente rifiutata ("Non possiamo convivere con la speculazione" risposero). Poi è stata proposta dal sindaco un'altra area del quartiere per dare continuità all'esperienza del Cpa. Speriamo che sia la volta buona, visto che la motivazione di base ("A noi non interessa la sopravvivenza del Cpa, ma impedire la realizzazione di un progetto che il quartiere non vuole") è venuta meno e in modo clamoroso: il quartiere vuole la realizzazione del piano di recupero e il 63 per cento ha votato a favore nel referendum del 7 ottobre. Anche la maggioranza ha i propri diritti.

Solo per farsi notare
Sono un socio ormai da tantissimi anni e mi auguro, nel nostro interesse, prima di tutto come consumatori e poi come soci, che la telenovela della Longinotti si concluda al più presto. Il referendum è stato fatto (anche se non era necessario e vincolante) e Razzanelli lo ha cavalcato. Ma quello che mi ha sconcertato è stato il suo commento dei risultati: 'Sono contento, pensavo di non superare il 20%'. Allucinante! Allora ha cavalcato questo confronto solo per acquisire visibilità e lanciarsi in politica, vedi altre interviste dove timidamente si candida come sindaco.
E.Fiorini - Firenze

Nei sondaggi che abbiamo effettuato prima del referendum, i cittadini a favore della realizzazione del piano di recupero dell'area Gavinana a Firenze erano il 65 per cento, il 22 contrario. Una cosa, però, sono i sondaggi, altra le votazioni. Su cento aventi diritto solo 47 cittadini hanno votato e dato che erano più motivati i contrari al progetto, rispetto ai favorevoli ("Tanto il centro si fa lo stesso..."), abbiamo corso il rischio reale di perdere al referendum (i 22 contrari, sul 40 per cento di votanti, ad esempio, sono addirittura la maggioranza). C'è voluta una campagna intensa, in tempi brevissimi, per convincere i fiorentini a votare e a votare NO per esprimere il favore al progetto. Infatti, il comitato del signor Razzanelli, visto che non aveva il favore dell'opinione pubblica fiorentina, ha furbescamente associato nella campagna elettorale le parole COOP e SI a caratteri cubitali. Un imbroglio nel quale (a una settimana dal voto) erano caduti quasi un terzo dei sostenitori del piano di recupero. Il risultato, ha ragione il socio, è stato chiaro e forte: ha vinto chi vuole il progetto, 94 mila voti pari al 63,47 per cento. I 54 mila voti ottenuti dal SI (pari al 36,53 per cento), sono pochi e rappresentano una sconfitta netta, per le forze politiche e i personaggi illustri che si sono schierati con Razzanelli.