Storie vere di bambini cresciuti da animali: un'occasione di studio per gli specialisti e di riflessione per tutti

Scritto da Silvia Amodio |    Giugno 2008    |    Pag.

Giornalista e fotografa Milanese, laureata in filosofia con una tesi svolta alle isole Hawaii sulle competenze linguistiche dei delfini. Ha collaborato come giornalista free-lance con settimanali e mensili (Famiglia Cristiana, Airone, D la Repubblica delle Donne, l'Espresso, Mondo Sommerso, New Age), scrivendo sempre di animali e accompagnando gli articoli con le sue foto. Ha lavorato anche all'enciclopedia sul gatto della De Agostini. Negli ultimi tempi la fotografia d'autore è divenuta la sua occupazione principale.

Sempre più spesso fatti di cronaca ci portano a conoscenza di storie incredibili e affascinanti che superano ogni immaginazione.
Nel mondo animale gli aneddoti che li vedono protagonisti con storie di amicizie improbabili o atti eroici si sprecano, ma un tema, tra tanti, è particolarmente affascinante: quello dei ragazzi selvaggi. Bambini cresciuti nelle foreste in compagnia di animali, Mowgli nel libro della giungla per intenderci. Poiché gli episodi si sono succeduti nel tempo con una certa sistematicità, il tema è diventato un'occasione di studio per pedagogisti, linguisti, antropologi, filosofi, ma sicuramente anche uno spunto per riflettere sulla natura umana. Che cosa spinge, infatti, un animale a prendersi cura di una creatura tanto diversa da lui? Forse la risposta va ricercata nei "segnali infantili": le guance pienotte, i movimenti goffi, gli occhi grandi che stimolano un desiderio di adozione anche oltre la propria specie. Chi lo sa...

I primi episodi di cui si ha testimonianza scritta risalgono al 1344, da allora fino ai giorni nostri sono stati rinvenuti bambini in compagnia di lupi, capre, maiali, scimmie, cani e perfino uccelli.
Nella maggior parte dei casi è difficile ricostruire le loro storie; spesso si è trattato di bambini abbandonati perché illegittimi, talvolta di bambini che si sono persi e qualche volta, specialmente per i bambini-lupo, di fanciulli che sono stati rapiti dagli stessi animali dai villaggi vicini.
Si sono verificati anche casi di bambini rinvenuti soli nelle foreste che si presume siano sopravvissuti per auto-sostentamento, senza l'aiuto di animali. Il più famoso e ben documentato è quello di Victor dell'Aveyron, ritrovato nelle campagne francesi nel 1798. La rieducazione del fanciullo è stata seguita da un giovane medico, Jean Itard, che anche grazie a questa esperienza è diventato un importante pedagogista. Il regista François Truffaut ha raccontato questa storia in un bellissimo film, Il ragazzo selvaggio (1969).



Altra vicenda singolare è quella di Kaspar Hauser, un giovane comparso all'improvviso in una piazza di Norimberga nel 1828 e ucciso qualche anno dopo a pugnalate, forse perché discendente illegittimo di un'influente famiglia che lo voleva tenere nascosto. Un altro grande regista, Werner Herzog, ha raccontato la sua storia ne L'enigma di Kaspar Hauser (1974).
Ma sicuramente più affascinanti sono gli episodi dei bambini adottati e cresciuti insieme agli animali. Una storia ben documentata è quella di due bambine-lupo, Kamala e Amala, catturate in India nel 1920, proprio in una tana di lupi. Approssimativamente di un anno e mezzo una e di otto anni l'altra, le fanciulle sono state accolte nell'orfanotrofio della Missione di Midnapore, dove il reverendo Singh e la moglie se ne sono presi cura, annotando in un diario ogni piccolo progresso. Le creature, nonostante la costanza e le attenzioni amorevoli ricevute, non hanno mai perso l'imprinting ricevuto dagli animali che le hanno cresciute. Kamala e Amala hanno continuato a comportarsi come fossero dei lupi. Preferivano dormire di giorno, accucciate in un angolo, per svegliarsi all'imbrunire, mangiare carne cruda e ululare. La morfologia del loro corpo si era modificata: gli arti anteriori erano più lunghi del normale, le ossa mascellari rialzate e sporgenti, il naso appiattito. Nella corsa a quattro zampe erano velocissime, e anche udito e olfatto erano molto sviluppati. Lappavano il latte, come i cani, e mal sopportavano indumenti addosso. Preferivano di gran lunga la compagnia degli animali a quella di altre persone. Kamala morì un anno dopo e la sorella le sopravvisse per altri otto. Con tanta pazienza Amala recuperò un po' di "umanità", ma non fu mai una bambina normale e non imparò mai a parlare.
I ragazzi selvaggi rinvenuti in varie parti del mondo, bambini-orso, bambini-capra, bambini-leopardo, bambini-scimmia, presentano alcuni tratti comuni: la morfologia del corpo modificata, il comportamento simile a quello dell'animale che li ha cresciuti, un rifiuto di accettare le più elementari abitudini umane (camminare eretti, indossare abiti, mangiare cibi cotti) e l'incapacità di apprendere il linguaggio umano. Come se, a tutti gli effetti, avessero profondamente assorbito una cultura animale. L'osservazione di questi ragazzi, soprattutto quelli scoperti più recentemente, ha dato la possibilità di capire molto sulle modalità di comprensione e di sviluppo del linguaggio.

Un altro caso affascinante, anche per il suo epilogo romantico, è quello del ragazzo-gazzella. Individuato nel 1960 da un esploratore, Jean-Claude Armen, nel Sahara spagnolo, rimane a tutt'oggi unico nel suo genere. Così scrive Armen nel suo libro, Il ragazzo gazzella: «all'improvviso, bagliori blu sui capelli corvini, un'andatura di fanciullo dal corpo sottile e abbronzato si lancia sullo stesso cespuglio, si getta sulle radici sterrate, a denti scoperti, le scortica a colpi di lingua e le spezza freneticamente con gli incisivi. Una gazzella solleva la testa e increspa il muso. Il fanciullo fa curiosamente la stessa cosa con le sue narici - e via!...».
Il ragazzo di circa dieci anni di età vive in compagnia di un branco di gazzelle, corre veloce come loro e mangia come loro, dorme accovacciato nella stessa identica posizione ed emette gli stessi suoni, è perfettamente integrato nel gruppo. Armen racconta anche di come il ragazzo riesca a comunicare e comprendere una serie di comportamenti e "messaggi" tipici delle gazzelle, un vero e proprio codice comunicativo, fatto da un movimento della coda, degli zoccoli, delle corna, degli orecchi. Con una gazzella anziana, in particolare, sembra avere un rapporto speciale e con lei si scambia leccate e colpi di naso, muso a muso.

Armen osserva a lungo il gruppo tornando in visita anche tre anni più tardi e ritrovando il ragazzo cresciuto ma ancora perfettamente inserito. Le gazzelle lo hanno allevato, sono la sua famiglia, è giusto che rimanga con loro...
Questa scelta non è solo romantica, probabilmente è anche giusta, tutti i fanciulli catturati, infatti, non si sono mai pienamente riadattati ad una vita sociale e sono sopravvissuti solo pochi anni.
L'ultimo ritrovamento di cui si ha conoscenza è datato 29 febbraio di quest'anno e riguarda un bambino-uccello di sette anni. In un piccolo appartamento in Russia, nella città di Volgogrado, questo bambino è stato cresciuto come fosse un animale domestico in compagnia di numerosi uccelli. Dalla ricostruzione fatta pare che la madre non gli abbia mai parlato, per questo il bambino ha imparato ad esprimersi e a muoversi come un uccello. Tolto da quella situazione e affidato agli assistenti sociali il bambino si esprime solo cinguettando.
Sono numerose le vicende che, come quella in Russia, nascono dal degrado. Bambini trascurati, non desiderati, che hanno conosciuto nella loro breve esistenza magari solo l'affetto di un cane. C'è da chiedersi chi sia la vera "bestia".


Info: www.feralchildren.com