Settembre in piazza fra sbandieratori, carri allegorici dell'uva e del vino e forme di formaggio che rotolano

Scritto da Riccardo Gatteschi |    Settembre 2009    |    Pag.

giornalista e scrittore. Ha iniziato nel 1968 come cronista a Nazione Sera. Ha collaborato, nel corso dei decenni, a molti quotidiani, periodici, riviste. Ha pubblicato il primo libro nel 1971: "Toscana in festa". Sono seguiti alcuni volumi scritti a quattro mani con l'amico Piero Pieroni: "Vento del Nord, vento del Sud" (1972), "Indiani maledetti Indiani" (1973), "Ad ovest della legge" (1975), "Pirati all'arrembaggio" (1977). Ha curato alcune voci delle enciclopedie "Toscana, paese per paese" (1980) e "Costumi e tradizioni popolari" (1995). In anni più recenti ha pubblicato: "Con la croce o con la spada" (1990), "Baccio da Montelupo" (1995), "Donne di Toscana" (1996), Raffaello da Montelupo" (1998), "Feste per un anno" (2000), "Diavoli, santi e bonagente" (2002), "Un uomo contro" (2003). Ha tre passioni confessabili: viaggiare, conoscere la Toscana, guidare la motocicletta. Collabora all'Informatore dell'Unicoop dal 1995.

 

Volterra, il gioco delle bandiere

L'orgogliosa Velathri, la maggiore fra le dodici città etrusche, viveva, agli inizi del XV secolo, l'esistenza tranquilla di una ex grande e importante comunità ormai assoggettata ai voleri della troppo più forte Firenze. Le sue mura possenti, le case-torri arcigne e minacciose, l'anfiteatro e le terme romani, la splendida architettura religiosa, le poche migliaia di abitanti, tutto viveva nel ricordo di un lontano e glorioso passato. Perfino il nome era cambiato.

Adesso la "fiorentina" Volterra si contentava di vivere di memorie e di luce riflessa. E quando, nell'ottobre del 1406, giunse la notizia che Pisa era caduta nelle mani di Firenze - travolta dai fiorini più che dalle armi - i volterrani decisero di festeggiare l'evento con grandi iniziative che coinvolsero l'intera popolazione. Fu ordinato a ogni famiglia di illuminare l'esterno della propria abitazione con delle torce, venne organizzato un pranzo pubblico nella piazza dei Priori e, a sera, si procedette a una "affollata sbandieratura fatta dai giovani volterrani al rullo dei tamburi con prove di destrezza".

Ecco com'è nato l'attuale "Astiludio", ovvero il gioco delle bandiere. Sono ormai trenta anni che i volterrani, riesumando quella antica manifestazione di gioia (più o meno spontanea), trascorrono due giorni - i primi sabato e domenica del mese - in giochi, gare e competizioni incentrate sul buon uso delle bandiere nel farle volare, roteare, cambiare di mano.

Si invitano gruppi di sbandieratori di altre città e, ancora nella medievale piazza dei Priori, si dà vita a esercizi di destrezza di grande impatto coreografico.

Alla compagine vincitrice va in premio il "bravìo", un piatto in alabastro decorato dall'artista locale Giuliano Mannucci. Per il terzo anno consecutivo, si tiene anche l'"Astiludio giovanile" che ricalca in tutto e per tutto le regole del gioco originario ed è ugualmente patrocinato dalla Federazione italiana sbandieratori, ma è riservato ai ragazzi - maschi e femmine - che non abbiano oltrepassato i sedici anni di età.

Info: 058885440

 

Impruneta, la festa dell'uva

Durante il ventennio fascista fu dato un grande impulso alle sagre e alle feste di paese, nell'ottica di una maggiore valorizzazione dei prodotti tipici di ciascuna località. Il Ministero della cultura popolare (forse meglio conosciuto come Minculpop), aveva il compito di assegnare a ciascun paese che ne faceva richiesta, l'autorizzazione a mettere in mostra e far conoscere qualcosa di peculiare che nasceva nel proprio territorio. Ecco allora che, come margherite a primavera, spuntarono le varie feste del grano o dell'uva, le sagre del pesce o del prosciutto, le mostre del ferro battuto o della pietra lavorata.

Alcune di quelle iniziative sono scomparse, altre sono nate successivamente, altre ancora, è certo, vedranno la luce in futuro. Ma ce n'è almeno una che, nata nel 1926, non si è mai interrotta - se non per un breve periodo durante il conflitto mondiale - ed è giunta fino ai giorni attuali con inalterato vigore. Si tratta della "Festa dell'uva" di Impruneta, ormai entrata di diritto nel ristretto elenco delle sagre più longeve e più nobili.

I quattro quartieri in cui è divisa la cittadina alle porte di Firenze si impegnano, alcune settimane (talvolta anche mesi) prima della festa - che cade invariabilmente l'ultima domenica del mese - nell'allestimento di tre carri allegorici che abbiano come soggetto, ovviamente, la vite, l'uva e il vino. Nel pomeriggio della domenica i carri sfilano lentamente nella piazza principale del paese - la bella piazza Buondelmonti - sotto gli occhi curiosi di imprunetini e turisti e quelli più attenti di una giuria che ha il compito di decretare il rione che con i suoi elaborati ha meritato la vittoria.

Info: 0552036408

 

Pienza, Carlo Magno e il pecorino

Racconta una leggenda che quando Carlo Magno, nell'attraversare il territorio di Pienza, si fermò per il pranzo - ospite in una badia - per la prima volta ebbe modo di conoscere il sapido sapore del pecorino che si produceva nella zona. Fu un amore al primo assaggio. E la leggenda aggiunge che il re avrebbe ordinato al suo seguito di alleggerire il carico delle vettovaglie per fare spazio a molte forme di quel particolare formaggio.

Ancora oggi si sostiene da molte parti che il pecorino di Pienza possiede alcune caratteristiche che lo rendono unico nel panorama caseario italiano. E i pientini possono anche spiegare il perché: perché, assicurano, solo nella loro zona crescono tre erbe - il mentastro, il barbabecco e l'ascenzio - che, mescolate nelle giuste dosi, costituiscono un menù da ristorante a cinque stelle. E la conseguenza è che le pecore che si cibano di tali prelibatezze non possono che restituire un latte altrettanto squisito.

Le origini della festa, tutta focalizzata su questo prodotto tipico, ha origini antiche e scarsamente documentabili. Niente però vieta di immaginare che siano stati i pecorai stessi - nelle giornate di festa - a far ruzzolare per gioco le loro forme di pecorino negli spazi davanti alle case o nelle aie delle coloniche.

Attualmente il gioco ha per palcoscenico una delle più belle piazze della Toscana, piazza Pio II, nel centro di Pienza; una piazza voluta, insieme con tutto il paese che la abbraccia e la circonda, da quel papa - Enea Piccolomini - che poi le avrebbe dato anche il nome. Il gioco è semplice nelle sue regole di base quanto difficile nella corretta esecuzione.

Nel centro della piazza viene incastrato, negli interstizi di due pietre, un fuso di legno (uno strumento che sembra non abbia alcun rapporto con la produzione del formaggio ma piuttosto con la filatura della lana, e che comunque non manca mai nella casa di un allevatore di pecore). Da una distanza prestabilita, i rappresentanti dei quartieri in cui è divisa la cittadina, lanciano la rotonda forma di pecorino con l'obiettivo di avvicinarla quanto più possibile al fuso. Il punteggio massimo lo ottiene il giocatore che riesce - evento rarissimo - a far "appoggiare" la forma al fuso stesso senza che questa cada di pancia.

Info: 0578748200

 

SIGNA
Palio degli arcieri

Venerdì 4 settembre, dalle 21, si svolgerà nel corso dell'antica Fiera di settembre, il "Palio degli arcieri dei popoli di Signa". La manifestazione rievoca le antiche rivalità tra i 4 "popoli" in cui un tempo era diviso il paese: inizierà con un corteo storico e proseguirà con la gara. Al popolo che vincerà, verrà assegnato il palio e l'onore di adornare con i propri colori il ciuchino in occasione della Festa della Beata Giovanna che si svolge il Lunedì di Pasqua.

Info: 0558794239, http://www.comune.signa.fi.it/categorie/cultura/eventi/palio-degli-arcieri  

 


Credits

  1. La foto della Festa dell'uva di Impuneta, per gentile concessione Rione delle Fornaci.
  2. La foto della Festa di Pienza, per gentile concessione Gruppo Fotografico Pientino.
  3. Le foto del Palio degli arcieri di Signa, per gentile concessione Corteo Storico di Signa.

 


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