Quattro rioni in gara, fra tensioni, rivalità e solidarietà

Scritto da Francesco Giannoni |    Settembre 2017    |    Pag. 41

Fiorentino da una vita, anche se con sangue maremmano e lombardo, laureato in lettere, è sposato con due figli. Si occupa di editoria dal 1991, prima come dipendente di una nota casa editrice della sua città, ora come fotografo e articolista free-lance. Collabora a riviste quali Informatore, Toscana Oggi, Calabria7, e a importanti case editrici.

Festa uva Impruneta

FOTO C. GUARDI - G.C. ENTE FESTA DELL’UVA

Impruneta (Fi)

Ci siamo! Fra un po’ comincia la 91ª edizione della “Festa dell’uva” che dal 1926 (salvo interruzioni dovute alla guerra), l’ultima domenica di settembre tiene sul chi vive gli imprunetini di ogni età nei quattro i rioni in cui è diviso il paese: Fornaci, Pallò, Sant’Antonio e Sante Marie. E ne è uscito di cotto dalle fornaci, da quando, durante le prime edizioni che celebravano il lavoro agricolo, semplici carretti portavano i frutti della vendemmia nella piazza, dominata dalla Basilica di Santa Maria col suo aereo loggiato.

Come raccontano, con malcelato orgoglio, Francesca Ricci e Gianluca Bertini dell’Ufficio sviluppo del Comune dell’Impruneta, che gestisce la manifestazione per gli aspetti organizzativi e di sicurezza, «ormai, per l’imponenza dei carri (anche 10 metri di altezza), la qualità di scenografie e coreografie, la nostra festa è tra le maggiori».

Il tema è l’uva: su questa si costruisce una storia che sarà narrata attraverso musiche e coreografie. «Grande l’ingegno dei rionali, la cui fantasia si sbizzarrisce nei modi più coloriti - dice Ricci -. Il giorno della festa, che dura l’intero pomeriggio, i quattro carri (uno per rione) sfilano in piazza accompagnati da musiche e danze. Centinaia di figuranti, per ogni rione, dispongono di circa mezz’ora per mostrare al pubblico e alla giuria (esterna e selezionata da un notaio) la loro creatività e passione, mentre uno speaker al microfono spiega la storia».

Poi la giuria si ritira nella sala del consiglio comunale per scegliere il vincitore. Intanto migliaia di rionali sono in piazza, tutti insieme in trepida attesa: le occhiatacce si sprecano e volano da un lato all’altro della piazza insieme agli sfottò. La tensione, via via crescente, raggiunge il massimo quando il sindaco si affaccia al balcone del municipio per proclamare il rione vittorioso. Quindi, tutto si scioglie in urla di gioia o di delusione e riprovazione.

Il premio è una coppa in cotto, semplice ma sempre diversa. Soprattutto però, fino all’edizione successiva, per un anno intero, si gode a sbeffeggiare chi ha perso.


Una gara lunga un anno

Già, e dietro questo pomeriggio? Dice Bertini: «C’è la fatica dei precedenti 364 giorni, anche se il grosso del lavoro è concentrato dalla fine di luglio sino al dì della festa: il carro, le musiche, le coreografie; quanti pensieri! Ma c’è l’intero rione che partecipa, con impegno e dedizione. Sono tutti volontari e si ritrovano nelle sedi rionali trasformate in laboratori: chi cuce, chi fa il fabbro o il falegname, chi prova i balli. Anche i bambini partecipano con compiti adatti a loro».

A settembre, come a Siena per il palio, ogni rione organizza la cena; significa aggregazione per gli imprunetini ed è importante soprattutto per i giovani. Ormai è una festa radicata nella comunità, con una storia e un’identità ben precise. Un momento molto bello, spiega Ricci, è l’inchiccatura: «Prima della sfilata i chicchi di uva bianca e nera sono tagliati e incollati sui carri, creando dei disegni, una sorta di mosaico. È un ulteriore momento di unione: tutti partecipano, dai bambini che si dedicano alla parte bassa del disegno alle persone più alte che ornano i vertici del carro».

C’è spazio anche per la solidarietà, con raccolte fondi per rionali in difficoltà. E, a dispetto dell’antagonismo, ci si aiuta fra rioni, per esempio “prestando” persone per finire in tempo i lavori in caso di ritardi. Conclude Bertini: «Nonostante polemiche e divisioni, c’è sempre la volontà di arrivare a questo magico giorno, superando gli eventuali problemi organizzativi».

Persino alcuni aspetti burocratici sottolineano l’importanza della festa per la comunità imprunetina. Dopo la scelta, le musiche sono presentate alle autorità 4-5 mesi prima, per evitare sovrapposizioni fra i rioni. Il progetto del carro, pur segreto, deve essere mostrato in municipio al sindaco che lo protocolla. Addirittura la “Festa dell’uva” è inserita nello statuto del Comune, di cui è patrimonio storico-culturale.

Info: www.lafestadelluva.it


I magnifici quattro

I quattro rioni, nati nel 1932, protagonisti di questa sfida all’ultimo chicco d’uva, sono il rione delle Fornaci (colore rosso), dove si produce il cotto. Il rione Pallò (verde) si chiama così da un antico pallaio (pista per le bocce) là presente. Il rione Sant’Antonio (bianco) prende nome dal vicino monte Sant’Antonio. Infine, il rione Sante Marie (azzurro) è collocato presso l’omonimo monte.

Qualche esempio di attaccamento al rione: avvicinandosi la festa, c’è chi prende ferie per preparare il carro; qualcuno addirittura si tinge i capelli con il colore del rione, protagonista anche di centinaia di magliette.


Gli intervistati



Francesca Ricci e Gianluca Bertini, Ufficio sviluppo del Comune di Impruneta

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Festa dell'uva Impruneta


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