Il 12 e il 13 giugno si vota per la modifica della legge 40 sulla procreazione assistita. I pareri di due esperti: uno contrario, l'altra favorevole

Scritto da Alma Valente |    Giugno 2005    |    Pag.

Giornalista Nata a Roma.

Dopo la laurea in Filosofia ha insegnato per due anni. Successivamente ha lavorato presso l'Ufficio Stampa della Presidenza dei Gruppi Parlamentari della Camera dei Deputati, collaborando in particolare con Giorgio Napolitano.

Trasferitasi a Firenze, ha iniziato a scrivere l'Informatore, con articoli inerenti la di medicina.

Dal '97 ha cominciato a fare televisione: prima come inviata per la trasmissione Informacoop e poi curando una rubrica dedicata alla salute all'interno di Liberetà (trasmissione dello Spi-CGIL).

Fecondazione sì o no
Il 12 e il 13 giugno
andremo alle urne per esprimere il nostro parere sulla legge 40 che, fin dalla sua entrata in vigore, nel marzo del 2004, ha suscitato un rovente ed appassionato dibattito. Il referendum, parzialmente abrogativo (per sostenerlo bisogna rispondere SI), ci chiama ad esprimerci su una legge che regolamenta la procreazione medicalmente assistita.
Nel seggio troveremo quattro schede: CELESTE consente la ricerca scientifica sulle cellule staminali di origine embrionale; ARANCIONE, oltre ad eliminare il limite dei tre embrioni e l'obbligo di impiantarli anche se malati, revoca il divieto di congelamento degli embrioni stessi, eliminando il divieto per la donna di revocare il consenso all'impianto; GRIGIA cancella le norme che equiparano i diritti del concepito a quelli dei genitori; ROSA consente la fecondazione eterologa (cioè l'uso di spermatozoi o di ovuli di un donatore o di una donatrice al di fuori della coppia), permettendo alle coppie non in condizioni di procreare per patologie incurabili di avere un figlio.
Temi che investono scienza e coscienza ed è evidente che abbiamo ritenuto doveroso sentire le due ragioni: quella del SI e quella del NO anche se, per dovere di cronaca, dobbiamo rendere noto che più volte si leggono appelli all'astensione, posizione legittima, ma che ricorda Ponzio Pilato... E si è visto come è andata a finire!

A favore del sì
Dottoressa Claudia Livi, responsabile del Centro procreazione assistita Demetra di Firenze

La Legge 40, nata con l'intento di regolare le tecniche di procreazione assistita, ha introdotto pesanti limitazioni che, di fatto, ne hanno ridotto l'efficacia. Questi, in sintesi, sono i punti a mio avviso più discutibili:

viola la libertà di ricerca scientifica e le sue possibilità di sviluppo, impedendo l'utilizzo delle cellule staminali degli embrioni congelati abbandonati o che non mostrano caratteristiche di vitalità sufficienti. Le cellule staminali embrionali sono considerate oggi le più promettenti per la ricerca di cure per malattie gravi ed incurabili come il cancro, la sclerosi, il diabete, l'Alzheimer, e molte altre ancora.

Esclude dal ricorso alle tecniche di procreazione assistita le donne e le coppie fertili, che possono cioè fare un figlio senza ricorrere a particolari trattamenti, ma che sono portatrici di gravi malattie genetiche o virali. Per queste categorie di soggetti significa aumentare il rischio di trasmettere la malattia ai propri figli. Perché? Perché vieta la diagnosi pre-impianto, la possibilità cioè di utilizzare una metodica consolidata usata nel mondo da più di 14 anni. Questa tecnica consente sull'embrione sviluppato in provetta la diagnosi genetica relativa alla malattia di cui sono portatori i genitori. La coppia potrebbe così evitare la drammatica esperienza dell'aborto terapeutico, scelta compiuta nel 90% dei casi in cui le indagini prenatali evidenziavano gravi e incurabili problemi.

Obbliga il trasferimento contemporaneo in utero di tutti gli embrioni prodotti, che in ogni caso non devono superare il numero di tre. Questo ha importanti ripercussioni sui trattamenti perché, a tutt'oggi, non sappiamo quanti ovociti e spermatozoi sono necessari per avere 3 embrioni vitali.

Impedisce la conservazione degli embrioni. Questo obbligherà le donne a ripetere ogni volta l'intero ciclo di stimolazione delle ovaie (lungo e doloroso) e il prelievo degli ovuli, colpendo anche gli uomini, per esempio quelli con lesione del midollo spinale, che dovranno ripetere i prelievi per ottenere il seme necessario alla fecondazione.

Impedisce, inoltre, il ricorso alla fecondazione eterologa (l'uso, come abbiamo già spiegato, di spermatozoi o di ovuli di un donatore o di una donatrice al di fuori della coppia, ndr): questo significa, per esempio, che le donne e gli uomini malati di tumore, la cui fertilità è stata compromessa dalla chemioterapia, non potranno avere figli. La donazione di gameti è l'unica strada possibile per circa il 10% di queste coppie. Insomma, una forma diversa di adozione. Nel caso della proibizione delle donazioni si è voluto ignorare la pluralità dei modelli genitoriali che la stessa adozione ha messo in gioco, cercando di legittimare un'unica forma di famiglia basata esclusivamente su legami biologici, senza considerare che al di là del "legame di sangue" esistono altri valori basati sull'amore e sull'assunzione di responsabilità.


A favore del no
Professor Ivo Noci, responsabile del Centro di fisiopatologia della riproduzione umana dell'Università degli Studi di Firenze

Dopo tanti anni durante i quali, nel nostro paese, nei casi in cui una coppia non riusciva a concepire un figlio, l'approccio clinico era lasciato al singolo medico, ecco finalmente arrivata in Italia una Legge che stabilisce delle regole. E già questo non è poco.

A mio parere, per una corretta lettura ed interpretazione della legge 40, dobbiamo preliminarmente rispondere ad un quesito (perché, poi, tutto ruoterà in un senso o in un altro): che cos'è un embrione umano? Una potenzialità di vita, una vita individuale o un individuo vero e proprio? La mia opinione è che sia una vita, un individuo; e questo corrisponde allo spirito della legge 40. Ma se un embrione è un individuo, ne discende che non è possibile indagare per poi poterlo eliminare se è anomalo, non è possibile congelarlo se è in soprannumero né utilizzarlo quale fonte di cellule staminali anche se a scopi terapeutici, non è possibile clonarlo: tutte cose, queste, appunto severamente proibite dalla legge 40. Accettando questa impostazione, la legge appare possedere anche tanti altri aspetti positivi: uno di questi è l'avere enumerato tutte le condizioni in cui si può eseguire una certa tecnica, dalla più semplice alla più complessa. Questo è finalmente un approdo alla medicina dell'evidenza, con chiari vantaggi per la coppia.

Ancora: al capitolo "misure di tutela dell'embrione" (decreto 21 luglio 2004), pur ribadendo il concetto che è proibita ogni forma di diagnosi preimpianto per stabilire la normalità cromosomica dell'embrione, si dice anche che è permessa l'indagine osservazionale. Così, in presenza di anomalie dello sviluppo gravi e irreversibili (ad esempio uno zigote triploide) la coppia, informata, può decidere di non procedere al trasferimento in utero di quell'embrione, il quale rimarrà all'interno del laboratorio biologico fino al momento in cui si estinguerà. Certamente ci sono aspetti, nella legge 40, che destano perplessità (come il divieto alla procreazione medicalmente assistita di tipo eterologo). Credo però che il legislatore, valutata a sufficiente distanza di tempo l'efficacia dell'attuazione della legge, e sentito il parere di un comitato tecnico, possa provvedere autonomamente a modiche della legge 40, così come è ora.