Dalla "passeggiata" più famosa, Viareggio, ai tanti appuntamenti in tutta la regione

Scritto da Riccardo Gatteschi |    Febbraio 2002    |    Pag.

giornalista e scrittore. Ha iniziato nel 1968 come cronista a Nazione Sera. Ha collaborato, nel corso dei decenni, a molti quotidiani, periodici, riviste. Ha pubblicato il primo libro nel 1971: "Toscana in festa". Sono seguiti alcuni volumi scritti a quattro mani con l'amico Piero Pieroni: "Vento del Nord, vento del Sud" (1972), "Indiani maledetti Indiani" (1973), "Ad ovest della legge" (1975), "Pirati all'arrembaggio" (1977). Ha curato alcune voci delle enciclopedie "Toscana, paese per paese" (1980) e "Costumi e tradizioni popolari" (1995). In anni più recenti ha pubblicato: "Con la croce o con la spada" (1990), "Baccio da Montelupo" (1995), "Donne di Toscana" (1996), Raffaello da Montelupo" (1998), "Feste per un anno" (2000), "Diavoli, santi e bonagente" (2002), "Un uomo contro" (2003). Ha tre passioni confessabili: viaggiare, conoscere la Toscana, guidare la motocicletta. Collabora all'Informatore dell'Unicoop dal 1995.

Febbraio a colori
Nei suoi centotrenta anni di vita, non sono stati pochi i cambiamenti che hanno caratterizzato l'evolversi del Carnevale di Viareggio.
Se i carri degli esordi proponevano, fra il serioso e l'impegnato, immagini simboliche o addirittura mitologiche, con il primo decennio del ventesimo secolo si ebbe una svolta storica: quella di dar vita a carri, creati in cartapesta, i cui soggetti erano improntati ad un'ironica presa in giro di fatti e personaggi che avevano guadagnato una certa notorietà nell'anno appena trascorso.
Un'idea semplice, ma felice e fortunata, perché le sfilate di Viareggio raggiunsero una fama che uscì ampiamente dai confini della Versilia. Ma con l'avvento del Fascismo - ecco un'altra data importante - alla satira sbeffeggiante dei "carnevalai" viareggini fu messa una robusta museruola. Gli ordini erano: basta irridere, mettere alla berlina, fare le linguacce; d'ora in avanti si deve, al contrario, esaltare, esaltare, esaltare. Conclusione: il "Ventennio" coincise con il periodo più opaco e meno seguito del Carnevale.
Dopo l'interruzione causata dal secondo conflitto mondiale, lo spirito tornò ad essere quello di una volta, con l'aggiunta di una maggior raffinatezza nella scelta degli argomenti e anche nella loro realizzazione scenografica. Obbiettivi principali da colpire, sempre gli stessi: persone e fatti dei quali si era maggiormente parlato nel corso dei mesi precedenti. Negli ultimi cinquant'anni non sono certo mancati gli argomenti sui quali soffermarsi a riflettere, magari anche a scandalizzarsi. Dal mondo dello sport ecco, per esempio, Diego Maradona, un poco rinciucchito dalla troppa notorietà e dall'ingestione di qualche sostanza non proprio ortodossa; oppure dal mondo dello spettacolo, con attricette che si atteggiano a primedonne; o divi della celluloide e della musica che conducono vite tanto strampalate che non c'è nemmeno bisogno di calcare troppo la mano per renderle ridicole.
Febbraio a colori
Ma i personaggi, giustamente, più bersagliati, sono quelli appartenenti al mondo della politica. In questo campo, forse nessuno fra i grandi si è salvato dal mordace dileggio dei viareggini: dai "mostri sacri", quali i Kennedy o i nostri De Gasperi e Togliatti, ai facilmente etichettabili Krusciov o Fidel Castro, dal presidente Bill Clinton a Mao Tse-tung, da un comandante israeliano "acchiappatutto" a qualche sceicco di un lontano emirato.
L'ultima data "storica", recentissima, è quella del 2001, quando è stata portata a termine ed inaugurata - il 15 dicembre scorso - la "Cittadella del Re Carnevale".
Si tratta di un complesso di sedici edifici ognuno dei quali si affaccia sulla piazza centrale di forma ellittica. E accanto alla "Scuola della cartapesta" e agli atelier dove, nel corso dell'anno, si portano avanti le immense costruzioni, un ruolo importante lo assume l'edificio adibito a "Museo del Carnevale e della Cartapesta", una realizzazione affidata a Folco Quilici. Al trasferimento dei carri dai vecchi hangar alla nuova cittadella è dedicato anche un carro, "Exodus". Lasciare quel lembo di terra dove ormai si erano formate le radici dei carristi viareggini non è stato facile né indolore, ma l'augurio è che nella nuova struttura il Carnevale trovi nuova linfa e nuove energie creative per continuare il suo viaggio fantastico.

I carri di quest'anno
Banane e sciantose
Tra i carri di quest'anno particolarmente significativo, perché legato alla più grande calamità che affligge i tre quarti dell'umanità, è "La grande abbuffata", un carro che vuol sintetizzare come i paesi più ricchi della terra intendano risolvere il problema: "Fame? Miseria? Sfruttamento? Salute? A tutto questo pensiamo noi!", sembra vogliano dire i quattro squali che rappresentano le più grandi potenze mondiali.
Febbraio a colori
Frizzante e vitale appare anche il carro con un titolo che rende bene l'idea dell'argomento: "La Repubblica delle banane". L'ambientazione è collocata in un'isola dei Caraibi dove, al ritmo di una musica indiavolata, la nostra democratica Italia assume pian piano i toni e le eccentricità di un allegro staterello sudamericano. Il capo del governo è la soubrette di questo grande spettacolo: troneggia sulla scena, seduto su un'enorme banana simbolo allusivo ed equivoco della politica edonista, ansioso di attrarre tutta l'attenzione del pubblico su di sé, e presenta fiero le sue "scimmiette" ammaestrate e le sue "sciantose".

Fondazione Carnevale di Viareggio, tel. 0584433538, fax 058447077
Le sfilate:
27 gennaio
3-10-12-17 febbraio


Biglietti
da € 10,33 a € 20,66 (da 20 mila a 40 mila lire)
Per i bambini fino a sei anni l'ingresso è libero

Nel resto di Toscana
In quei particolari giorni durante i quali "semel in anno licet insanire" (una volta l'anno è lecito impazzire), in piazze e strade della Toscana è tutto uno scintillare di corsi mascherati e sfilate in costume.
Stilare un elenco delle località è difficile e pericoloso perché il rischio di dimenticare qualche nome è alto, anzi quasi certo. Di qualsiasi involontaria omissione ci scusiamo fin d'ora.
Iniziamo da Foiano della Chiana (Arezzo), dove lungo le strade sfilano i "Carri Matti", sui quali un tempo si nascondevano giovani armati di lupini, granoturco e castagne da lanciare giù sul marciapiede contro gli spettatori. I quali però non ci stavano a subire passivamente e contraccambiavano la gentilezza con frutta e ortaggi, meglio se leggermente avariati. Attualmente gli scontri si limitano al lancio di stelle filanti e coriandoli.
A Bibbiena (Arezzo) si prende spunto da un fatto di guerra avvenuto nel 1359 e si fa affidamento sulla rivalità fra i "piazzalini", residenti nel centro storico, e i "fondaccini", abitanti nelle zone periferiche.
San Gimignano, con il suo incomparabile sfondo di angoli e squarci genuinamente medievali, fa rivivere eventi e personaggi che potevano benissimo esistere mille anni fa: streghe, indovini, trovatori, saltimbanchi...
A Santa Croce (Pisa), zona celebre per le sue concerie, il Carnevale è tutto incentrato su pelli, cuoio e quant'altro viene prodotto in quegli "olezzanti" opifici.
Ad Asciano (Siena), nell'ultima domenica che precede la Quaresima, si dà lettura in pubblico del "Testamento di Meio", attraverso il quale si ripercorrono idealmente e in chiave satirica gli eventi locali più eclatanti.
Nella frazione di Sant'Ippolito, nel comune di Vernio (Prato), il Carnevale si celebra il "Mercoledì delle Ceneri", distribuendo a chiunque ne faccia richiesta una fumante pastasciutta condita con sugo di tonno e aringa.