Acquacoltura in Toscana

Scritto da Alma Valente |    Febbraio 2000    |    Pag.

Giornalista Nata a Roma.

Dopo la laurea in Filosofia ha insegnato per due anni. Successivamente ha lavorato presso l'Ufficio Stampa della Presidenza dei Gruppi Parlamentari della Camera dei Deputati, collaborando in particolare con Giorgio Napolitano.

Trasferitasi a Firenze, ha iniziato a scrivere l'Informatore, con articoli inerenti la di medicina.

Dal '97 ha cominciato a fare televisione: prima come inviata per la trasmissione Informacoop e poi curando una rubrica dedicata alla salute all'interno di Liberetà (trasmissione dello Spi-CGIL).

Ormai la quantità di pesce che i nostri mari riescono a regalarci è appena l'uno per cento rispetto a quella di cinquanta anni fa. Colpa dell'inquinamento indubbiamente, ma anche dei sistemi di pesca irrazionali. Pescherecci sempre più grandi e strumentazioni elettroniche sofisticate hanno portato a una riduzione della taglia del pescato, impedendo agli organismi acquatici di raggiungere la fase adulta per la riproduzione. Oggi la tendenza è quella di abbandonare il prelievo indiscriminato di animali acquatici per favorirne un maggiore accrescimento.
Fattorie d'acqua
Ma se la produzione di pesce tende a ristagnare, l'orientamento del mercato nei confronti dei consumi è andato progressivamente aumentando: dai 9 chili procapite degli anni '70 siamo passati infatti ai 15 degli anni '90 con un trend che prevede, per i prossimi anni, un incremento fino ai 30 chili procapite.
Di fronte a questa maggiore domanda, dunque, sono nate delle vere e proprie "fattorie d'acqua" che danno lavoro, in Italia, ad oltre 15 mila persone, a cui va aggiunto un consistente indotto, con un fatturato complessivo di oltre 500 miliardi. Ma che cos'è in realtà quella che scientificamente viene definita "acquacoltura"? 'E' l'insieme delle attività relative alla produzione di animali acquatici - spiega il dottor Maurizio Dell'Agnello, dottore di ricerca in acquacoltura - che si realizzano attraverso il controllo delle fasi di sviluppo e dell'ambiente di allevamento'. E la Toscana, oltre alla Puglia, al Veneto, al Trentino e alla Sicilia, è in primissimo piano in questo settore. La nostra regione sembra essere infatti un piccolo paradiso sia per l'allevamento dei pesci d'acqua dolce che per quelli di acqua salata: dalle trote alle orate, dalle spigole alle anguille.
Attualmente la struttura produttiva è caratterizzata da due poli: uno di acqua dolce e uno di acqua salata. Il più tradizionale, che si estende lungo la dorsale appenninica, tra la Garfagnana e il Casentino, è particolarmente specializzato nella produzione di trote, storioni ed altre specie di acqua dolce. 'Un'origine che viene da lontano - racconta Dell'Agnello - derivante dall'antica tradizione dei monaci che allevavano i pesci nelle peschiere annesse ai conventi, come quelli di Santa Fiora e di Vallombrosa. Ma anche dovuta all'intraprendenza dei mugnai, che lasciavano crescere i pesci nelle "gore" dei loro mulini. E ancora oggi molti allevamenti sorgono su questi insediamenti'. Ma la produzione che ha caratterizzato la Toscana sul mercato nazionale è quella di acqua salata, legata all'allevamento di spigole, orate, saraghi ed altre specie. Un'acquacoltura che è nata in Maremma verso la metà degli anni '70 e si è sviluppata anche grazie alla diffusione di impianti di riproduzione (avannotterie) che forniscono agli allevatori, a prezzi convenienti, "neonati" di ottima qualità.
'A partire dalle fasi giovanili - continua Dell'Agnello - i pesci vengono posti in grandi vasche di acqua salmastra o marina, dove crescono in condizioni ideali fino a raggiungere la taglia commerciale, in un periodo variabile dai 14 ai 24 mesi'.
Queste tecnologie, oltre a consentire una riproduzione illimitata e a tutelare un ambiente marino già in crisi, permettono anche di ottenere dei prodotti di alta qualità. All'interno del processo produttivo, infatti, gli aspetti igienico-sanitari, nutrizionali e organolettici sono oggettivamente misurabili e codificabili, permettendo così la certificazione sia dei processi adottati che dei prodotti ottenuti. Un aspetto, quest'ultimo, che garantisce al consumatore finale un prodotto più fresco e controllato rispetto a quello di importazione. Insomma, pesce di qualità ma anche maggiore possibilità di acquistare specie di pregio, quali saraghi, dentici e ombrine, a prezzi convenienti. E se le famiglie italiane in questi ultimi anni hanno modificato le loro abitudini alimentari, il merito va anche alla distribuzione moderna che attraverso i banchi del pesce fresco, sempre più numerosi, offre un'ampia gamma di prodotti.

Pesce con amore
Certo, i problemi per questo nuovo comparto produttivo, anche se in evoluzione, ci sono e sono ancora tanti: la ricerca di nuove tecniche di allevamento che comportino minori costi di produzione, lo sviluppo di una rete di distribuzione e la concorrenza con i paesi dell'area mediterranea quali Grecia e Turchia. Sta di fatto però che l'acquacoltura è già nel futuro delle nostre tavole.
Tra qualche mese nei banchi di vendita Coop si potrà trovare il "Pesce con Amore", trote bianche selezionate da allevamenti con acqua di sorgente o di montagna che, come spiega Marco Guerrieri, responsabile del settore carni alternative e ittico di Coop Italia, 'sono alimentate come in natura, cioè esclusivamente con proteine di pesce e vegetali, in aree mai sovraffollate, il che garantisce il giusto movimento per l'animale. Gli stessi criteri vengono anche utilizzati per orate e branzini, ad esclusione dell'acqua che ovviamente è di mare. In meno di 24 ore questi prodotti, che sono esclusivamente nazionali, arrivano dagli allevamenti ai banchi di vendita. Il che significa freschezza garantita al cento per cento'.

Il pesce a convegno
A Lucca il 18 febbraio
Lo dicono gli esperti e lo confermano le statistiche. Mangiare pesce fa bene, soprattutto se fresco e di qualità. A questo scopo Federconsumatori e Audiconsum Toscana, in sinergia con l'Agenzia regionale per lo sviluppo e l'innovazione agricola e forestale, hanno organizzato un convegno intitolato "Educazione al consumo dei prodotti ittici". L'iniziativa, a sostegno dell'acquacoltura, vuole fornire ai consumatori toscani le necessarie informazioni sullo stato della produzione regionale che, in impianti rispettosi dell'ambiente, garantisce un prodotto finale di ottima qualità e di sicurezza igienica garantita. La manifestazione, che si terrà a Lucca il prossimo 18 febbraio, presso la Sala Oro della Camera di Commercio (ore 9.30-13.30), prevede un ricco ventaglio di interventi. Oltre al ministero delle Politiche agricole daranno infatti il loro contributo rappresentanti dell'Arsia, della Regione Toscana, delle associazioni dei commercianti e dei consumatori e docenti universitari. Saranno inoltre presenti gli allevatori ittici dell'area della Garfagnana e di Orbetello.