Un disturbo spiacevole, che colpisce tutti. Cause e rimedi

Scritto da Alma Valente |    Giugno 2013    |    Pag. 44

Giornalista Nata a Roma.

Dopo la laurea in Filosofia ha insegnato per due anni. Successivamente ha lavorato presso l'Ufficio Stampa della Presidenza dei Gruppi Parlamentari della Camera dei Deputati, collaborando in particolare con Giorgio Napolitano.

Trasferitasi a Firenze, ha iniziato a scrivere l'Informatore, con articoli inerenti la di medicina.

Dal '97 ha cominciato a fare televisione: prima come inviata per la trasmissione Informacoop e poi curando una rubrica dedicata alla salute all'interno di Liberetà (trasmissione dello Spi-CGIL).

La storia più singolare riguardo al singhiozzo riguarda il signor Charles Osborne che, nel 1922, iniziò a singhiozzare all’età di 29 anni, mentre compiva uno sforzo.

Dopo aver provato tutti i rimedi allora conosciuti, senza che lo stesso cessasse, il malcapitato continuò a singhiozzare incessantemente fino all’età di 97 anni, quando il singhiozzo sparì come era venuto.

Ciò ha causato non poche sofferenze al nostro amico, ma gli ha fatto ottenere un posto nel Guinness dei primati come l’uomo che ha singhiozzato più a lungo. Ma, a parte le storie curiose, che cos’è il singhiozzo?

Cerchiamo di avere le idee più chiare con l’aiuto del professor Andrea Galli, gastroenterologo della Azienda ospedaliero-universitaria di Careggi. «Il singhiozzo è un disturbo che colpisce tutti almeno una volta nella vita, ed è causato dalla contrazione rapida e involontaria del diaframma, il muscolo che separa il torace dall’addome e che ha un ruolo importante nella respirazione.

Ogni contrazione è seguita dalla chiusura improvvisa delle corde vocali, che produce il caratteristico “hic”. Questo rumore tipico è di solito preceduto da una leggera contrazione del petto, dell’addome o della gola che determina un respiro brusco.

Quando si verifica, c’è un coinvolgimento del nervo frenico, che controlla le contrazioni del diaframma, ma anche di alcuni centri superiori del cervello. Il numero di singhiozzi al minuto può variare tra 4 e 60».

Breve o persistente

Questo disturbo viene percepito come una sensazione fortemente spiacevole, specie se si prolunga nel tempo. Infatti in relazione alle diverse cause che lo determinano può avere una durata di pochi minuti, esaurendosi spontaneamente, o persistere per giorni e mesi (1 caso su 100.000), talvolta alternandosi a brevi periodi di remissione.

Spesso nelle forme di lunga durata si possono avere come conseguenza seri disturbi psichici, del sonno, difficoltà del linguaggio e deficit nutrizionali. Ma da cosa può dipendere? «Le cause possono essere molteplici - prosegue Galli -, anche se i meccanismi precisi sono ancora poco chiari.

Andrea galli fastidiose contrazioni articolo informatore unicoop firenzeTra i fattori scatenanti più frequenti vanno ricordati i pasti troppo abbondanti e consumati velocemente con concomitante ingestione di grandi quantità d’aria specie se associati al consumo di bevande gassate e alcoliche.

Questo determina una distensione dello stomaco troppo rapida che, spingendo dal basso, determina un rapido innalzamento del diaframma con possibile irritazione del nervo frenico.

Il problema si accentua in condizioni di eccitazione o di stress, ma anche per cambi di temperatura bruschi, come l’assunzione di cibi caldi alternati a cibi freddi».

Più soggetti gli uomini

Ci sono persone più predisposte e in generale gli uomini corrono un maggior rischio di soffrire di singhiozzo prolungato rispetto alle donne.

«Oggi sappiamo che questa condizione - dice Galli - è spesso associata al reflusso gastro-esofageo: infatti, il passaggio di materiale acido dallo stomaco all’esofago crea tutta una serie di meccanismi riflessi che possono portare anche all’insorgenza del singhiozzo».

E se gli attacchi di singhiozzo sono frequenti, possono essere sintomo di malattie più gravi? «Certamente quando l’attacco dura più di 48 ore - conclude Galli - o gli episodi si ripetono in maniera ravvicinata nell’arco di giorni o settimane, bisogna sempre consultare il medico e pensare a patologie più complesse, talora anche gravi, che possono andare, dai disturbi cardiaci come pericardite, problemi polmonari e dell’albero respiratorio, come laringiti e polmoniti, fino a malattie che interessano tutto l’organismo, come il diabete e l’insufficienza renale.

Anche la sfera neurologica può essere coinvolta: in questo caso si va da lesioni legate a condizioni degenerative e infiammatorie, come la sclerosi multipla e le meningiti, a quadri vascolari come l’ictus cerebrale e infine ai tumori del cervello che possono interessare le aree di controllo del riflesso del singhiozzo.

Nell’ambito della patologia tumorale il singhiozzo può essere un sintomo, talvolta isolato, di tumori dell’apparato digerente, come il carcinoma gastrico e pancreatico».

Nella foto, l’intervistato: professor Andrea Galli, gastroenterologo della Azienda ospedaliero-universitaria di Careggi

Consigli per far cessare il sighiozzo

Le forme lievi spesso si risolvono spontaneamente. Esistono tutta una serie di manovre empiriche ormai tramandate da secoli e che, pur non avendo una reale base scientifica, talvolta funzionano: come indurre uno spavento improvviso, o trattenere il respiro per alcuni secondi, magari bere piccoli e ripetuti sorsi di acqua, fino a respirare in un sacchetto.

Molti di questi rimedi sono decisamente discutibili, anche se si può ipotizzare che agiscano più o meno tutti determinando un meccanismo di rilassamento del muscolo diaframma, inibendo il riflesso del singhiozzo.

Nelle forme persistenti è importante definirne la causa con una serie di indagini specifiche per patologie neurologiche, gastroenterologiche e cardiopolmonari. Esistono anche dei farmaci sintomatici che agiscono a vari livelli, ma devono essere utilizzati in ambito specialistico.

Poi, in quei rari casi dove la causa non è curabile o in quelle forme dove la causa non è definita, si può ricorrere a interventi di neurolisi del nervo frenico o a dispositivi elettrici di stimolazione nervosa che provocano l’interruzione del singhiozzo.

Ma questi presidi terapeutici, decisamente invasivi, devono essere usati in casi altamente selezionati dove la terapia medica non può essere utilizzata o ha fallito precedentemente.

Il singhiozzo in età pediatrica

Che fare quando i piccoli hanno il singhiozzo? Ecco i consigli del dottor Nicola Pierossi, otorinolaringoiatra presso l’Azienda ospedaliero-universitaria Meyer.

Durante le ecografie in gravidanza, accade di osservare il singhiozzo nel feto, e può essere presente anche nel lattante, diventando meno frequente nel tempo, fino a presentarsi solo raramente nell’adulto.

Questo disturbo, se determinato dall’improvvisa ed eccessiva distensione gastrica, serve a rimuovere la presenza di aria nello stomaco, offrendo una spiegazione per il singhiozzo del lattante che, succhiando con voracità e troppo rapidamente, ingerisce aria per scarsa coordinazione fra suzione e respirazione, da cui la necessità del famoso “ruttino”.

Allo stesso modo bambini con disturbi respiratori nasali per fenomeni infiammatori e/o ostruttivi (ipertrofia adenoidea), ingeriscono aria, dovendosi alimentare e respirare contemporaneamente attraverso la bocca.

Dunque è consigliabile che i genitori insegnino ai loro piccoli a non alimentarsi rapidamente e con “foga”, perché può generare spesso singhiozzo per ingestione di aria assieme agli alimenti.

 Disegno in alto di L. Cortemori


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