Il museo Egizio di Firenze e i suoi tesori e un libro sulle conoscenze astronomiche degli antichi egiziani, fra miti, credenze e realtà

Scritto da Gabriele Parenti |    Settembre 2010    |    Pag.

Giornalista professionista e regista radiotelevisivo, Gabriele Parenti ha realizzato vari programmi per le reti nazionali della Rai (Intercity-cultura, Learning, Speranze d'Italia) e per Rai International. Autore di documentari e di docu-fiction, attualmente coordina i programmi culturali della Sede Rai di Firenze. Ha svolto attività di ricerca presso l'Istituto di Filosofia del Diritto e di Studi storico-politici dell'Università di Pisa; tiene workshop e seminari nelle Università di Firenze, Pisa e Siena. Tra i suoi libri: Il pensiero dell'esilio (1986); La Sfida. Il pensiero e il coraggio di Robert Kennedy (1999); Il sogno e la memoria (2000); Il lato oscuro (2002); Sui crinali della storia (2005); Oltre l'immagine (2006).

L'antico Egitto, con i suoi misteri, con le favolose testimonianze di epoche remote, ha suscitato in ogni epoca interesse e suggestione. Negli ultimi tempi, in particolare, viaggi e libri hanno risvegliato una passione per l'egittologia.

Eppure non tutti sanno che a Firenze c'è un Museo Egizio tra i più importanti d'Europa per quantità e qualità: in Italia è secondo solo a quello di Torino.

«Oltre a mummie e a sarcofaghi finemente decorati - rileva Maria Cristina Guidotti, direttrice del Museo Egizio di Firenze - nelle varie sale troviamo reperti di straordinaria importanza a cominciare dall'imponente carro da guerra (o da caccia) dell'epoca di Tutankhamon, che è un capolavoro di tecnologia, recentemente studiato da docenti di ingegneria meccanica. Furono utilizzati sette diversi tipi di legno, per lo più importati dal Medio Oriente o dall'Africa nera come il cedro e l'ebano».

Di rilevante interesse anche "pezzi unici" al mondo come un calice dalla "bocca" quadrata (ce n'è solo un altro esemplare al Louvre di Parigi), lo splendido ritratto sepolcrale proveniente dall'oasi di Fayum o il fastoso mantello di seta di epoca bizantina.

Questo autentico gioiello del patrimonio museale fiorentino si deve al granduca Leopoldo II che per incrementare un primo nucleo di antichità egiziane già esistente nelle collezioni medicee, finanziò una spedizione scientifica in Egitto negli anni 1828 e 1829. La spedizione era diretta dal francese Jean François Champollion, (il primo che riuscì a decifrare i geroglifici), e dal pisano Ippolito Rosellini, il padre dell'egittologia italiana.

La missione archeologica produsse risultati straordinari. I numerosi oggetti raccolti eseguendo scavi a Tebe, o acquistando reperti da mercanti locali, furono equamente suddivisi tra la Francia e la Toscana. Così, nel 1855 in via Faenza nacque il Museo Egizio di Firenze, che vantava oggetti di importanza analoga a quelli del Louvre. Poi, nel 1880 l'egittologo Ernesto Schiaparelli, trasferì il Museo nell'attuale sede, in via della Colonna, insieme al Museo Archeologico. L'inaugurazione avvenne alla presenza del re Umberto I e della regina Margherita. Un'iscrizione in geroglifico che commemora l'avvenimento è dipinta nella seconda e nella terza sala del museo.

Le sale furono decorate in stile egizio, immaginate come rovine di antichi templi sotto un cielo stellato. Con Schiaparelli le collezioni egizie fiorentine ebbero un nuovo notevolissimo incremento, grazie ai suoi scavi e acquisti effettuati in Egitto. Si aggiunsero, poi, negli anni '30 i reperti donati dall'Istituto papirologico fiorentino, provenienti dagli scavi svolti nella terra dei faraoni. Fra questi, la collezione di stoffe di epoca copta, una delle più ricche e importanti del mondo.

«Attualmente - rileva la direttrice Guidotti - la collezione, conta oltre quindicimila reperti, comprende materiale che va dalla preistoria all'epoca copta, con notevoli raccolte di stele, vasi, amuleti e bronzetti di varie epoche».

Fra i numerosi oggetti importanti e interessanti, oltre a quelli già citati, sono da segnalare alcune statue dell'epoca di Amenofi III, il carro della XVIII dinastia, il pilastro della tomba di Sethi I.


Figli delle stelle

Tra le manifestazioni più significative legate al Museo Egizio di Firenze, si segnala la presentazione del libro dell'archeologo Massimiliano Franci (titolare del corso di Egittologia dell'Università dell'Età Libera di Firenze) Astronomia egizia. Introduzione alle conoscenze astronomiche dell'antico Egitto (Edarc Edizioni - www.edarc.it). Franci rileva che l'osservazione astronomica degli antichi egizi era volta a pianeti, stelle e costellazioni, ma che la percezione degli eventi a loro connessi resta sospesa tra mitologia e scienza, con interessanti intuizioni.

Il saggio sottolinea che lo sguardo rivolto al cielo serviva anche a ricavare informazioni utili per la quotidianità: dall'orientamento nello spazio alla misurazione del tempo. Nacque così il calendario: inizialmente di tipo lunare e connesso alla produzione agricola. Poi, l'esigenza amministrativa di avere uno strumento più preciso per misurare lo scorrere del tempo segnò il passaggio a un calendario di 365 giorni, basato sulla levata della stella Sirio, che regola la piena del Nilo.

Le misurazioni astronomiche si univano al mito e alla religione, poiché nell'antico Egitto non si faceva distinzione tra un medico e un mago, tra un astronomo e un astrologo: tutti erano sacerdoti dediti allo studio dei miti, del cielo e dell'influenza che tutto ciò poteva avere sulla natura e sull'uomo.

«Un libro - rileva l'autore - che chiarisce quale fosse il reale rapporto tra gli egizi e il mondo astronomico, oggi troppo spesso legato al sensazionalismo sul genere della fine del mondo; un libro che mostra la mentalità dinamica dell'uomo egiziano, immerso in una grande spiritualità, ma attento alla praticità dell'esistenza: come aspiriamo spesso noi».

Massimiliano Franci, Astronomia egizia, Edarc Edizioni, 182 pagg. 15 euro.


Foto dei reperti pubblicate per Gentile Concessione del Museo Egizio di Firenze


Notizie correlate

Da Pisa alle piramidi

Fu il padre dell'egittologia italiana. La storia dell'avventurosa spedizione nella terra dei faraoni


Donne nell'antichità

A proposito di pari opportunità


Il museo raccontato

Un invito a visitare i musei di storia naturale. Una guida tra storia e curiosità


Sculture di luce

Fino al 3 novembre una mostra dedicata all'alabastro e alla sua storia


Seduzione d'Oriente

Furono i francesi a ribattezzare così, nel 1800, la raqs shargi, la danza orientale. Che è anche una buona ginnastica