Gli effetti collaterali degli antinfiammatori non vanno sottovalutati. Il parere dell'esperto per un uso corretto

Scritto da Alma Valente |    Febbraio 2008    |    Pag.

Giornalista Nata a Roma.

Dopo la laurea in Filosofia ha insegnato per due anni. Successivamente ha lavorato presso l'Ufficio Stampa della Presidenza dei Gruppi Parlamentari della Camera dei Deputati, collaborando in particolare con Giorgio Napolitano.

Trasferitasi a Firenze, ha iniziato a scrivere l'Informatore, con articoli inerenti la di medicina.

Dal '97 ha cominciato a fare televisione: prima come inviata per la trasmissione Informacoop e poi curando una rubrica dedicata alla salute all'interno di Liberetà (trasmissione dello Spi-CGIL).

fans per la salute
Secondo fonti dell'Aifa
(Agenzia italiana del farmaco) nel 2006 in Italia sono state vendute 140 milioni di confezioni di farmaci antinfiammatori non steroidei. Questo è ciò che risulta tenendo conto solo di quanto prescritto dai medici su ricette del sistema sanitario nazionale. A questo quantitativo, poi, dobbiamo aggiungere almeno altri 30-40 milioni di confezioni di antinfiammatori che sono stati acquistati senza presentazione di ricetta, in quanto appartenenti alla categoria dei farmaci così detti da banco. Cifre da capogiro, e non solo da un punto di vista economico. Si calcola infatti che solo negli Stati Uniti 16 mila persone muoiono ogni anno per complicanze legate all'uso di farmaci antinfiammatori, e che per ogni dollaro speso nell'acquisto di questi farmaci se ne spenda mezzo per riparare i danni provocati dagli effetti collaterali che possono provocare. Un allarme espresso anche dal Congresso dei gastroenterologi clinici, che si è tenuto a Roma nel settembre del 2007 all'Ospedale Nuovo Regina Margherita.

Contro il dolore
Ma cosa vuol dire infiammazione? Per i latini inflammatio significava incendio, cioè un aumento di calore corporeo. Nulla a che vedere con la comune febbre, ma piuttosto con una reazione localizzata ad una parte limitata del corpo. Per parlare di infiammazione, infatti, devono essere presenti anche altri caratteri quali il rossore, il dolore ed un impedimento funzionale, per esempio quello che avviene ad una caviglia quando si sloga.
L'infiammazione è provocata dalla liberazione, in una parte dell'organismo, di particolari sostanze come le prostaglandine o i leucotrieni, la bradichinina ed altre ancora, prodotte in risposta ad uno stimolo quale un trauma, un'infezione o eventi di altra natura, che provocano una sorta di reazione del nostro corpo con la produzione di tutti quei sintomi che abbiamo elencato, di cui il più invalidante e penoso è il dolore. Ed è proprio per combattere quest'ultimo che vengono principalmente usati i farmaci antinfiammatori, che si distinguono in due principali classi: steroidei (il cortisone ed i suoi analoghi) e non steroidei (i così detti farmaci antinfiammatori non steroidei, Fans).
Va da sé che la causa dell'uso appropriato o inappropriato dei Fans è la lotta al dolore. Ma se esistono delle condizioni fastidiose e temporanee - come, ad esempio, mal di denti o eventi traumatici - ben più lungo sarebbe l'elenco delle malattie che provocano dolore in maniera cronica: l'emicrania, la dismenorrea (o mestruazione dolorosa), artrosi e malattie reumatiche, solo per citare i più comuni.
Ed è proprio per venire incontro ai cittadini che possono presentare delle malattie a carattere acuto che il Ministero della Salute ha deciso di mettere tra i prodotti erogabili senza ricetta alcuni tipi di Fans a basso dosaggio per patologie di breve durata, da uno a tre giorni.

Uso e non abuso
«L'uso di Fans per un periodo di tempo così limitato e a dosaggi bassi in genere non è in grado di produrre i temibili danni, soprattutto a livello gastrointestinale, tipici di questa classe di farmaci - afferma il professor Pierangelo Geppetti, professore ordinario di Farmacologia clinica dell'Università di Firenze -. I dosaggi bassi dei Fans da banco danno giovamento durante l'intero arco della giornata, nel caso di dolori lievi o moderati. Ma anche in questi casi è sempre utile chiedere consiglio al farmacista, che deve farsi parte attiva dell'educazione sanitaria dell'utente. Il farmacista avvertirà il paziente dei rischi che, se pur minimi, sono collegati all'uso dei Fans da banco soprattutto nel paziente anziano, se sono assunti in maniera inadeguata, troppo spesso nell'arco della giornata o per periodi di tempo prolungati».
Quando invece il dolore persiste più a lungo, o si ripete con frequenza elevata, la gestione della prescrizione dei Fans deve assolutamente andare in mano al medico di famiglia il quale, attraverso la sua preparazione tecnico-professionale e la conoscenza dell'assistito prenderà tutti quei provvedimenti necessari per far compiere al paziente il doveroso cammino di diagnosi, prognosi e terapia, che è alla base della metodologia di approccio a tutte le malattie.
«È bene comunque ricordare che l'uso prolungato e non controllato di questi farmaci può provocare danni gravi - prosegue il professor Geppetti -, quali ulcere allo stomaco e all'intestino, danni a livello renale e a volte del fegato, solo per citare i più frequenti».
Quindi perché, se si ha una patologia, mettere in atto un comportamento che può generarne una seconda, solo per mancanza di attenzione ad alcune semplici regole dettate dal buon senso? Infine una breve riflessione. Si parla tanto di mancanza di fondi e risorse per far fronte alle esigenze dell'assistenza sanitaria: dati i costi ingenti dell'uso dei Fans, non credete che la lotta all'abuso di questi farmaci potrebbe aiutare la sanità italiana a curarci meglio?



I CONSIGLI DI NONNA BEA
Cavolo, cenere e lana

Passeggiando per la strada ho incontrato una bella signora che, con il suo bel bastoncino, guardava le vetrine sotto casa. Mi sono presentata, le ho chiesto l'età e se voleva aiutarmi a comprendere come curavano i dolori ai suoi tempi. Ecco quello che, molto gentilmente, mi ha risposto Beatrice Ginori, classe 1919. «Quando ero bambina esisteva poco o nulla in fatto di farmaci, però mi ricordo che i miei nonni, quando avevano i dolori alle ossa, usavano alcuni rimedi. Uno era quello di fare delle "spennellature" di tintura di iodio, coprendo poi la parte dolorante con un panno di lana. Un altro metodo che usavano era quello di prendere una foglia grande di cavolo nero, battuta delicatamente per farne uscire il succo e posata sulla parte dolorante, sempre fasciandola con un panno di lana.
Infine mi ricordo anche dell'uso della cenere calda tolta dal camino - all'epoca non esisteva il gas - stacciata per togliere i pezzi di carbone, messa in un panno di cotone e posta sulle articolazioni doloranti. Solo quando ero più grandicella il farmacista preparava delle piccole "ostie", con all'interno una dose di salicilato. Questo era tutto quello che c'era ma, bimba mia, sono arrivata quasi a novant'anni seguendo la regola delle tre A: Amore per me stessa, Amore per gli altri ed Amore per la vita».
Bella lezione nonna Beatrice!