Un menù insolito per il pranzo di Natale. Dall’avocado alla soia…

Scritto da Leonardo Romanelli |    Dicembre 2016    |    Pag. 15

docente e pubblicista. Insegnante all'istituto alberghiero "Buontalenti di Firenze, è sommlier Ais e relatore ai corsi di degustazione di Slow Food. A partire dalla metà degli anni '90, ha iniziato un'intensa attività pubblicistica con una serie di collaborazioni con quotidiani come L'Unità, Corriere di Firenze e Tirreno, e dal '98 è direttore responsabile della rivista Gola Gioconda. Ha preso parte a numerosi programmi televisivi, oltre a condurre due programmi su Canale 10 "Vie del Gusto " e "Di vin parlando". Responsabile toscano della Guida Espresso dei ristoranti e coautore della Guida "Vini d'Italia" di Gambero Rosso e Slow Food Editore.

Pranzo di Natale

Foto F. Giannoni

Pranzo di Natale

Può essere il Natale giorno per esperimenti in cucina? Non sono in molti a voler fare accostamenti arditi nella festa più tradizionale che esista, gastronomicamente parlando. Se per Pasqua sono più facili le digressioni, complice la primavera, il poco amore di molti per la carne di agnello, i raduni familiari meno numerosi, per Natale si celebra un copione già scritto, con i soliti attori nella parte principale.

Largo quindi ai crostini di fegatini, ai tortellini che, insieme al cotechino e allo zampone, sono una tradizione emiliana arrivata fino a noi, al cappone bollito o in umido. È vero che in ogni casa c’è sempre quella pietanza che ricorre, come l’insalata russa, la maionese fatta a mano, la galantina di pollo e chissà cos’altro, ma di regola non si sfugge al percorso abituale.

Magari quest’anno potrebbe essere quello della svolta, quello per convincere i giovani a venire a tavola contenti e non solo per obbligo e rispetto, facendo trovare loro sapori e odori scoperti in uno dei locali di tendenza.


Prima del primo

Immaginiamo un pranzo di Natale che inizia con l’avocado, frutto cremoso e ricco di grassi, sufficientemente maturo, da mangiare con il cucchiaino, condito semplicemente con sale, olio, pepe e senape o arricchito di gamberetti bolliti e conditi con la maionese all’aglio.

Oppure farsi tentare da una delle tartare più conosciute, quella di tonno, ma va bene anche il salmone, accompagnata dal daikon, di colore bianco, un sapore che ricorda il ravanello, tagliato a bastoncini sottili, integrato di sedano e carote, il tutto profumato con lime e menta, insieme ad olio extravergine d’oliva.

Accontentiamo chi non ama il pesce con il mango servito insieme al prosciutto crudo toscano, per una versione invernale del prosciutto e melone. Rischiamo qualcosa di più ardito: fette di ananas grigliate, dopo averle leggermente unte, e servite con del bacon passato in padella finché è croccante.


Primi

Tocca ai primi. Il brodo potrebbe diventare gradito se ingentilito da scorza di limone e fettine di ginger, in una zuppa con protagonista il pollo tagliato a cubetti e rosolato con il porro e lo scalogno, bagnato con il suo brodo, e aggiunta finale di cavolo verza tagliato a listarelle e lasciato croccante. Se poi vengono inseriti i taglierini, lo si potrebbe quasi considerare una versione nostrana del ramen, piatto giapponese originario però della Cina.

Per chi ama la pasta, rivisitiamo le tagliatelle: il classico panna, prosciutto e piselli mantiene i piselli, aggiungendovi però la loro buccia saltata con aglio e prezzemolo; al posto di prosciutto e panna, ecco la pancetta aromatizzata al finocchio e una fonduta di pecorino toscano.


Dopo il primo

Sul secondo potremmo osare a più non posso: come pesce, scampi e gamberi bolliti, in una catalana da completare con frutta tropicale, la papaya, frutti fuori stagione, le fragole, o un’inconsueta insalata di alghe.


E per finire...

Infine, il dolce: se panettoni e pandori li consumiamo a colazione, per il pranzo prepariamo un dolce con la frutta, come un semifreddo al frutto della passione o gli alchechengi tuffati nella cioccolata fusa per accompagnarli al caffè.


Quasi rivoluzionari

Volendo essere davvero alternativi e mescolare completamente le carte, uniamo tradizione e innovazione: che so, un cotechino servito su una fetta di cocomero grigliato, lo zampone proposto con il platano fritto, il cappone usato come ripieno di ravioli cotti al vapore e proposti con la salsa di soia… Ma non sarebbe Natale!

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