Ninna nanna sì, ma al momento giusto. Consigli per far prendere sonno ai bambini ed evitare risvegli!

Scritto da Bruno Santini |    Gennaio 2005    |    Pag.

Attore e giornalista. Attore teatrale (con esperienze al fianco di S. Randone, E. M. Salerno, A. Asti...), cinematografico (in film di Pieraccioni, Monicelli, Panariello, Vanzina...) e televisivo (in fiction come 'La squadra', 'Carabinieri 2", "Vivere", "Questa casa non è un albergo"...). Giornalista dal 1990, è anche speaker ed autore radiofonico. E' il conduttore del programma televisivo "InformaCoop".

Fate la nanna coscine di pollo, la vostra mamma vi cuce un gonnello...

Ninna-nanna ninna-o, questo bimbo a chi lo dò...

Stella stellina la notte si avvicina...

Repertorio ricco e sconfinato quello delle ninne-nanne, ma la scelta giusta non dipende dal motivetto - più o meno accattivante - o dalla felicità di una rima rispetto ad un'altra; è, invece, assolutamente da correlare al momento in cui intonare la nenia... e stando a quanto ci dice il pediatra di famiglia e di consultorio Massimo Generoso «questo non deve mai avvenire negli attimi che precedono il sonno del bambino». Panico generale.
Intere generazioni di genitori sul banco degli imputati s'interrogano sul loro, errato, operato in fatto di puericultura.
Procediamo con ordine, senza allarmismi ma con la convinzione che questa nostra chiacchierata possa essere un buon aiuto per meglio comprendere il sonno di nostro figlio.

Fai la ninna
Innanzi tutto, quanto deve dormire un bambino?
«Le ore di sonno variano in base all'età - ci spiega il nostro intervistato -: un neonato ne dorme 16 al giorno, che poi calano a 13 quando il bambino ha un anno. A tre anni diminuiscono ulteriormente e diventano 12; intorno ai sei anni ne sono sufficienti 9 e mezzo. Ma il problema è rappresentato dai risvegli notturni... anche se noi dobbiamo tener conto che questi sono la regola nel sonno del bambino».
Meno naturale è il risveglio con richiamo! «Alla base di tutto c'è sì, a volte, il temperamento difficile del bambino (come accade più facilmente ai nati prematuramente) o gli stress familiari come una separazione, il cambiamento di casa, la nascita di un fratellino... Ma la cosa fondamentale sono le abitudini errate. Quindi è importantissimo saper addormentare correttamente il proprio bambino, perché dormire bene è un'abitudine. Per prima cosa, è bene lasciare che il bambino si addormenti da solo. Meglio sarebbe se avesse una propria cameretta ed in questa farlo dormire».

Questo suona come il de profundis per il "lettone" che ospita il piccolo tra babbo e mamma. «Assolutamente sì; non fosse anche solo per il fatto di respirare aria viziata - è il perentorio verdetto del pediatra -. E poi, non dondolarlo nella culla, non dargli la mano, non carezzarlo e fargli coccole in generale, altrimenti lui assocerà sempre ognuno di questi atti al dormire e al suo risveglio lo pretenderà».
Ecco quindi la messa al bando della ninna-nanna. «In questa fase sicuramente sì, mentre è importante nel creare il rituale rilassante (come la lettura di una storia, la narrazione di una favola, il bagnetto...): tutto serve per far associare, al bambino, l'andare a dormire ad un momento piacevole. Una volta a letto, salutarlo dolcemente ed uscire dalla stanza lasciandolo addormentare da solo, in modo che al risveglio notturno ritrovi la stessa situazione e non abbia bisogno dell'adulto. Ricorrere, caso mai, agli oggetti sostitutivi (un bambolotto, un orsacchiotto...) che rimangono accanto a lui tutta la notte».

Detto così sembra facile, ma se il bambino non ne vuol sapere e piange? «Ci si avvicina al lettino, lo si rassicura e poi si torna via. L'importante è trasmettere serenità, altrimenti il piccolo è capace di captare la nostra indecisione. Meglio poi se questa fase avviene in un ambiente tranquillo, piacevolmente fresco e al buio, perché se lasciamo una luce accesa assocerà questa a qualcosa di positivo ed il buio a qualcosa di negativo. Il concetto fondamentale - ribadisce il dottor Generoso (che all'argomento ha dedicato anche alcuni capitoli del libro "Puericultura, neonatologia, pediatria con assistenza", edizioni SEI) - è quello di non aiutare il figlio prendendo parte attiva ai suoi tentativi di addormentarsi. Deve farlo con i propri mezzi. Se la possibilità di dormire dipende dalla presenza di un adulto o di qualcosa che dovremo poi sottrargli, la pretenderà ad ogni risveglio. Quanti genitori usano l'allattamento come coadiuvante per far addormentare il bambino: pensano che bere un biberon di latte o di camomilla concili il sonno. Niente di più sbagliato perché, sempre per quel meccanismo già evidenziato, il bambino collegherà il biberon all'addormentarsi. Che succede se il bambino si sveglia (e non sarebbe un'eccezione) 15 volte per notte piangendo? Gli danno da mangiare altrettante volte?».

Alcuni genitori ricorrono ai farmaci: è una soluzione da incoraggiare? «I farmaci sono utili a breve termine... quando smetti di somministrarli il bambino torna a piangere - ci spiega Generoso -. L'uso ragionato del medicinale può in alcuni casi aiutare la famiglia mentre attua nei confronti del bambino un programma di rieducazione ad una corretta abitudine al sonno. In questa fase, se il bambino piange, il genitore torna nella cameretta (anche più volte), non prendendo però il bambino in collo, parlandogli per pochi secondi amorevolmente in modo da rassicurarlo. Con il passare dei giorni, se il pianto continua, si prolunga l'attesa ogni volta di qualche minuto in più. Queste tecniche di rieducazione comportamentale in circa 2/3 dei casi ottengono risultati in una settimana».
Prezioso c'è da credere che sia, in queste circostanze, l'intervento del pediatra. «Molti vengono da noi come "ultima spiaggia"; prima hanno ascoltato i consigli dei nonni, degli amici, del farmacista... E poi il più delle volte sono stimolati a consultarci per un problema che riguarda più loro che il figlio. Per il bambino il risveglio non è traumatizzante; lo è per il babbo e la mamma, che poi non riescono a riprendere sonno e la mattina devono andare a lavorare. Sfilano qua davanti a me con gli occhi cerchiati come fossero zombi... E a loro dico quello che ho appena raccontato a voi».

PER SAPERNE DI PIU'

Eduard Estivill-Silvia De Béjar, Fate la nanna. Il semplice metodo che vi insegna a risolvere per sempre l'insonnia del vostro bambino, edizioni Mandragora, 1999, 118 pag., € 7,00