Dal Burkina Faso ai supermercati Coop

Scritto da Daniel Pescini |    Maggio 1999    |    Pag.

Crescono al sole caldo dei tropici, su circa 30 mila metri quadrati di terre strappate al deserto, grazie all'acqua dei pozzi trivellati con l'aiuto della cooperazione italiana (vedi articolo accanto). Sono i fagiolini del Burkina Faso, messi in vendita da gennaio ad aprile nei supermercati Unicoop Firenze in attesa del prodotto nazionale, quello siciliano, arrivato puntualmente a metà dello scorso mese.
Secondo i test compiuti negli anni passati, e condotti sotto la supervisione di Coop Italia, i fagiolini del Burkina sono risultati migliori di quelli coltivati, con analoghi programmi produttivi, in Egitto, Senegal ed Etiopia. Con questa semplice agricoltura di legumi hanno trovato un lavoro circa 350 persone e se la produzione continuerà ad aumentare nel giro di due o tre anni i posti di lavoro raddoppieranno.
"Iniziammo i primi test in Burkina tre anni fa e ci accorgemmo subito dell'indubbia qualità di questi fagiolini, di cui abbiamo importato in Italia circa 300 tonnellate - dice Marco Benelli, compratore di Coop Italia -. Stiamo conducendo altri test produttivi con i fagioli cannellini, i fagioli borlotti e i fagiolini serpente e i primi riscontri sono positivi. Quando facciamo queste prove inviamo in Burkina 5-6 scatole di semi e sperimentiamo la produzione in piccoli appezzamenti. Una volta ottenuto il prodotto verifichiamo che le sue caratteristiche soddisfino le nostre esigenze di qualità. Solo in questo caso avviamo un programma di coltivazione intensiva. In Burkina abbiamo adottato questo metodo, e oggi i fagiolini che vi vengono prodotti hanno tutte le caratteristiche che si richiedono ad un prodotto biologico, poiché crescono su terre vergini e senza l'uso di fertilizzanti chimici".
Per arrivare dal centro Africa in Italia i fagiolini impiegano mezza giornata. Al mattino vengono raccolti e imballati, a mezzogiorno partono sui cargo aerei e la sera sono a Marsiglia, in Francia, da dove vengono trasportati ai magazzini di Firenze, Poggio a Caiano, Perugia, Grosseto e Frosinone. Ma l'obiettivo è quello di farli arrivare all'aeroporto di Pisa, in modo da sveltire ulteriormente tutte le operazioni.