Scritto da Silvia Silvestri |    Aprile 2003    |    Pag.

Pittrice Ha da sempre associato la sua professione alla ricerca della storia toscana. Attenta ricercatrice della tradizione, a cui si ispira principalmente nelle sue opere pittoriche, essa scrive diffusamente di quegli elementi di curiosità storica di cui è ricchissimo quello che è definito "il giardino d'Italia", la Toscana.

Excalibur toscana
Chi non conosce re Artù, il leggendario re della Britannia? Chi non sa che per aver strappato dalla viva roccia la spada Excalibur ebbe il diritto al trono della Britannia?
Artù nacque verso la fine del V secolo, quando gli Anglosassoni avanzavano, e ne troviamo già tracce nella letteratura celtica del VI secolo. Ma se re Artù e la sua famosa spada Excalibur sono ormai famosi in tutto il mondo, pochi sanno che in Toscana, nel 1180, sul colle di Monte Siepi vicino a Chiusdino (Siena), Galgano Guidotti, un cavaliere di 32 anni "huomo feroce e lascivo a mmodo che sono e' giovani, implicato nelle cose mondane e terrene" (secondo il codice chigiano della Biblioteca Vaticana), stanco delle guerre da lui combattute, conficcò la sua spada nella viva roccia in cima al colle e da quel momento visse una vita da monaco eremita diventando santo nel 1185.
La spada nella roccia è ancora oggi visibile nella piccola chiesa circolare costruita proprio intorno alla spada e sovrastante la grande Abbazia cistercense - oggi a cielo aperto - saccheggiata alla fine del '300 dalla compagnia di ventura dell'Hawkwood.
È storia reale? È un falso medievale? Forse non lo sapremo mai.
Di certo sappiamo che la prima crociata, voluta da Papa Urbano II e guidata dal duca della Bassa Lorena Goffredo da Buglione e dai suoi alleati Provenzali, passò nel 1096 proprio da quelle parti sulla via Cassia, soprattutto le truppe francesi di Ugo di Vermandois. A quell'epoca tutti, incluse quelle truppe, conoscevano bene la leggendaria storia di re Artù e della famosa spada Excalibur e per i cavalieri della crociata che "Deus lo vult" il raccontarla era un fatto prestigioso per l'onore del cavalierato.
Nel giro di pochi anni l'eremo acquistò un'enorme importanza, diventando troppo piccolo sia per i monaci sia per i moltissimi fedeli che vi affluivano. Sul pianoro sottostante, perciò, tra il 1224 e il 1228, fu costruita la grande chiesa, lunga 72 metri e larga 21, in stile gotico cistercense, con accanto il monastero. Tra il XIII e il XIV secolo l'abbazia godette di grande potenza e di splendore, poi iniziò la decadenza. Già a metà del '500 i monaci che vi risiedevano erano solo cinque e a metà del secolo successivo ne era rimasto solo uno. La struttura restò in completo abbandono fino a che, nel 1786, crollò il campanile, travolgendo anche parte del tetto. Il luogo diventò cava di pietre e di colonne per la costruzione delle abitazioni della zona, poi, all'inizio del XX secolo, opere di manutenzione e di restauro l'hanno resa come la possiamo ammirare ancora oggi.
Forse nessuno saprà mai dirci come avvenne il miracoloso evento per Galgano Guidotti, ma sta di fatto che quella spada nella roccia è ancora lì, nella chiesetta di Monte Siepi, a ricordare il santo cavaliere.