Il Parco archeologico di Montereggi

Scritto da Riccardo Gatteschi |    Ottobre 2011    |    Pag.

giornalista e scrittore. Ha iniziato nel 1968 come cronista a Nazione Sera. Ha collaborato, nel corso dei decenni, a molti quotidiani, periodici, riviste. Ha pubblicato il primo libro nel 1971: "Toscana in festa". Sono seguiti alcuni volumi scritti a quattro mani con l'amico Piero Pieroni: "Vento del Nord, vento del Sud" (1972), "Indiani maledetti Indiani" (1973), "Ad ovest della legge" (1975), "Pirati all'arrembaggio" (1977). Ha curato alcune voci delle enciclopedie "Toscana, paese per paese" (1980) e "Costumi e tradizioni popolari" (1995). In anni più recenti ha pubblicato: "Con la croce o con la spada" (1990), "Baccio da Montelupo" (1995), "Donne di Toscana" (1996), Raffaello da Montelupo" (1998), "Feste per un anno" (2000), "Diavoli, santi e bonagente" (2002), "Un uomo contro" (2003). Ha tre passioni confessabili: viaggiare, conoscere la Toscana, guidare la motocicletta. Collabora all'Informatore dell'Unicoop dal 1995.

(Foto di R. Gatteschi)

Mano a mano che nuovi tasselli riemergono dal sottosuolo di Montereggi, nel comune di Capraia e Limite, l'affascinante mosaico della presenza etrusca a nord dell'Arno si sta delineando con sempre maggior chiarezza. Sulla base dei più recenti ritrovamenti è stato possibile stabilire con un buon margine di attendibilità che sul modesto colle che costituisce una delle ultime propaggini meridionali del Montalbano, sorgeva una parte di quell'insediamento umano che doveva digradare lungo la pendice fino a raggiungere e lambire la riva destra dell'Arno.
Dal momento che da questo punto il fiume, dopo la strettissima gola della Golfolina, iniziava ad essere facilmente navigabile fino al mare, si è ipotizzato che proprio qui fosse il punto di sbarco delle merci provenienti dal Mediterraneo (e lo testimonia il ritrovamento di numerose anfore di svariati modelli e forme), che poi proseguivano per le varie località dell'entroterra toscano. Ma non è tutto.
Le recenti scoperte archeologiche nella vicina Gonfienti, fanno pensare ad una via di comunicazione che da Montereggi, attraverso la stessa Gonfienti, poi Pistoia e un passo appenninico, giungesse fino al settentrionale insediamento etrusco di Marzabotto.


Che comunque Montereggi avesse assunto, intorno al IV - III secolo a.C. un'importanza non secondaria nella rete abitativa della società etrusca, lo testimoniano due recenti ritrovamenti che definirli sensazionali può apparire francamente riduttivo.
Il primo è costituito da un piccolo altorilievo in terracotta che dimostra senza alcun dubbio la notevole abilità artistica raggiunta in quell'epoca. L'opera raffigura un volto femminile eseguito con estrema accuratezza e realismo. La lastra fittile, di 36 centimetri di altezza per 32 di larghezza, è stata rinvenuta sul fondo di una cisterna, all'interno del perimetro di quella che doveva essere una abitazione signorile; e il fatto che sia stata ritrovata sopra un letto di ciottoli ben levigati e con la parte in rilievo rivolta verso l'alto, fa pensare che sia stata deposta a scopo rituale, come a impetrare la divinità a mantenere la salubrità delle acque. Il volto è quello di una donna nella sua prima maturità; è circondato e arricchito da tralci floreali e gioielli, mentre sulla testa doveva probabilmente avere un diadema o un serto, un attributo che purtroppo, nei suoi due millenni e mezzo di vita, è andato perduto.


Esiste anche l'ipotesi che il prezioso altorilievo
fosse solo la parte di un ben più grande fregio che poteva impreziosire, sul modello del Frontone di Talamone, la facciata di un tempio che verosimilmente si ergeva nella parte sommitale della collina. L'opera è attualmente esposta in una sala del Museo della Ceramica di Montelupo.
L'altra notevole scoperta avvenuta in maniera fortuita nel 2000 è l'ormai famosa Tomba dell'uovo. A poche centinaia di metri in linea d'aria dall'acropoli di Montereggi, è affiorato un tumulo del diametro di 25 metri del quale è rimasta purtroppo soltanto la base. La particolarità che rende questa tomba unica nel suo genere è l'enorme monolite in pietra di forma ovoidale che presidia l'ingresso. Com'è noto, nella cultura etrusca l'uovo simboleggia la rinascita e dunque non è casuale la sua presenza in quella che potrebbe essere - le ricerche sono tuttora in corso - la necropoli dell'abitato di Montereggi. Se si tratta dell'unico esempio finora conosciuto presente nel territorio etrusco, è da sottolineare il fatto che quasi tutte le tombe della necropoli di Marzabotto, in territorio emiliano, hanno come simbolo un uovo, forse a ulteriore dimostrazione dei forti legami, non solo commerciali ma anche culturali, fra il territorio del medio Valdarno e il più settentrionale insediamento etrusco.


Per saperne di più:
Museo della ceramica di Montelupo - Tel. 057151352

Il libro
Segreti dell'arte


Ogni pagina è ricca di storie, aneddoti, leggende su artisti, noti e meno noti, e le loro opere. Scritto col tono garbato ed amichevole di cui è capace Riccardo Gatteschi, scrittore, giornalista e apprezzato collaboratore da lunga data dell'"Informatore", il libro L'arte in mutande - Capricci e misteri d'arte e d'artisti procede per temi.


I segreti dei soprannomi che sono stati affibbiati in ogni epoca; oppure gli esempi di artisti precoci e di quelli che scoprirono l'arte in età senile; o il compenso che riuscivano ad ottenere con la loro attività. Insomma un libro che si legge tutto d'un fiato, alla scoperta dei lati più umani di grandi e meno grandi protagonisti dell'arte italiana dei secoli passati.

Riccardo Gatteschi, L'arte in mutande, Cult Editore, pagg. 120, euro 12