Scritto da Laura D'Ettole |    Maggio 2003    |    Pag.

Giornalista. Specializzata in argomenti di carattere socioeconomico, dal 1997 al 2015 ha collaborato anche con l'ufficio stampa di Unicoop Firenze. Ha lavorato per il settimanale economico ToscanAffari, Il Sole 24Ore Centro Nord e il Corriere Fiorentino.
La sua carriera come giornalista è iniziata nell'89 sulle pagine del Sole 24 Ore, ed ha al suo attivo numerose collaborazioni con quotidiani ed emittenti televisive, per le quali ha realizzato trasmissioni di carattere divulgativo legate ai Centri per l'impiego, su temi come la formazione e l'orientamento professionale.
Laureata in filosofia, ha un lungo percorso come ricercatrice nel campo della sociologia applicata, che l'ha portata nel '92 a collaborare per quattro anni al progetto Unicef "Il bambino urbano".

Etruschi al super
Di loro si sa che usavano condire le insalate
solo con il sale: "insalate", appunto. Poi sulla tavola degli Etruschi arriverà il vino, e con lui l'aceto naturalmente, che funzionerà da condimento esattamente come ai tempi nostri. La seconda tappa del Viaggio alle origini dal gusto - l'iniziativa che Coop lancia in tutti i supermercati alla ricerca delle radici della cucina italiana dall'8 al 21 maggio, e che ha ricevuto un primo importante riconoscimento ottenendo il patrocinio del ministero delle Politiche agricole e forestali - si colloca più o meno nei nostri territori. Riportandoci indietro fino al IX secolo a.C alla riscoperta degli Etruschi, questa affascinante civiltà preromana che ha influenzato profondamente Toscana e Lazio. Il progetto, nato in collaborazione con Slow food e con il supporto editoriale di De Agostini, ripercorre la storia della cultura del cibo attraverso dieci Cd rom, il secondo dei quali è interamente dedicato agli Etruschi. Accanto a questa presenza "virtuale" ci sarà una promozione che riguarderà olio, vino, cereali, pecorini: per ricordarci che queste presenze ormai scontate sulle nostre tavole sono in realtà il prodotto di un cammino secolare. Fatto di movimenti di popoli, scambi culturali, rapporti commerciali, usanze che si tramandano al di là del tempo.

Origine
L'origine degli Etruschi è ancora avvolta nel mistero. Gli storici hanno cominciato ad accapigliarsi sull'argomento già dal primo secolo a. C. Cominciò Dionisio di Alicarnasso, in un trattato in venti libri dal titolo Antichità romane, e ancora oggi non si sono messi d'accordo. Erano popoli indigeni o navigatori venuti dal mare? Provenivano dalla Sardegna o dall'Asia Minore? Le fonti letterarie antiche dicono che fossero arditi condottieri, spesso figli di re. Ma quale che fosse la loro origine, è certo che gli Etruschi qui posero le radici per uno straordinario sviluppo culturale basato sullo sfruttamento delle risorse del territorio. Agli Etruschi si deve la precoce diffusione della viticoltura nel centro Italia. Ed è sempre a loro che si deve, più tardi, la coltivazione dei primi olivi. Le tecniche per fare il vino e l'olio furono insegnate ai Romani dagli Etruschi (oltre che dai Greci), così come certi raffinati sistemi di irrigazione e di coltivazione dei campi.

Cibi
Sappiamo che uno dei piatti forti degli Etruschi era la polenta di farro, e che i legumi erano molto presenti nella loro dieta. Fave, ceci, lenticchie, piselli, fagioli - interi o ridotti in farina - mescolati al farro, al frumento, all'orzo, al miglio: questi erano gli ingredienti base delle zuppe e delle minestre, che rappresentano in certo modo l'identità alimentare di quel popolo. E quell'olio per cui gli Etruschi possono andare giustamente fieri? Si sa che appare abbastanza tardi sulla loro tavola (e anche su quella dei Romani). Si diffonde a partire dal II secolo a.C. ma rimane un prodotto di lusso, accessibile a pochi. I contadini continueranno ad utilizzare soprattutto altri grassi come il lardo e lo strutto. E a condire le insalate con il sale e nient'altro.
E il vino? Di sicuro sappiamo che è stato una delle loro "invenzioni" più gradite ai Romani.

Il vino e le donne
C'è un alone di mistero che ancora oggi aleggia sulla vita di questo popolo, ma le testimonianze su certi loro usi e costumi ci hanno raggiunto per certe polemiche di fonte romana. Ad esempio si sa che la donna etrusca poteva addirittura bere del vino. Cosa rigorosamente proibita alla donna latina, che doveva essere lanifica et domiseda, cioè seduta in casa a filare la lana, e su cui, nelle età più antiche, il pater familias (il capofamiglia) aveva il diritto di morte qualora fosse stata sorpresa a bere del vino. La notevole libertà di cui godeva la donna etrusca era considerata scandalosa dai Romani, che non esitarono a bollare questa eguaglianza come indice di licenziosità e scarsa moralità da parte delle donne etrusche: addirittura dire "etrusca" era sinonimo di "prostituta". Ella poteva partecipare ai banchetti conviviali, sdraiata sulla stessa kline (letto) del suo uomo, o assistere ai giochi sportivi ed agli spettacoli. Si trattava di una condizione sociale veramente unica nel panorama del mondo mediterraneo. Destinata più o meno a sparire con il popolo etrusco: nel I secolo a.C., quando fu loro concessa la civitas, la cittadinanza romana. Dopo nove secoli di esistenza, come aveva previsto una loro profezia divenuta poi celebre.