In aumento tra adulti e bambini. In arrivo le nuove etichette: obbligatorio indicare gli allergeni

di Roberto La Pira

Etichette salva allergie
Ogni giorno arrivano al numero verde Coop
almeno tre telefonate di consumatori con problemi di allergie o intolleranze alimentari. Una quota significativa di telefonate riguarda le persone celiache, che non possono mangiare alimenti contenenti glutine. I consumatori pongono interrogativi e chiedono delucidazioni su prodotti e ingredienti. L'altro aspetto saliente della vicenda è che negli ultimi tre anni le chiamate su questi temi sono aumentate in modo esponenziale sino a quintuplicare.
«Il problema ha assunto dimensioni ragguardevoli in tutti i paesi europei - spiega Claudio Ortolani, coordinatore del Dipartimento allergologico milanese, una struttura pubblica che studia i dati epidemiologici sulle allergie in Lombardia -: secondo le stime ufficiali l'8% dei bambini di età inferiore ai 3 anni presenta qualche problema di allergia alimentare, mentre per gli adulti la quota oscilla dall'1 al 2%».

Nonostante la rilevanza dei numeri, per approvare la normativa che cerca di tutelare questi cittadini l'Unione europea ha impiegato oltre cinque anni e gli ostacoli non sono stati tutti superati. La direttiva 2003/89/CE entrerà così in vigore il 25 novembre prossimo, con novità interessanti sia per chi soffre di intolleranze e allergie alimentari, sia per i consumatori abituati a leggere le etichette a caccia di segreti.
«I pochi misteri che alcuni attribuiscono alle etichette verranno completamente risolti - spiega Dario Dongo, autore del libro Etichette e pubblicità, principi e regole, pubblicato da Edagricole e legale di Federalimentare, l'associazione che raccoglie le industrie del settore -. Sarà obbligatorio indicare tutte le sostanze che il legislatore europeo considera allergeni e i loro derivati. L'elenco si rende necessario sia quando tali sostanze sono utilizzate deliberatamente come ingredienti, sia quando si trovano come residui nel prodotto, trascinate da altri ingredienti o da additivi, aromi, coadiuvanti tecnologici. La lista degli allergeni diventa così estremamente ampia, e richiede perciò particolare attenzione da parte degli operatori».

Dopo il varo della legge non sarà più possibile nascondere le sostanze allergizzanti (avviene adesso dietro il paravento di ingredienti complessi), ma diventerà obbligatorio citarle sempre e comunque. L'etichetta dovrà indicare tutte le sostanze allergeniche utilizzate, e i consumatori potranno così individuare con maggiore facilità i prodotti adatti alla loro dieta.
La situazione per le persone che soffrono di allergie sembrerebbe volgere al meglio, anche se diventa fondamentale prestare molta attenzione alle diciture ed è quasi una necessità interpretare le etichette. Ma c'è un particolare che desta qualche perplessità.

Alcune aziende, anziché verificare l'assenza di sostanze allergeniche nelle materie prime e strutturare le linee in modo da evitare contaminazioni indirette durante la lavorazione, cercano di aggirare il problema.
Basta aggiungere sull'etichetta una frase del tipo "Può contenere tracce di uova, soia, arachidi...", oppure, "Prodotto in uno stabilimento dove si lavorano glutine, sesamo, latte...", per evitare di effettuare controlli sulle materie prime e sulle linee di produzione, scaricando così il problema sull'acquirente. È vero che la presenza di queste diciture rappresenta un limite, perché le famiglie con una persona allergica non compreranno il prodotto, ma è altrettanto vero che il sistema semplifica la vita aziendale.
«Il rischio è reale - precisa Marcia Podestà, presidente dell'associazione Food Allergy Italia, Associazione italiana allergie alimentari -. Se oggi è difficile individuare cibi sicuri senza allergeni, e bisogna fidarsi delle etichette incomplete, nei prossimi mesi il numero delle aziende tentate di utilizzare la scritta "Può contenere..." per adempiere alla norma di legge potrà aumentare. La dicitura deve essere utilizzata invece come ultima spiaggia, incentivando la comunicazione tra l'industria e il consumatore allergico, che ha il diritto di poter comprare cibi al supermercato. L'industria alimentare deve essere incoraggiata e deve capire che il numero di persone allergiche è in continuo aumento».

Secondo gli esperti questa scelta di comodo risulta in contrasto con la normativa sulla sicurezza alimentare, che prevede l'obbligo di individuare i punti critici all'interno di un ciclo produttivo e di risolvere eventuali problemi di contaminazione.
«Alcune aziende ritengono questi controlli troppo onerosi e per risparmiare sui costi accampano motivazioni pretestuose, come l'assenza di limiti - precisa Ortolani -, ma non è vero. In commercio esistono kit di analisi validi e abbastanza veloci, mentre i limiti sono correlati alla sensibilità del metodo».
Di diverso avviso è Dario Dongo, secondo cui «la dicitura "Può contenere tracce di..." sarà utilizzata, in prevalenza, da aziende artigiane e imprese medio-piccole, dove non è sempre possibile moltiplicare e/o separare le linee di produzione e dove un accurato autocontrollo non può escludere rischi di contaminazione incrociata tra una linea di produzione e l'altra».
«La legge costituisce un grosso passo in avanti - continua Ortolani - perché le allergie alimentari sono destinate ad aumentare. Una delle cause di questo incremento è da ricercare nell'introduzione di nuovi alimenti considerati allergizzanti e la continua esposizione a questi cibi, che a lungo andare provoca forme di intolleranza più o meno gravi nei soggetti predisposti».

PRODOTTI A MARCHIO
L'impegno di Coop

Fin dal 2001 Coop sta lavorando sul tema delle allergie alimentari, sia sul fronte tecnico-scientifico, sia sul versante della corretta informazione dei consumatori.

Nel 2003 è stata avviata l'indicazione in etichetta delle sostanze allergeniche sui prodotti a marchio Coop, in anticipo rispetto all'entrata in vigore della legge; sono state inoltre iniziate verifiche su fornitori di prodotti a marchio: è stata predisposta una Linea Guida per i fornitori che devono applicarla all'interno degli stabilimenti dove si realizzano i prodotti Coop; in questo documento sono affrontati tutti gli aspetti da tenere in considerazione per la prevenzione del rischio allergeni. In particolare viene chiesta attenzione per prevenire le contaminazioni fra una produzione contenente allergeni ed un'altra che non li prevede nella ricetta. La risposta alle esigenze dei consumatori allergici non può essere rappresentata da un utilizzo generalizzato in etichetta di diciture ambigue, del tipo "può contenere tracce di..." o similari, in quanto queste affermazioni scaricano sul consumatore tutte le responsabilità, limitandolo fortemente nella scelta. Coop ritiene invece doveroso applicare un sistema di gestione del rischio che riduca il più possibile le contaminazioni e riservi tali diciture solo a limitati casi effettivamente non risolvibili.

Coop ha inoltre deciso recentemente di introdurre una linea di prodotti a marchio destinata ai celiaci.

Lista degli allergeni e prodotti derivati che dovranno essere riportati sull'etichetta dal 25 novembre 2005

•Cereali contenenti glutine
• Crostacei
• Uova
• Pesci
• Arachidi
• Soia
• Latte e lattosio
• Frutta con guscio
• Semi di sesamo
• Sedano
• Senape
• Anidride solforosa e solfiti a concentrazioni superiori a 10 mg/kg o a 10 mg/l espressi come SO2