Dopo le buste, anche le etichette del reparto ortofrutta diventano biodegradabili e compostabili

Scritto da Sara Barbanera |    Aprile 2018    |    Pag. 15

Laureata in Scienze della comunicazione presso l'Università La Sapienza di Roma nel 2001, nel 2016 consegue la laurea in Sviluppo Economico e Cooperazione Internazionale presso l'Università degli studi di Firenze.

È giornalista dal 2001, dopo la collaborazione con la cronaca umbra del Messaggero e con altri periodici locali.

Dal 2004 lavora in Unicoop Firenze dove, per 5 anni, ha svolto attività in vari punti di vendita, con un percorso di formazione da addetta casse a capo reparto servizio al cliente. Dal 2009 al 2011 ha coordinato le sezioni soci Coop di Firenze.

Dal giugno 2011 è direttore responsabile dell'Informatore Unicoop Firenze, responsabile della trasmissione Informacoop e della comunicazione digitale presso gli spazi soci Coop.

Foto F. Giannoni

Consumo sostenibile

Fatto il sacchetto, bisogna fare le etichette. Sì, perché dopo la bufera scatenata dalla legge (123/2017) che obbliga all’uso di sacchetti biodegradabili e compostabili con un costo per il consumatore, la domanda è sorta spontanea: sono altrettanto biodegradabili e adatti a finire nella raccolta dell’umido carta, colla e inchiostro dell’etichetta normalmente attaccata sulla busta, con peso, prezzo e data di acquisto? Se i consumatori più attenti all’ambiente hanno risolto attaccandole su un foglio a parte o sui manici, Unicoop Firenze ha risposto introducendo nel reparto ortofrutta etichette realizzate in materiali certificati compostabili. Sebbene la legge non indichi un obbligo esplicito per le etichette (norma UNI N 13432 del 2002), la novità è stata sperimentata all’inizio dell’anno in alcuni punti vendita e via via estesa all’intera rete, compatibilmente con i tempi di smaltimento delle scorte delle vecchie etichette. «Si tratta di etichette in polpa di cellulosa senza legno, termiche, impresse cioè direttamente dalla stampante senza l’utilizzo di inchiostro e con adesivo acrilico biodegradabile e compostabile - spiega Rosella Rocchi, responsabile Ufficio Qualità Unicoop Firenze -. La compostabilità è garantita dalla certificazione “Ok Compost” rilasciata da AIB-VinÇotte International, l’ente internazionale accreditato che appone il logo e assegna un numero di “licenza” al prodotto riconosciuto come idoneo allo smaltimento come materiale organico».

I requisiti

Quali sono le caratteristiche perché un materiale sia compostabile? E cosa significa biodegradabile? A risponderci è di nuovo Rosella Rocchi: «Un materiale organico è compostabile quando, con un processo di degradazione batterica, può diventare compost, un prodotto paragonabile a terriccio, ricco di sostanze organiche e adoperabile come fertilizzante. In concreto, compostabile significa biodegradabile, frammentabile in parti inferiori ai 2 millimetri, non tossico per l’ambiente e privo di metalli pesanti oltre i limiti di legge. I nostri shopper e le nuove etichette richiedono al massimo tre mesi per la frammentazione e sei mesi per la degradazione, con una tossicità pari allo zero e nessuna impronta negativa lasciata nell’ambiente». Quella delle etichette è un’ulteriore tappa nell’impegno di Unicoop Firenze sul tema della riduzione della plastica: in anticipo sulla normativa, nel 2009 la cooperativa ha introdotto i sacchetti biodegradabili al posto degli shopper tradizionali. Nel 2012 il Mater-Bi è stato sperimentato anche per i sacchetti dell’ortofrutta che, dal 2014, sono utilizzati in tutta la rete. Oltre alle etichette, il 2018 segna anche l’avvio del progetto “Arcipelago pulito” al quale Unicoop Firenze devolverà parte della somma ricavata dal centesimo che soci e clienti pagano per le buste dell’ortofrutta. La sperimentazione nel Parco Nazionale dell’Arcipelago toscano è appena cominciata e fra sei mesi avremo già un primo bilancio sulla quantità di plastica restituita dal mare durante la pesca con reti a strascico e consegnata in porto dalle imbarcazioni coinvolte nel progetto.


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