Certificazione Sa 8000 per Coop Italia

Scritto da Anna Somenzi |    Marzo 1999    |    Pag.

Giornalista. Nata a Cremona, cresciuta a Bologna della quale ha assorbito, e goduto, l'emilianità. E' diventata giornalista professionista "da grande", ma lavora nell'editoria da molto tempo in giornali aziendali del movimento cooperativo, prima Comma di Conad e poi Consumatori di Coop. Si occupa soprattutto di prodotti e produzioni, consumi e consumatori. Da qualche anno, sempre per Coop, lavora anche come coordinatrice editoriale per la collana dei Quaderni dei consumatori dell'Editrice Consumatori.

Eticamente corretto
Dopo le Iso 9000 che verificano il sistema di qualità e le Iso 14000 per il rispetto dell'ambiente, ecco le Sa 8000: standard internazionali che verificano e misurano il grado etico e la responsabilità sociale dell'azienda. La comunità internazionale, attraverso il Cepaa (il Council for economic priorities accreditation agency, l'organismo internazionale che rilascia gli accreditamenti), ha messo a punto un modello che si basa sull'applicazione delle convenzioni dell'organizzazione internazionale del lavoro, la Dichiarazione dei diritti umani e la Carta dei diritti del fanciullo. Gli standard prevedono requisiti relativi alla sicurezza e alla salubrità dell'ambiente di lavoro, controllano l'assenza di discriminazioni di qualsiasi tipo, stigmatizzano le pratiche coercitive, stabiliscono un orario di lavoro massimo di 48 ore settimanali, verificano che gli stipendi e i salari siano nel rispetto delle leggi vigenti.
Coop Italia, il consorzio nazionale che cura gli acquisti per le Coop di consumatori, si è sottoposta a questa certificazione per rendere trasparente il proprio impegno sul piano del rispetto dei diritti umani e dei lavoratori.
Parlare di responsabilità sociale di Coop Italia, all'interno dell'azienda, può sembrare scontato, ma sono 220 i fornitori diretti e alcune migliaia quelli indiretti, i fornitori dei fornitori, che in qualche modo vengono in contatto con Coop Italia e che verranno coinvolti, seppure gradatamente, nel processo di responsabilità sociale.
I fornitori di Coop Italia operano all'interno di una rete internazionale e i processi di produzione si snodano nel mercato mondiale, spesso intessendo rapporti commerciali con i paesi del Terzo Mondo. Il codice di responsabilità sociale aiuta Coop Italia a sviluppare uno "stile commerciale", che sia economicamente valido e allo stesso tempo socialmente responsabile. Lo sforzo è quello di migliorare la qualità della vita dei lavoratori, specialmente delle categorie più deboli, e assicurare che sempre più fornitori aderiscano alle condizioni previste dal codice. La partecipazione al programma e la risposta positiva a tutte le condizioni diventeranno progressivamente obbligatorie per i fornitori dei prodotti a marchio Coop e Prodotti con Amore. Ma Coop si propone di privilegiare i rapporti commerciali con quei fornitori che scelgono di partecipare al programma di responsabilità sociale, anche per tutti gli altri prodotti in vendita. L'obiettivo infatti è quello di stimolare un processo a catena di adeguamento da parte di fornitori e sub-fornitori che ne influenzi il comportamento, ne accresca la qualità etica e sociale e contribuisca a diffondere un atteggiamento corretto.
Coop Italia è convinta che fra i propri compiti non ci sia solo quello di fornire ai soci i prodotti e i servizi più convenienti, salubri e sicuri, ma che ci debba essere anche l'impegno di rispondere ai bisogni di correttezza, di solidarietà e di mutualità che nascono tra i cittadini per migliorare la coscienza etica e sociale. Non è solo negli ultimi tempi che l'attenzione pubblica è stata richiamata sulle condizioni di lavoro in alcuni settori della produzione, che vedono bambini costretti al lavoro per molte ore al giorno, che discriminano le donne piuttosto che gli uomini: ogni rapporto di mercato può invece essere ispirato a principi di trasparenza, equità ed efficienza.
E' in questo senso che diventa importante e possibile promuovere un mercato che difenda il potere d'acquisto dei cittadini, la loro salute, il loro diritto a compiere scelte di consumo consapevoli e coerenti con la propria visione della vita. E l'attenzione va rivolta specialmente alle produzioni e alle situazioni più a rischio, che si trovano spesso nei paesi del Terzo Mondo ma non solo, come la cronaca anche italiana ha dimostrato.